A fare le spese dello scandalo Trevi, dopo il servizio delle Iene, è stato il comandante del I Gruppo Cesarino Caioni. Eppure, proprio lui, da tempo segnalava al Campidoglio il problema della «pesca» nella fontana, che vede come principale protagonista D'Artagnan. Caioni scrisse al Campidoglio spiegando di non avere i mezzi giuridici per intervenire e suggeriva di affidare la proprietà del denaro al Comune, affinché potesse essere accusato del reato di furto, e non solo sanzionato per essere entrato nella fontana, l'eventuale «ladro» di monetine. Intanto il nuovo comandante Stefano Napoli, è pronto a dare battaglia a chiunque si avvicini alla fontana. Il caso Trevi era una bomba ad orologeria. Lo sapevano tutti, a cominciare dal sindaco Gianni Alemanno. Lo sapeva il comandante del Corpo Angelo Giuliani, che ha guidato per anni il I Gruppo. E lo sapeva il comandante Caioni, defenestrato ieri, ufficialmente, perché qualcuno doveva pagare per l'«inerzia» degli agenti Giannini, Gismondi e Bacchetta. Questi ultimi due, matricole, sono state sospese e rischiano il licenziamento. Il 25 maggio 2010 Cesarino Cafoni, scrive: «Questa U.O. prosegue nel servizio di vigilanza di Fontana di Trevi. Si sono però riscontrate difficoltà di intervento nei confronti di chi viene sorpreso a prelevare le monete dalla fontana, primo fra tutti Roberto Cercelletta, meglio noto come D'Artagnan, il quale è stato più volte nel corso degli anni denunciato a piede libero e tratto in arresto». Arresti mai convalidati. Il denaro lanciato in acqua dai turisti, fino a pochi giorni fa - quando finalmente la Giunta ha approvato la delibera che ne rende il Comune proprietario -, non era di nessuno. Cercelletta Co potevano "rubarlo" a piacimento. L'ultima prova di forza dei vigili risale al 2010. È sempre Caioni a scrivere: «In data 22 marzo u.s. ha avuto luogo l'ultimo arresto, con ipotesi di reato di furto aggravato, arresto non convalidato dall'Autorità Giudiziaria, che ha ritenuto di dover dichiarare il "non luogo a procedere" nei confronti di Cercelletta». L'sos di Caioni è indirizzato ad Angelo Giuliani e per conoscenza all'ufficio di Segreteria del sindaco; al dottor Gianluca Scarnicci, presso il Gabinetto del sindaco; al delegato del sindaco per il Centro storico Dino Gasperini (oggi assessore alla Cultura ma ancora delegato al Centro storico); al delegato del sindaco per la sicurezza Giorgio Ciardi; al Sovrintendente ai Beni Culturali e Archeologici Umberto Broccoli. Tutti sapevano che i vigili avevano le mani legate, tanto che è lo stesso Caioni, il silurato, a suggerire di «modificare la delibera di giunta 212006, per stabilire che le monete, una volta immesse nella fontana, diventino di proprietà del Comune... e l'apposizione di idonei cartelli da concordare con la competente sovrintendenza». E ancora: «nella situazione attuale - precisa il comandante del I Gruppo - non si è in grado di contestare il reato di furto, così come non si può procedere all'applicazione dell'articolo 733 del c.p. (danneggiamento del patrimonio storico monumentale) in quanto l'ingresso nella fontana e la raccolta delle monete non provocano danni di evidente rilevazione» e quindi, morale della favola, a D'Artagnan i vigili non potevano far altro che una contravvenzione, la numero 585. Come hanno fatto all'alba del 14 marzo scorso, quando lo show di Cercelletta viene registrato dal servizio della Iena Filippo Roma, che scopre l'acqua calda ma fa ribollire la bile di Alemanno e mette Giuliani in una situazione imbarazzante. Il primo scontro tra lui e il sindaco si ha per la sorte dei due vigili urbani, rei di non aver difeso il giornalista delle iene dalle minacce e dalle aggressioni dei fratelli Walter e Roberto Cercelletta. Le telecamere della Sala Sistema Roma parlano chiaro: quando la Iena viene gettata nella fontana i vigili sono di spalle. Gli stessi, nel secondo verbale redatto alle 12:30 di quel giorno, spiegano di essersi «più volte interposti tra Cercelletta e la Iena per paura che questi venisse colpita dalla scopa agitata da D'Artagnan». I vigili, inoltre, nel verbale registrano lo spintone di Walter Cercelletta che fa volare in acqua Roma. Gli agenti hanno fatto tutto ciò che era in loro potere. Anche Caioni. Alemanno voleva una testa per salvare la faccia. Giuliani gliel'ha consegnata. L'affaire monetine: Cercelletta la iena picchiata e la Municipale L'affaire monetine a Fontana di Trevi nasce il 13 marzo scorso, quando la iena Filippo Roma registra le immagine della «pesca» dei soldi in acqua da parte di Roberto Cercelletta, detto D'Artagnan, davanti agli occhi dei vigili (quei soldi sono destinati ai bisognosi della Caritas, che dalla raccolta riceve circa 600 mila euro l'anno). Il video, che mostra anche le botte della gang di Cercelletta al giornalista, va in onda mercoledì scorso. Scoppia il caso. Il comandante della municipale, Angelo Giuliani, indice una conferenza stampa la mattina seguente, si scusa per il mancato intervento a difesa della iena e precisa: «Con i ladri di monetine nessuna collusione». Per un attimo, infatti, qualcuno aveva creduto che gli agenti fossero d'accordo con D'Artagnan. I fatti, però, dimostrerebbero che così non è. Ma perché i vigili lasciavano Cercelletta in acqua mentre si appropriava dei soldi lanciati dai turisti? Perché quelle monete erano di nessuno e di tutti. L'uomo, che tutti i lunedì dal 1968 si recava alla Fontana per fare il pieno, poteva essere sanzionato dai vigili solo per essere entrato in acqua. Motivo per cui ha collezionato almeno 583 multe, mai pagate. Ma al grande pubblico televisivo era ormai giunta un'immagine opaca del corpo municipale. Così a farne le spese è stato il comandante del I Gruppo Cesarino Caioni, sostituito da Stefano Napoli. E non è l'unica novità: grazie a un'ordinanza del Campidoglio i soldi gettati nella Fontana d'ora in poi saranno del Comune e prenderli costituirà reato di furto.