Da bambini, durante le sfide a calcio in cortile o al campetto, c'era sempre uno che minacciava la sospensione della partita. Non appena si presentava un episodio che a lui non andava a genio, faceva cenno di andarsene. A turno, uno di noi lo riportava senza troppa fatica alla ragione. Quel bambino, o ragazzo, era puntualmente il più brocco, spesso il più antipatico e nessuno lo voleva in squadra. Alla fine però non c'era scampo: doveva giocare a tutti i costi. Era il proprietario del pallone. Questo fattore puramente commerciale, dovuto a un vago e minuscolo privilegio di famiglia, gli dava un potere inaudito. Lo rendeva indiscutibile e intoccabile. Solo lui possedeva il pallone di cuoio numero cinque, quello ufficiale, da serie A, dai costi spropositati per l'epoca. E pur di giocare con quel pallone, identico a quello calciato da Rivera e Mazzola, eravamo tutti pronti al sacrificio. Che sarebbe stato anche sopportabile, non fosse che a ogni minimo accenno di discussione (nessuno mai che volesse fare l'arbitro e che, soprattutto, ne avesse l'autorità) lui prendeva il pallone fra le mani e incominciava a frignare. Era pronto a dimettersi dal gioco, una minaccia continua. Quei ragazzini, oggi diventati grandi, continuano ad andare in giro senza dimenticare mai a casa il loro pallone di cuoio numero cinque. Continuano a minacciare di continuo le dimissioni. Ma non lo fanno mai. E il potere italiano attuale. Uomini che governano, amministrano, curano padiglioni della Biennale d'arte. Come ogni italiano di potere di quest'epoca, sono affetti dal virus della «minaccite», che appartiene allo stesso ceppo della «dimissionite». Due virus apparentemente innocui, che lasciano come conseguenza solo il rimpiguimento del conto in banca. Roba italiana, insomma. Noi, capaci di fare i bambini petulanti ogni volta che serve. E in questo paese, lo abbiamo visto, serve eccome. La minaccite garantisce risultati inequivocabili e non porta mai, o quasi mai, alla dimissionite. Che straordinario paese, l'Italia. Riusciamo a cambiare significati delle parole con uno schiocco di dita. Assumiamo atteggiamenti che altrove ci garantirebbero la perdita di ogni credibilità e qui, invece, diventano sinonimi di potenza, di fascino, di carisma. L'unica certezza è che si tratta di virus solo per le élite. Chi il potere non ce lo avrà mai, ne è immune. Bella consolazione, no?