Gli spazi per gli «stranieri» erano già pronti 14 mesi fa. Da allora è accaduto poco Marino e Baldini: «È tutta colpa degli impianti». Il direttore Natali rassegnato Il commento più salace lo pronuncia un dipendente del Polo Museale fiorentino: «Il cantiere dei Nuovi Uffizi? È la Salerno-Reggio Calabria dei beni culturali». Il riferimento è alla lentezza dei lavori, al senso di nausea che provoca l'altissima torre metallica (alias «macchina di cantiere») che campeggia nel piazzale degli Uffizi ormai da cinque anni e non si sa ancora per quanto tempo resterà lì. Dopo la «prima» fiorentina del neo-ministro della cultura, Giancarlo Galan, che ha presenziato all'esordio di «Aida» al maggio Musicale fiorentino, molti guardano a lui nella speranza che possa ridare speranza a un'accelerazione e alla conclusione dei lavori. Lo stesso Galan ha detto che nel giro di 1520 giorni tornerà a Firenze per occuparsi proprio dei Nuovi Uffizi di cui si è detto «mediamente preoccupato». E fa di molto bene, perché qui, nonostante i sorrisi e le risposte evasive, i lavori non vanno avanti e, per di più, la città non viene minimamente informata di quel che accade nel cantiere. L'ultima conferenza stampa ufficiale della direzione dei lavori risale al 5 giugno 2007 quando venne presentato l'allora sito web dei lavori. Poi più niente, black out informativo pressoché totale, se si escludono informazioni «catturate» qua e là da giornalisti cui sta a cuore la vicenda. La «spia» dell'ormai cronica lentezza dei lavori è la consegna delle sale dei cosiddetti «stranieri» al piano nobile degli Uffizi. È la zona nord del braccio di Ponente, alle spalle della Loggia dei Lanzi. La visitammo il 25 febbraio 2010 con l'allora commissario delegato Elisabetta Fabbri. Le 8 sale erano pressoché complete e sull'ampia parete della sala più grande c'erano le tinte di diverse tonalità d'azzurro per la «prova colore». La consegna delle sale, ultimate, al Polo Museale fiorentino allora era prevista per la metà di giugno 2010. Da allora sono trascorsi ben 14 mesi e quelle sale ancora non sono state consegnate. Una vergogna. Anche perché in ballo ci sono soldi pubblici, evidentemente spesi con troppa leggerezza, Perché se così non fosse quelle sale oggi sarebbero già parte integrante del percorso museale, invece sembra fantascienza. Partendo da questa situazione di fatto, abbiamo intervistato personaggi in qualche modo «connessi» alla vicenda. La soprintendente Alessandra Marino (stazione appaltante) ha detto che i ritardi sono dovuti a problemi di natura impiantistica: «È una situazione complessa - ha detto - ma prima dell'estate le sale saranno consegnate, cioè dopo l'inaugurazione della mostra su vasari (che apre il 12 giugno, ndr). Tutto è dovuto a questioni tecniche d'integrazione d'impianti». Della serie: dire tutto per non dire niente. Laura Baldini Giusti, direttrice dei lavori da più di un anno, ha provato ad esser più chiara: «Stiamo aspettando la fornitura di alcune apparecchiature specifiche che, una volta a posto, ci permetteranno di montare i controsoffitti. Entro la fine del primo semestre di quest'anno le sale saranno consegnate al Polo. Intanto questa settimana consegniamo 7 sale, 4 a Levante e 3 a Ponente, utili per la mostra su Vasari». Nonostante la buona volontà della direttrice del cantiere, non si capiscono i perché degli ulteriori 14 mesi di ritardo. E mentre dai responsabili delle ditte otteniamo solo dei generici «va tutto bene» oppure «rivolgetevi ai soprintendenti», il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, lascia trasparire un velo di rassegnazione: «Mi perito a chiedere notizie - ha detto - perché so che quando le sale saranno finite ce le consegneranno. Da parte mia posso solo dire che dal momento che potrò contare su di esse, avrò bisogno di un mese per allestirle». Tra le tante voci raccolte c'è anche quella di chi definisce «ridicola» la situazione dei Nuovi Uffizi, pur preferendo rimanere nell'anonimato. «Stiamo facendo una figuraccia da un punto di vista architettonico e funzionale, perché una volta consegnate e allestite le nuove sale, non c'è uscita, cioè il pubblico dovrà scendere per andare a visitarle e poi risalire al 2 piano per continuare il percorso. Senza contare il percorso di guerra che dovranno affrontare i portatori di handicap. E tutto ciò avviene mentre continuano a circolare voci di cedimenti strutturali e di grossi grattacapi da un punto di vista delle regole antisismiche. Non ci sono prove di questo quindi inutile allarmarsi, però che là sotto il terreno è alluvionale, cedevole, si sa da sempre. E certo non aiuta il fatto che non ci sono comunicazioni ufficiali». Ora, con l'arrivo di Galan, speriamo che il vento cambi.