Nel 2009 - esattamente ad agosto - debuttava ai Beni culturali la direzione per la valorizzazione, al cui comando il premier Berlusconi ha voluto un manager, Mario Resca, con un passato da super-dirigente di Mc Donald's. Nel 2010 davanti a musei e siti archeologici si sono messi in fila oltre 37 milion di visitatori. Quasi cinque in più dell'anno prima. Anche merito suo, dottor Resca? Ci siamo prefissi un piano triennale che puntava a far aumentare i visitatori del 3 nel 2010, del 5 nel 2011 e del 10 nel 2012. Per tradurre in pratica quel programma abbiamo fatto alcune campagne pubblicitarie anche provocatorie. Il tutto con pochi soldi: poco più di 1,4 milioni, Iva compresa. Eppoi in alcune occasioni abbiamo allungato gli orari di visita e messo in piedi eventi promozionali, come gli ingressi gratuiti nei musei alla Festa della donna e a San Valentino. Ho anche ricevuto una diffida da Confculture (l'associazione dei gestori dei servizi aggiuntivi, biglietterie comprese; ndr) per le troppe promozioni. Si sono lamentati dei mancati introiti. Ma non è vero niente. Basta considerare che nel 2010 le biglietterie hanno incassato oltre 7 milioni in più rispetto all'anno prima e le librerie hanno aumentato del 16 le presenze. Alla fine il saldo per i concessionari è stato ampiamente positivo. Si tratta di regole che chi come me viene dal settore dei servizi, conosce perfettamente. E abbiamo puntato anche sui nuovi strumenti informatici, da twitter a youtube a Facebook. In questo modo abbiamo portato i giovani nei musei. Senza i crolli a Pompei, i risultati sarebbero stati ancora più lusinghieri? Non c'è dubbio. Eppoi in Italia manca ancora la cultura dell'accoglienza. Il primo maggio c'erano diversi musei chiusi. Dobbiamo capire che il turismo è un'asse portante dell'economia. Non vedo nuovi posti lavoro nelle fabbriche. Fortunati se riusciremo a mantenere quelli che ci sono. Dobbiamo, dunque, puntare sul nostro grande patrimonio culturale, renderlo fruibile. Ma per farlo - come ha ricordato anche il ministro Galan - abbiamo bisogno di ulteriori competenze da affiancare agli storici dell'arte e ai soprintendenti che tutto il mondo ci invidia. La mia ambizione è di portare gli standard dell'offerta e dell'accoglienza dei nostri siti culturali ai livelli di quelli stranieri. I servizi nei musei, però, sono ingessati da tempo e si aspettano nuove gare. Le stiamo mettendo a punto. Le stazioni appaltanti, ovvero i poli museali e le direzioni regionali, stanno scrivendo i capitolati. E noi abbiamo creato un help desk che li aiuta, perché sono richieste competenze che uno storico dell'arte e un archeologo non possono avere. L'obiettivo è di selezionare concessionari bravi, che investano e siano più ambiziosi che nel passato. Che instaurino con lo Stato un rapporto proattivo e non lo vedano come qualcosa da spremere. lo, dal canto mio, mi ritengo un civil servant. Non sono un uomo di partito, ma di impresa. Civil servant che però continua a mantenere incarichi privati. Questo mi è consentito. Non sono certo qui per fare carriera, ho un impegno di tre anni che svolgo a tempo pieno e che mi toglie qualsiasi spazio per ogni altra attività. Ma è comunque nel Cda della Mondadori. E dove sta il conflitto di interesse? Nel fatto che Electa Mondadori partecipa alle gare per i servizi nei musei. Ma le gare non le faccio io. La mia direzione si è limitata a elaborare le linee guida. E non sono certo dentro le commissioni giudicanti. Eppoi, io la Mondadori in una posizione dominante l'ho trovata. La verità è che ho rotto le scatole a chi qui dentro ha situazioni privilegiate. Sono per la libera impresa e non per rendite parassitarie. Per esempio, il fatto di aver indetto gare per concessioni scadute ormai da tre anni ha fatto preoccupare molti. Nessun concessionario vuole andar via, anche quelli che non pagano gli affitti da dieci anni. C'è, però, anche chi è preoccupato dell'invadenza di Ales, la vostra Spa che può sostituirsi ai privati. Quando sono arrivato Ales era abbandonata. Ora opererà in quelle situazioni che i concessionari non vogliono perché poco o nulla redditizie.
Mario Resca Musei in ripresa con promozioni e orari flessibili Risultati positivi ma all'Itaiia manca ancora una cultura dell'accoglienza
Nel 2009, il premier Berlusconi ha nominato Mario Resca alla direzione dei Beni culturali, con l'obiettivo di aumentare i visitatori dei musei e siti archeologici. Nel 2010, si sono verificati oltre 37 milioni di visitatori, con un aumento del 5% rispetto all'anno precedente. Resca ha implementato un piano triennale per aumentare i visitatori del 3% nel 2010, del 5% nel 2011 e del 10% nel 2012. Ha anche lanciato campagne pubblicitarie e eventi promozionali, come gli ingressi gratuiti nei musei alla Festa della donna e a San Valentino. Tuttavia, la Confculture ha ricevuto una diffida per le promozioni eccessive.
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