Il dipinto, nella Chiesa di Santo Stefano accanto alla Normale, aggredito da umidità e muffe L'appello: servono 70 mila euro per il restauro della pala, alta 4 metri Le infiltrazioni d'acqua dal tetto, sopra la navata destra guardando l'altare maggiore della chiesa degli antichi cavalieri, da tempo lavorano subdole e oscure. L'umidità ha scavato l'intonaco, deteriorato le mura e, come un serpente maligno, è strisciata sopra uno dei tesori della chiesa. La Lapidazione di Santo Stefano, una pala in legno alta quattro metri e larga quasi tre dipinta da Giorgio Vasari, è stata azzannata e il «veleno» delle muffe e delle infiltrazioni d'acqua l'ha danneggiata seriamente. «Se non si mette in sicurezza al più presto questo capolavoro rischia di essere deturpato irrimediabilmente», denuncia monsignor Aldo Armani, da 25 anni rettore della Chiesa di Santo Stefano, il monumento cinquecentesco progettato da Giorgio Vasari, in Piazza dei Cavalieri a Pisa, accanto alla Scuola Normale Superiore. La Lapidazione non è solo un capolavoro ma un simbolo che il Vasari volle lasciare in quella chiesa voluta da Cosimo I de' Medici per l'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, fondato dal granduca anche per combattere la pirateria turca del Mediterraneo. L'opera nasconde una curiosità storico-artistica e forse anche un po' esoterica. Il Santo Stefano ritratto nel momento del martirio non è lo Stefano papa di inizio del terzo secolo che fu decapitato, bensì lo Stefano protomartire lapidato subito dopo la crocifissione di Gesù e citato negli Atti degli apostoli. Probabilmente il Vasari volle in questo modo unire idealmente i due beati che portano il nome dell'ordine cavalleresco. Vasari progettò l'intera Piazza dei Cavalieri oggi considerata una delle più affascinanti agorà nel mondo e decorò la facciata dell'edificio che oggi è la Normale. Nella chiesa, oltre a dipinti di estremo valore (tra questi una Natività del Bronzino), sono conservati stendardi dell'impero ottomano conquistati anche nella Battaglia di Lepanto e persino i frammenti di un'imbarcazione finemente lavorati da un esperto ebanista. Le infiltrazioni d'acqua per ora hanno attaccato solo una parte della navata destra, Quanto basta però per danneggiare l'opera del Vasari e il problema si è aggravato proprio nei primi mesi del 2011, anno in cui si festeggiano i 500 anni della nascita del grande pittore, storico e progettista rinascimentale. Dopo l'appello di monsignor Armani, anche lui cavaliere di Santo Stefano, la sovrintendenza ha deciso di far partire un primo intervento per mettere in sicurezza la pala Ieri mattina i tecnici di una ditta specializzata, tra le migliori al mondo, hanno avvolto il capolavori del Vasari in una carta speciale e installato una piattaforma «Presto l'opera sarà staccata dalla parete e posizionata in un altro ambiente della chiesa al sicuro dall'umidità», conferma Alba Macripò, responsabile del patrimonio artistico e storico di Pisa. La Lapidazione però non è ancora salva. Il dipinto ha bisogno di urgenti interventi di restauro per un costo che difficilmente sarà inferiore a 70 mila euro. Soldi, di questi tempi, quasi introvabili da ministero e sovrintendenza. «Lanciamo un appello per cercare finanziatori annuncia don Armani sperando che un dipinto così straordinario e pieno di significati non vada perduto nell'anno vasariano. Abbiamo fatto domande alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa che già era intervenuta in passato sperando però che si facciano avanti anche altri mecenati». Interessati all'evolversi della vicenda ci sono anche loro, i cavalieri di Santo Stefano. Un ordine nato a Firenze per volere di Cosimo I (il figlio di Giovanni dalle bande nere) al quale potevano accedere i nobili e poi sciolto nel 1859 dal laico Bettino Ricasoli quando il capoluogo toscana divenne momentaneamente capitale d'Italia «Adesso è un ordine dinastico familiare spiega monsignor Armani gestito dalla famiglia Asburgo-Lorena. Il granduca Sigismondo, l'ultimo erede, viene spesso a Pisa e ogni seconda domenica di novembre nella chiesa si celebra una funzione alla quale partecipano i cavalieri di Santo Stefano, insieme ad altri ordini, come quello di Malta, di San Giorgio e del Santo Sepolcro». Anche la sovrintendenza chiede un intervento dei privati per salvare il capolavoro. «Noi possiamo affrontare le spese di rimozione del dipinto per la sua messa in sicurezza spiega Macripò ben vengano interventi di privati locali e nazionali». Nell'anno vasariano 70 mila euro si possono trovare per salvare un capolavoro. E magari avviare un'opera di risanamento della chiesa per eliminare le infiltrazioni di acqua. Cinque secoli molto tormentati Quest'anno ricorre il 500esimo anniversario della nascita di Giorgio Vasari (Arezzo, 1511- Firenze, 1574 nel tondo): pittore, architetto, scrittore d'arte. Un anniversario di celebrazioni ma anche tormentato per le (tuttora incerte) sorti dell'Archivio Vasari
Pisa. Vasari, in pericolo la Lapidazione
La Chiesa di Santo Stefano a Pisa, accanto alla Scuola Normale Superiore, è stata colpita da infiltrazioni d'acqua che hanno danneggiato la pala "Lapidazione di Santo Stefano" di Giorgio Vasari. Il dipinto, alto 4 metri, è stato danneggiato dalle muffe e dalle infiltrazioni d'acqua, che hanno scavato l'intonaco e deteriorato le mura. Il problema è aggravato nel 2011, anno del 500esimo anniversario della nascita di Vasari. La sovrintendenza ha deciso di far partire un intervento per mettere in sicurezza la pala, avvolgendola in una carta speciale e installando una piattaforma.
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