A breve la decisione della Corte dei conti. Le questioni sollevate riguardano esponenti della sovrintendenza capitolina L'intricata vicenda amministrativa che ha investito la costruzione dell'Ara Pacis è al giro di boa.La Corte dei conti tra meno di un mese si pronuncerà su eventuali illeciti amministrati vi che hanno investito 5 anni fa eminenti personalità della sovrintendenza capitolina alle Belle arti. Nell'atto di citazione, discusso in ultima istanza due giorni fa e in mano al viceprocuratore generale della magistratura contabile Maurizio Zappatori, fu chiesta la condanna dei presunti responsabili per una cifra di 4 milioni e 600 mila euro. Una sorta di risarcimento per spese definite superflue. Ogni indagato, a seconda della propria competenza, non avrebbe adottato comportamenti "conformi alla legge" man mano che le operazioni di scavo nelle aree circostanti il polo museale portavano alla luce reperti di pregio, quali le strutture murarie pertinenti alla banchina del Tevere a ridosso del Mausoleo di Augusto. Quei ritrovamenti, secondo l'accusa, non furono preservati con la dovuta accortezza. I convenuti dinanzi alla procura della Corte dei conti (l'architetto Maurizio Cagnoni dirigente dell'Ufficio Città storica, il professore Adriano La Regina sovrintendente ai Beni archeologici, il professore Eugenio La Rocca sovrintendente ai Beni culturali, l'architetto Gennaro Farina, e l'allora assessore alle Politiche del territorio Domenico Cecchini) non si erano preoccupati al momento della demolizione del vecchio manufatto in modo rigoroso, consentendo l'allestimento di un ponteggio che avrebbe potuto creare problemi alle fondazioni del monumento e ai reperti sottoterra. Interrogativi che hanno fatto alzare il tono al consigliere regionale di An, Fabio Rampelli. «Il comune in merito alla concessione di zone monumentali non trova pace. Non a caso - ha asserito - il cantiere dell'Ara Pacis fu affidato dall'ex sindaco Rutelli ad un architetto, Richard Meier, che altro non fece se non demolire la teca di Morpurgo. Il progetto passò come una sorta di regalia del Meier, ma è ora di accorciare i tempi della contesa, per vederci chiaro». Nell'ultimo dibattimento la difesa ha spiegato le modalità con le quali si è proceduto per affermare i lavori di ripristino. Anche se, per il procuratore, non sarebbero ancora troppo chiare le modalità con cui i responsabili abbiano maggiorato la spesa per un milionee 700 mila euro da versare all'Ati che stava effettuando gli scavi. L'associazione temporanea d'imprese poco dopo fu liquidata e pagata per tale sospensione con altrettanti 2 milione e 900 mila euro.