La ricostruzione storica elaborata dagli esperti provinciali Ecco il testo delle tavole esplicative che l'Archivio storico della Provincia, in base all'accordo con l'allora ministro Bondi, aveva approntato per storicizzare gli ossari bellici sul proprio territorio. «Nel 1931 il regime fascista decise di procedere allo smantellamento di molti cimiteri militari sorti in modo provvisorio lungo i fronti della prima guerra mondiale (1915-1918) e che si trovavano spesso in uno stato di semiabbandono. Attraverso il Commissariato per le onoranze ai caduti in guerra, diede inizio alla costruzione di grandi ossari nei territori delle 17 province che erano state zona di guerra: da Sondrio a occidente, sino a Zara a oriente, passando per Bolzano, Trento, Venezia, Trieste, e così via. Al loro interno furono traslati complessivamente i resti di decine di migliaia di soldati. La realizzazione architettonica dei sacrari si ispirò quasi sempre al monumentalismo celebrativo con un'impronta stilistica e simbolica romaneggiante tipica di molte opere del regime. Gli obiettivi del fascismo erano di monopolizzare la memoria e la celebrazione della Grande guerra, di affermare la piena continuità tra esperienza bellica e fascismo e di promuovere una «pedagogia della guerra» attraverso l'esaltazione dei soldati caduti per la patria. In un'opera di strumentale falsificazione del passato, il regime presentava i fanti caduti sui campi di battaglia quasi come precursori degli «ideali» fascisti. Nelle nuove province passate al Regno d'Italia proprio a seguito della guerra, gli ossari avrebbero dovuto svolgere anche il ruolo di mute e imponenti sentinelle poste ai «sacri confini della patria». In provincia di Bolzano, che solo marginalmente era stata teatro di guerra, furono eretti tre ossari, collocati significativamente in prossimità dei tre principali valichi di confine: a Burgusio (1939) a Ovest, a Colle Isarco (1937) a Nord e a San Candido (1939) a Est. Tutti sono opera dell'architetto Giovanni Greppi (1884-1960) e dello scultore Giannino Castiglioni (1884-1971). Le salme che vi furono traslate provenivano da diversi cimiteri militari, talvolta anche assai lontani dagli stessi ossari. Sebbene dedicati alla memoria dei caduti italiani, gli ossari ospitano anche salme di soldati dell'esercito austro-ungarico. Oggi questi monumenti sono luoghi della memoria, nonché occasione per riflettere sulla strumentalizzazione della guerra a fini politici e propagandistici da parte del regime fascista».
Alto Adige. Strumentali falsificazioni del passato
Nel 1931, il regime fascista decise di smantellare molti cimiteri militari della prima guerra mondiale e di costruire grandi ossari nei territori delle 17 province che erano state zone di guerra. Gli ossari furono costruiti per trasferire i resti di decine di migliaia di soldati e per celebrare la memoria dei caduti. La realizzazione architettonica fu caratterizzata dal monumentalismo celebrativo e dalla simbolica romaneggiante. Gli obiettivi del fascismo erano di monopolizzare la memoria e la celebrazione della guerra, di affermare la continuità tra esperienza bellica e fascismo e di promuovere una pedagogia della guerra.
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