Ai molti che in Italia si chiedono a cosa servano le provincie, oggi la Provincia di Firenze fornisce una risposta davvero spiazzante: a cercare le ossa della Gioconda. L'operazione appare sconcertante da molti punti di vista. Innanzitutto, l'interesse culturale dell'eventuale ritrovamento delle osse della modella di Leonardo appare prossimo allo zero. La figura storica e l'opera di Leonardo sono già occultate dagli improbabili 'musei' delle macchine, dalla pioggia continua di attribuzioni ridicole, dalle più inverosimili leggende metropolitane sulle abitudini sessuali o sulle convinzioni religiose dell'artista, e soprattutto dalla diuturna produzione di programmi televisivi semidemenziali. Una monumentale massa di paccottiglia pseudo-culturale che paradossalmente finisce col sottrarre al grande pubblico la possibilità di conoscere davvero quell'artista gigantesco che fu Leonardo. E un ente pubblico tutto dovrebbe fare tranne che cercare pubblicità saltando su questo carrozzone profondamente diseducativo. In secondo luogo, la Provincia avrebbe dovuto valutare bene le credenziali del 'Comitato per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali'. Contrariamente a quanto il nome potrebbe far credere, non si tratta di un organismo ministeriale, ma di un'associazione privata dedita al «marketing del nostro patrimonio culturale» (così recita il sito web) presieduta da Silvano Vinceti, un pubblicista (già presidente degli 'Ambientalisti liberali' confluiti in Forza Italia nel 2008) che negli scorsi mesi ha annunciato al mondo di aver scoperto che la Gioconda non ritrae una donna, ma l'amante omosessuale di Leonardo. Ora c'è da scommettere che il Comitato dichiarerà di aver trovato Monna Lisa, proprio come ha sostenuto di aver ritrovato le ossa di Caravaggio a Porto Ercole, in un'altra operazione a dir poco dubbia. E c'è da sperare che prima di coprirsi di ridicolo la Provincia chieda, almeno a quel punto, una verifica da parte di un comitato accademico terzo e davvero autorevole. Ormai la storia dell'arte dovrebbe dotarsi di una sorta di CICAP (il comitato di scienziati italiani che controlla le affermazioni sul paranormale) che tenti di proteggere l'opinione pubblica dalle bufale quotidiane che tendono a trasformare questo campo del sapere in un grottesco luna park della cultura. Più modestamente, basterebbe che tutti (e perfino l'amministrazione provinciale fiorentina) capissero che i cittadini non hanno scritto "giocondo" sulla fronte. Tomaso Montanari