Biennale arte. Il critico curerà fino alla fine il Padiglione Italia VENEZIA - «Resto, me lo ha chiesto Berlusconi». Biennale, il Padiglione Italia è salvo. A tre giorni dalla presentazione ufficiale a Roma, Vittorio Sgarbi rompe gli indugi e annuncia: non mi dimetto. Anzi, ritiro le dimissioni. «Ho incontrato Silvio Berlusconi che mi ha garantito il suo diretto impegno per il reperimento dei fondi e per consentire l'accoglienza a tutti gli artisti invitati alla Biennale d'arte - dice Sgarbi - quella del Presidente del consiglio finora è l'unica garanzia che ho ricevuto. Non ho notizie né dalla Sovrintendente ad interim del Polo Museale Giovanna Damiani, né dal Ministro della cultura Giancarlo Galan». Tre giorni fa Sgarbi aveva detto che si sarebbe dimesso se non veniva rinominato sovrintendente dal ministro della cultura Giancarlo Galan o se non aveva garanzie sugli spazi. Il problema non sono le aree dentro i Giardini, ma gli spazi dentro la Ca' D'Oro, le Gallerie dell'Accademia, Palazzo Grimani, Palazzo Marcello, chiesti alla sovrintendenza e finora negati. Li avrà? «Un'amministrazione seria lavora per atti non a parole - ha detto a distanza e sibillino ieri Galan, presente a Eraclea per la campagna elettorale io la mia decisione sulla questione l'ho già presa». Per il momento, dunque, sembra che l'unica apertura alle richieste del critico, arrivi dai fondi, garantiti dal premier. «A questo punto cercheremo nuovi spazi in città, per affittarli - dice Sgarbi - e se non verrà trovata un'altra soluzione arriveranno le opere e le lasceremo imballate ad imperitura memoria di un Paese che non funziona, potremmo addirittura farne galleggiare qualcuna nella laguna, per lanciare un segnale». Gli artisti da ospitare sono settecento secondo un conto approssimativo dello stesso curatore e il Padiglione Italia, spazio su cui la Biennale ha investito 1,2 milioni di euro, con 3.140 metri quadri interni e 1.700 metri quadri nel Giardino delle Vergini, non basta. «L'euforia di Baratta vale per il Padiglione della Biennale - dice Sgarbi - sì, d'accordo, quello c'è ma non basta. Ci staranno al massimo 200 opere su 700. La realtà è che nessuno ha mantenuto la parola, dall'ex ministro Sandro Bondi, al presidente della Biennale Paolo Baratta, al nuovo ministro Galan. Possiamo fare tutti i ragionamenti possibili ma gli spazi non ci sono, questo è il dato di fatto. Mancano due settimane e niente è certo». Niente, tranne una cosa soltanto. Dovesse anche saltare la possibilità di affittare altri immobili a Venezia, lui, (dopo il colloquio con il premier) per l'allestimento del Padiglione Italia, resterà. «Rimarrò, sì, rimarrò. Cosa devo fare? - dice - metterò le opere che ci staranno. Le altre le lascerò lì, imballate in un angolo così le vedranno tutti». Il resto lo dirà a Roma, giovedì, alla presentazione del Padiglione Italia. Evento a cui non è ancora chiaro chi (e se) parteciperà in rappresentanza del ministero ai beni culturali.