Lo hanno trovato i tecnici di Ingegneria che comparivano in «Report» Domani i primi dati sulla stabilità di Asinelli e Garisenda I primi risultati sullo stato di salute delle Due Torri verranno svelati domani sera durante il convegno «La città fragile», alle 20 nella Sacrestia di San Giacomo Maggiore, in via Zamboni 15. Dati al momento non allarmanti, ma siamo solo all'inizio, frutto del sistema di monitoraggio realizzato attraverso l'applicazione di 50 sensori su entrambe le torri. Oltre all'analisi di questo sistema, nel corso della serata si darà conto anche del ritrovamento di un pozzo, di probabili origini medievali, posto alla base delle Due Torri. Un pozzo sconosciuto anche in Comune, ma del quale si parla in antichi documenti storici. Pozzo scoperto in seguito a uno studio sulla circolazione delle acque sottostanti alle torri ed esattamente durante le riprese effettuate dalla troupe di Report e conseguente diverbio (dentro e fuori onda) col giornalista della Gabanelli e col professor Cervellati, presente sul posto. Ebbene, ecco svelato l'arcano: in quel frangente stava «emergendo» il pozzo, nascosto sotto un tombino di pietra che si trova alle spalle delle Due Torri. L'ispezione è avvenuta calando una telecamera subacquea che dopo 5,5 metri ha incontrato la prima superficie d'acqua, limpidissima, come pulitissimo appare il suo fondo, a 10 metri. Il fusto del pozzo, del diametro di un metro, è visibile ad occhio nudo. Gli esperti devono ancora capire, insieme naturalmente alla Soprintendenza, se è di origine medievale o successivo. La prima ipotesi sarebbe suffragata dalle pareti immerse nell'acqua, tutte in pietra mattoni e cocci, mentre la prima parte, nei 3,5 metri iniziali, è intonacata e quindi più vicina a noi (ma quanto non si sa). La sua presenza pare non incida affatto sulla stabilità delle Torri, così come la presenza di canali sotterranei non incide sull'abbassamento del terreno intorno alla Garisenda (che si abbassa di 2 mm ogni io anni). Nel convegno organizzato dal Centro Studi Ghirarducci e da Italia nostra, il cui tema centrale è la conservazione del patrimonio cittadino, a partire dalle Due Torri, interverranno nell'ordine il professor Tomaso Trombetti, docente di Tecniche delle Costruzioni e afferente del Dicam (cioé del Dipartimento di Ingegneria che, grazie al finanziamento della Fondazione del Monte, interpreterà i dati dei sensori installati dalla Tecnoin di Napoli su progetto dello Studio Ceccoli e Associati, consegnando un report semestrale al Comune), il professor Boschi e la dottoressa Arianna Pesci dell'Igv, che illustreranno la morfologia delle torri dopo l'esame col Laser scanner, e l'ingegnere Gilberto Dallavalle dello Studio Ceccoli. La novità, di una settimana fa, è che il sistema di sensori (6 tipi diversi) funziona ed è affidabile. Ogni 15 minuti arrivano dati sensibili (per ora solo 7 giorni di rilevazioni: fra un anno se ne saprà di più) sull'inclinazione delle torri, la distanza fra di loro (tramite puntatori laser), le eventuali lesioni, deformazioni, punti critici e fessure, rielaborati in un database. «Per ora possiamo dire che le Torri hanno un loro ciclo giornaliero, ben definito dal caldo e dal freddo», spiega l'ingegner Trombetti, «abbiamo rilevato microscillazioni di centesimo di grado, non preoccupanti e non legate alle fondazioni: i materiali scaldandosi si allungano e raffreddandosi si accorciano, con conseguente inclinazione». Comprendere il comportamento strutturale e lo stato di conservazione dei materiali è fondamentale. La torre di San Marco a Venezia crollò a causa degli angoli rovinati che minarono la base. Anche l'Asinelli presenta diverse ferite sugli spigoli (rattoppate negli anni), a causa dei fulmini (poi «catturati» dall'antenna del '700). Altra cosa sono le vibrazioni, «che necessiterebbero un controllo 24 ore su 24», costosissimo. «Di certo l'allarme lanciato dal professor Boschi è da tenere in considerazione: per le torri lo stress da traffico è indubbio, se non ci fosse sarebbe meglio, certo. Le cinture poste sulla Garisenda sono fondamentali e forse ne avrebbe bisogno anche l'Asinelli. Ma, per dire, sono molto più forti le sollecitazioni dovute alle raffiche di vento rispetto a quelle degli autobus», dice Trombetti. L'osservazione costante è dunque necessaria. Ne avrebbe bisogno anche la torre di San Giacomo, così come il portico dei Servi e altri monumenti. Sarebbe forse utile anche istituire un comitato scientifico multidisciplinare, come è stato fatto per il Duomo di Modena. I dati sulle Due Torri, sulla cui cima ci sono ora due web-cam, si potranno vedere su un sito web, forse anche con le analisi degli specialisti che stanno cercando di informatizzare tutti gli studi (e le notizie) realizzati in questi anni e nel passato.