La cultura senza più fondi. L'istituzione costretta a tagliare altre due ore di servizi al pubblico Una raccolta di firme a sostegno I numeri non danno molta fiducia, ma la speranza è l'ultima a morire. Parliamo della Fondazione Querini Stampalia, vittima dei tagli alla cultura e ora in balia di un mare di incertezze. A galleggiare non è soltanto la Fondazione, ma anche i lavoratori della Cooperativa Codess, addetti ai servizi al pubblico nella storica biblioteca e, in futuro, i 70 mila utenti stimati di media all'anno. Dal 3 maggio la Fondazione dovrà infatti cambiare orari: biblioteca chiusa alle 22 anziché alle 23 e museo alle 18 anziché alle 19. Potrebbero sembrare soltanto due ore, ma dietro a 120 minuti si nascondono dei numeri da fare rabbrividire. «Siamo stati costretti a prendere misure restrittive spiega Marino Cortese, presidente della Fondazione perché la finanza pubblica, almeno nel nostro caso, è crollata improvvisamente e la situazione è grave». Il problema non riguarda nello specifico lo Stato che, nonostante abbia diminuito nel corso degli anni i contributi non era la sorgente di sussistenza fondamentale per la Fondazione, ma realtà ben più vicine, come la Regione, il Comune e la Fondazione di Venezia. «La Regione quest'anno rischia di darci un quinto di quello che ci ha dato l'anno precedente prosegue Corte e cioè 50 mila euro, rispetto ai circa 250 mila dell'anno precedente». Se la Regione ha ristretto le cifre, la Fondazione di Venezia sta ancora decidendo se sborsare qualcosa o addirittura non riconfermare la convenzione triennale scaduta il 31 dicembre scorso che garantiva 400 mila euro. «Stiamo ancora insistendo spiega il presidente e non è ancora escluso nulla. Non abbiamo avuto ancora un no formale, ma dobbiamo tenere presente che siamo già a maggio». Non è per cattiveria, s'intende, ma sembra che la Fondazione di Venezia abbia di suo meno entrate e propenda poi per impegnarsi su altri fronti. Rimane, come ultima ancora di salvezza, la convenzione con il Comune, attiva dal 1979 (scaduta pure quella il 31 dicembre) che prevedeva 500 mila euro all'anno, meno della metà del costo della biblioteca. «La biblioteca privata offre al Comune un servizio sottocosto afferma Cortese se si pensa che la biblioteca di Mestre comporta una spesa di quasi due milioni all'anno. Questo è stato possibile perché avevamo le altre contribuzioni, ma data la situazione attuale abbiamo dovuto chiedere 700 mila euro. Il Comune approva il bilancio a giugno e solo allora sapremo se li avremo». C'è chi, come la docente Laura Orsi, ha cercato di promuovere una raccolta firme, preoccupata anche per la possibile chiusura estiva, eventualità respinta dato che la Querini ospiterà, in occasione della Biennale, alcune manifestazioni (in particolare la mostra su Merz e il Premio Furla), ma il problema ritornerà più avanti. Insomma, la Fondazione chiede aiuto e chi pensa alla cultura come un patrimonio immateriale forse dovrebbe ricredersi. I tagli, a quanto sembra, provocano sempre ferite tangibili.