La campagna di spot che invita a consegnare in prefettura reperti di gente comune sull'Olocausto Dramma condiviso Sarfatti: «Motti italiani hanno testimonianze dopo aver incrociato la strada di una famiglia ebrea» La parola, mattone fondamentale della memoria. E la memoria, centro nodale di ogni esistenza. Da preservare prima che sia troppo tardi. Perché le generazioni future possano leggere, vedere, capire. Per questo da gennaio è in corso l'iniziativa «Storia di famiglie - Raccolta di documenti e materiali sulla Shoah», che ha proprio lo scopo di salvare dall'oblio prima che l'ultimo testimone sia scomparso la memoria dell'Evento che ha contraddistinto il Novecento: la distruzione degli ebrei d'Europa, con attenzione particolare al capitolo italiano. Nelle case, da settimane sono entrati, attraverso gli schermi della tv, gli spot con cui alcuni testimonial Giovanni Maria Flick, Alain Elkann, Piero Angela, Massimo Ranieri invitano «chiunque possegga reperti sull'Olocausto a raccoglierli e consegnarli» a una prefettura, perché possano poi essere esaminati e catalogati. «L'intento spiega Michele Sarfatti, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec), uno degli enti promotori è quello di salvare non soltanto gli scritti ma anche le fotografie, gli oggetti di uso quotidiano, gli abiti degli ebrei che, in Italia, finirono nell'ingranaggio mortale della persecuzione nazifascista». Sarfatti spiega che l'idea, nata l'anno scorso nel corso di una riunione dei responsabili del Museo dello Shoah di Roma, è stata fatta propria e sostenuta dalla «Presidenza del Consiglio, vari ministeri ed enti italiani». Con la collaborazione di Poste italiane, tutti i «pacchi» recapitati presso le prefetture verranno smistati all'Archivio centrale di Stato. «E lì, una commissione di esperti via via esaminerà il materiale per decidere quale potrà essere la sede più adatta ad ospitarlo: dal Memoriale Binario 21 a Milano alla Fondazione Museo della Shoah di Roma o la Fondazione Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara». Insomma, un progetto che sembra ricalcare quello del regista americano Steven Spielberg, che ha raccolto migliaia di ore di interviste e filmati sui sopravvissuti alle persecuzioni. «In realtà precisa Sarfatti, che fa parte anche del comitato scientifico del Meis, il Museo nazionale dell'ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara noi cerchiamo, certo, anche immagini. Ma il nostro progetto si affida più all'idea di oggetti comuni, ricordi personali, aspetti anche secondari che però possano aiutarci a ricostruire a far rivivere esistenze che altrimenti sarebbero destinate a sparire per sempre. Quanti italiani che magari si sono trovati a incrociare la strada di una famiglia ebrea, di un perseguitato in fuga, e hanno fatto il possibile per aiutare chi era in difficoltà, si sono poi ritrovati in cantina valigie o scatole abbandonate perché troppo pesanti? Ecco, invitiamo chi avesse questi oggetti, privi di un valore monetario ma importantissimi dal punto di vista storico, a consegnarli salvandoli dall'abbandono». David Bidussa, storico delle idee, autore del saggio Dopo l'ultimo testimone (Einaudi, 2009), un lavoro tutto incentrato proprio sulla problematica del ricordo, mette l'accento sull'importanza della «classificazione di questi oggetti-reperti»: «Non sarà sufficiente raccoglierli e metterli in un museo spiega . Sarà indispensabile evidenziare il significato che avevano per i loro possessori, anime perse per sempre: perché solo così aiuteranno tutti noi a ricostruire, almeno nella nostra immaginazione, un mondo che non esiste più».
Olocausto. Piccoli oggetti, scritti personali. Per aiutare la memoria
La campagna di spot "Storia di famiglie - Raccolta di documenti e materiali sulla Shoah" è stata lanciata per raccogliere reperti sull'Olocausto, come scritti, fotografie e oggetti di uso quotidiano, da parte di italiani che li possiedono. L'iniziativa è stata promossa da enti italiani, tra cui il Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) e la Presidenza del Consiglio, e ha lo scopo di salvare la memoria dell'evento dalla scomparsa. Gli spot invitano chiunque possieda reperti sull'Olocausto a consegnarli a una prefettura, dove verranno esaminati e catalogati.
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