Un abbraccio istituzionale, bacio compreso. E poi il nulla. L'incontro fra il presidente Rossi e il sindaco Renzi alla vigilia della battaglia del Primo Maggio si svolge così, nel segno della, sempre politicamente garbata, indifferenza di due separati in casa, pardon nel Pd. Scenario, inutilmente colorato, dell'incontro l'inaugurazione della Mostra dell'artigianato alla Fortezza da Basso. Prima del taglio del nastro (quindi prima di avere le forbici in mano) un ostentato abbraccio davanti ai flash dei fotografi. Ma i due bravi politici, risultano meno convincenti come attori. E va dato atto al presidente Rossi di una bella prova di pazienza davanti all'esuberanza del giovane Renzi. Strette di mano, saluti, tutto come da copione. Ma tutto in fretta. Rossi ha tenuto il suo passo, meglio, in effetti, tenere la distanza (non solo politica) dalla quasi imbarazzante notorietà del rottamatore. Fino alla quasi-gag (ma era tutto vero) delle presentazioni: Renzi che stringeva le mani e poi, magnanimo, aggiungeva davanti ai suoi estasiati ammiratori. «E questo è il presidente della Regione Rossi». Insomma un incontro sul filo della tensione con dichiarazioni finali, rigorosamente separate. Rossi, essenziale, ha scelto di non aggiungere niente: «Non è che si può sempre parlare di Primo Maggio». Renzi invece mediaticamente più consumato non ha perso l'occasione per rimarcare l'evidente distanza politica delle sue posizioni. «E' assolutamente normale avere delle idee diverse ha detto riferendosi a Rossi ma continuare a lavorare insieme». E per scrollarsi di dosso l'immagine di rottamatore anche dei valori del Pd ha aggiunto: «Mi piacerebbe se accanto alle discussioni di questi giorni, su cui ciascuno resta della propria posizione con molta serenità e tranquillità, potessimo centrare di più l'attenzione sulle questioni grandi, del lavoro che non c'é, di chi muore sui luoghi di lavoro e del lavoro che deve diventare sempre di più un punto di forza e non di debolezza della nostra società». Ma la lingua batte dove il dente duole:«Sul Primo maggio ha insistito le polemiche non le ho fatte io e quindi non mi posso pentire di una cosa che hanno fatto gli altri». L'ultima stoccata, forse la più pesante, Renzi l'ha indirizzata direttamente al Ministero per i beni culturali: «Siamo pieni di turisti e chiudere il centro storico per un puntiglio ideologico sarebbe una mancanza di rispetto verso chi viene a Firenze. Considero irrispettoso tenere chiusi domani gli Uffizi e mi spiace che migliaia di persone che hanno fatto chilometri su chilometri trovino sprangate le porte della più bella galleria del mondo». Da Pisa anche il co-rottamatore Pippo Civati ha provato a gettare acqua sul fuoco: «Auspico che davvero ci si metta intorno a tavolo, come Renzi ha detto di aver proposto alla Cgil, per contemperare sia le esigenze di una città d'arte e dei turisti, sia quelle, sacrosante, dei lavoratori di onorare la festa del Primo maggio. Il resto sono solo polemiche sterili, che; talvolta, mi sono parse eccessive da una parte e dall'altra». Messaggio chiaro all'amico Matteo: «Il I maggio non si può rottamare».
Firenze. Renzi vs Rossi. Baci e abbracci da separati in casa Pd
Il presidente della Regione Toscana, Rossi, e il sindaco di Firenze, Renzi, si sono incontrati alla vigilia della battaglia del Primo Maggio. L'incontro è stato caratterizzato da un'ostentata abbraccio davanti ai fotografi, ma i due politici sembrano meno convincenti come attori. Rossi ha mantenuto la distanza dalla notorietà di Renzi, mentre Renzi ha insistito sulle differenze politiche e ha criticato la decisione di Renzi di chiudere il centro storico di Firenze per il Primo Maggio. Renzi ha anche criticato il Ministero per i beni culturali per aver considerato di chiudere gli Uffizi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo