Il critico polemico con Galan: «Lascio perché non è un uomo di parola» VENEZIA. Sgarbi si dimette da curatore del Padiglione Italia della Biennale in apertissima polemica con il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan: «Il ministro non ha rispettato la parola data, per cui tolgo il disturbo e gli restituisco la responsabilità di una impresa di cui gli avevo illustrato a tempo utile le straordinarie difficoltà». «Me ne vado per evitare le dimissioni di Galan in un momento cosi delicato per il governo, nella emergenza della questione libica», osserva con ironia Sgarbi riferendosi al fatto che Galan aveva annunciato l'intenzione di dimettersi qualora il vulcanico critico fosse stato nominato sottosegretario, «non volendo rappresentare un ostacolo e avendo io stesso avuto numerosi ostacoli, ormai insormontabili, per la realizzazione del padiglione Italia della Biennale di Venezia, confermo le mie dimissioni da curatore del Padiglione Italia». «Ho lavorato gratis per mesi nel tentativo di organizzare una mostra che tenesse assieme antico e moderno, coinvolgendo settecento artisti Ma il ministro non ha mantenuto la parola data, rifiutandosi di nominarmi soprintendente. In questo modo ha vanificato anche il mio impegno per la Biennale. Non è possibile realizzare una nostra con 700 artisti, se gli spazi a disposizione sono solo per 150. Perciò invierò al ministero la mia decisione irrevocabile di rinunciare all'incarico». Dopo averle minacciate e ritirate, ora Sgarbi conferma le sue dimissioni che arrivano dopo il siluramento a sovrintendente del Polo museale. Una bocciatura che Sgarbi non ha digerito. Infatti aveva subito messo le mani avanti sostenendo che se ne sarebbe andato anche dal Padiglione Italia. «Aspetto fino al 5 maggio, quando è fissata la presentazione ufficiale del padiglione italiano alla Biennale. Se per quella data avrò avuto dal ministro Galan le garanzie che aspetto sugli spazi a disposizione per le mie mostre, farò la Biennale, altrimenti mi dimetterò» aveva detto il critico non meno di tre giorni fa. Al punto che lo stesso presidente della Biennale Paolo Baratta gli aveva lanciato un appello: «Ho letto della preoccupazione manifestata da Sgarbi, di avere garantiti gli spazi promessi per il Padiglione Italia all'Arsenale di Venezia. A tale proposito voglio dire: caro Vittorio, stai tranquillo i lavori di restauro nel nuovo grande spazio adiacente al Padiglione Italia, che ad esso sarà aggiunto proprio in considerazione del 150 dell'Unità d'Italia sono praticamente finiti. Risulta oggi composto da 3.140 metri quadri netti all'interno, e di oltre 1.700 metri nel Giardino delle Vergini». Ma le rassicurazioni del presidente non sono bastate e così, a quattro giorni dalla presentazione del Padiglione, Sgarbi getta la spugna. Il siluramento a soprintendente gli è bruciato troppo. E non potendo avere la poltrona alla quale puntava da tempo, ha deciso di mollare pure la seconda.