Alcuni antichi blocchi tufacei venuti alla luce lungo il margine di via Cesare Battisti, di fronte alla Villa Cavallotti, rischiano di lasciare monca l'opera di ampliamento del grande asse viario ad ovest del quadrilatero del vecchio centro urbano. Ma non sempre, in passato, si è andato tanto per il sottile ogni qualvolta si è posto il problema di tutelare le antiche e storiche testimonianze della città. Il caso più eclatante, che costituisce una autentica grave «ferita» all'antico volto del centro storico, è senz'altro lo sventramento del cinquecentesco bastione San Giacomo (o del Castello), di fronte all'attuale carcere, che nel 1900 fu sfondato per collegare l'attuale via Giovanni Amendola con via Pascasino e che nel 1961 subì un ulteriore affronto con la costruzione di un alto e moderno palazzo sul suo terrapieno. Se si considera che negli ultimi venti o trent'anni, diversi imprenditori edili sono stati costretti a rinunciare, dopo avere comprato l'area, alla costruzione di palazzi per la scoperta di ben meno importanti testimonianze storico-archeologiche, o a realizzare sotterranei a protezione dei reperti (tomba di Crispia Salvia in via D'Azeglio, atrio romano in via Sibilla, etc.), si può ben comprendere quanto sia cambiata, sul fronte della tutela di tali beni, la sensibilità nell'arco di appena mezzo secolo. Adesso, sarebbe impensabile sventrare un monumentale bastione come quello all'angolo a monte dell'antico quadrilatero delle mura cittadine. E quello di San Giacomo non è certo l'unico esempio di bastione mutilato. A sud, infatti, all'angolo tra le vie Edoardo Alagna e Mazzini, quello di Sant'Antonio (progettato nel 1549 dall'ingegnere Pietro Prado per fortificare la città secondo quanto ordinato dal viceré Giovanni de Vega) si trova, infatti, imprigionato tra alcuni moderni. E molti marsalesi ne sconoscono persino l'esistenza. Antonio Pizzo 01052011