«Con gli introiti dei biglietti potrà migliorare l'offerta in vista della stagione estiva» Una vista «by night» di Castello Ursino; nella foto sotto Angelo Villari e Giusi Milazzo Il sole, il mare e l'Etna. E poi il barocco e i siti archeologici. Catania ha molte fiches da puntare sul tavolo della sfida turistica. Ma per vincerla e fare emergere definitivamente una vocazione turistica della città fin qui soltanto abbozzata occorre una strategia comune, condivisa, trasversale, che metta insieme i vari attori, amministratori pubblici e imprenditori privati, per allargare l'offerta e garantire migliori servizi a un turista sempre più attento, "viziato" da altre località. Ma intanto bisogna ripartire da quello che si ha. E al centro di qualsiasi progetto resta il Castello Ursino, simbolo possibile della città. Un nodo mai sciolto, tra progetti di recupero, piani di valorizzazioni, chiusure periodiche in attesa di una fruizione che completa non è mai stata. Così Catania resta senza il proprio museo, pur avendo gioielli da mettere in vetrina. Un paradosso, un'emergenza, una priorità. Di fronte alla quale la Cgil chiede chiede che si passi «dalle parole ai fatti». «Catania non ha, forse sarebbe meglio dire non ha più un museo della città - argomentano il segretario generale Angelo Villari e Giusi Milazzo, segretario confederale - Una volta era proprio il Castello Ursino a svolgere questa funzione: un enorme patrimonio artistico, culturale ed etnico-antropologico era in mostra nelle sue sale. Poi si cominciò a provvedere alla ristrutturazione, necessaria tanto più che interventi parziali e non specialistici ne avevano peggiorato le condizioni. L'occasione anche per realizzare un allestimento museale adeguato, vista l'abbondanza del patrimonio disponibile, gran parte del quale custodito nei depositi e mai esposto». Invece, nel corso degli anni il castello è stato chiuso e riaperto un'infinità di volte e ogni volta si è parlato della necessità di una sua definitiva risistemazione. In mezzo, sottolineano Villari e Milazzo «interventi di restauro anche sbagliati che hanno impedito, nonostante le ingenti somme utilizzate, di risolvere la questione del Castello Ursino». Sullo sfondo, il giallo dei tesori spariti che l'inchiesta giudiziaria in corso sta provando a chiarire. Ancora Villari e Milazzo: «Il grande patrimonio pittorico e artistico in genere lì custodito, si fa per dire, tra un inventario e l'altro è stato variamente depredato. Questo è quello che svela l'indagine in corso della magistratura, ma c'è anche da dire che fino ad alcuni anni fa non era insolito sentire dire che molte opere di proprietà del museo abbellivano uffici pubblici e comunali. Ci auguriamo che siano stati tutti regolarmente restituiti. Il patrimonio del museo è della collettività e come tale va custodito e valorizzato degnamente». Questo il quadro, purtroppo uguale da troppi anni. Che fare, dunque? Villari e Milazzo avanzano proposte concrete, partendo da un assunto: «Catania ha sempre più bisogno di un museo civico permanente e moderno e riteniamo che questa funzione debba essere assolta dal Castello Ursino». Per questo va valorizzata l'intera zona, mettendo al centro il maniero. Un museo vivo, in cui «mettere in mostra la storia, l'arte, il passato ma anche il presente e i progetti per la Catania del futuro che dalle sue origini e dal suo passato trae linfa e forza». Un progetto complesso che viaggia su un doppio binario. «Siamo convinti - osserva Villari - che occorre sì un intervento di largo respiro che consenta di recuperare il tempo perduto e di ben utilizzare i finanziamenti europei, ma riteniamo che sin da subito occorre evitare il degrado sia del Castello Ursino sia di ciò che lo circonda. In parole povere è necessario che anche la piazza e le zone limitrofe siano adeguate a un luogo di cultura e storia, che bellezza, pulizia, ordine e decoro urbano siano obiettivi da perseguire senza alcun rinvio». E il progetto trovato nei cassetti dell'assessorato dala Ferrera e dalla stessa rilanciato? «Vorremmo che si facesse chiarezza - dicono Villari e Milazzo -. Non si comprende infatti, considerato che si parla di piano economico di gestione, se il finanziamento era già disponibile o se si prevedeva di inoltrare il progetto rispondendo a un bando europeo». Fare bene, fare in fretta. Mettere al centro del progetto culturale il Castello Ursino, «con mostre temporanee di ottimo livello se devono assolvere alla funzione di richiamare il turismo culturale interno ed esterno, da affiancare ad alcune delle collezioni del museo civivo come primi nuclei del futuro museo della città». Ma un progetto culturale va oltre il Castello Ursino: «La Cgil ha più volte sollecitato l'apertura dei musei comunali nei giorni festivi. Catania non può avere un profilo provinciale se aspira ad essere una capitale della cultura come potrebbe meritare. Ma per far questo occorre determinazione, coerenza e progettualità. Non basta affermare che qualsiasi palazzo storico vada acquisito per farne un museo. Occorre al contrario scegliere a cosa dedicarsi e riuscire a creare un coordinamento tra le istituzioni preposte alla valorizzazione dei beni culturali, a partire dalla Soprintendenza, per sviluppare un progetto complessivo senza sovrapposizioni. Catania ha un patrimonio artistico e culturale estremamente ampio a partire dai tanti beni architettonici molti dei quali abbandonati e inutilizzati e alcuni ridotti in pessime condizioni. È necessario per questo recuperarli e restituirli alla fruizione della collettività». Insomma, concludono Villari e Milazzo, «anche per Catania la cultura potrebbe rappresentare una importante leva per lo sviluppo. E stona allora la politica nazionale, improntata a pesanti tagli alla cultura, mentre i governi locali stanno riducendo drasticamente i finanziamenti alle istituzioni teatrali e culturali in genere. Per questo la Cgil chiede che anche in questo campo si passi ad azioni concrete e che il dichiarato impegno per nuovi interventi nel settore culturale, a partire dal Castello Ursino, si traduca in atti. E' ormai il tempo del fare». 01052011
SICILIA - Andate a visitare i nostri musei Appello del Comune.
Angelo Villari e Giusi Milazzo, segretari generale e confederale della Cgil, chiedono azioni concrete per valorizzare il patrimonio culturale di Catania, in particolare per il Castello Ursino, che non ha un museo civico permanente e moderno. Il Castello Ursino è stato chiuso e riaperto più volte, e ogni volta si è parlato della sua definitiva risistemazione, ma non è stato possibile realizzare il progetto a causa di interventi di restauro sbagliati. La Cgil chiede che si passi dalle parole ai fatti e che si valorizzi l'intera zona del Castello Ursino, mettendo al centro il maniero.
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