Aumentano le chiese italiane ricche di capolavori d'arte che chiedono un ticket d'ingresso per una visita turistica. Il fenomeno si registra soprattutto a Firenze, Venezia, Verona, Ravenna: in totale sono 75. Dicono gli operatori: «Ormai l'alternativa è tra l'apertura a pagamento o la chiusura, sono troppe le spese legate alla vigilanza e al restauro». Ma monsignor Piacenza, che si occupa dei beni culturali della Chiesa: «Regole per i turisti o la presenza dei fedeli scenderà ancora. Bisogna tutelare la preghiera. Una soluzione potrebbe essere consegnare ai visitatori strumenti audio che illustrino le opere d'arte con i motivi religiosi ispiratori. Allora si potrebbe pagare questo servizio». ROMA «Certe chiese italiane sono di fatto complessi monumentali. Tra poco non ci sarà alternativa, col turismo di massa. O si accetterà il sistema della bigliettazione oppure si arriverà alla chiusura». Giuseppe De Micheli, direttore dell'Opera di Santa Croce, va subito al cuore del problema. Prendiamo la «sua» chiesa, una di quelle di proprietà del ministero dell'Interno. Ogni anno apre i portoni a un milione di visitatori, attirati dagli altari del Vasari, dai trionfi della pittura gotica, dal pavimento lastricato dalle tombe dei Grandi di Firenze: «Non si può affrontare questo flusso con due custodi e due vigilanti. Occorrono strutture, personale adeguato, servizi igienici e soprattutto procedere a continui restauri». E così, per entrare a Santa Croce, bisogna pagare 4 euro. Nel 2003 sono arrivati in cassa circa 3 milioni di euro investiti nel lungo restauro del tetto, dei pavimenti tombali e, nel futuro, dei materiali danneggiati durante l'alluvione di Firenze del 1966 e non ancora ripristinati. Santa Croce è solo uno dei circa 75 edifici ecclesiastici italiani che da qualche anno richiedono un ticket d'ingresso. A Firenze, per rimanere nel cuore dell'arte italiana, sono per esempio a pagamento anche le visite a Santa Maria Novella, San Lorenzo, alla Basilica della Santissima Annunziata. Succede già in molti angoli della vecchia Europa. Si paga per visitare Notre Dame a Parigi, San Carlo Borromeo a Vienna, il duomo di Cracovia, la cattedrale di Siviglia. Ma il patrimonio culturale della chiesa italiana è smisurato. Secondo un censimento di massima della Conferenza episcopale su 95 mila chiese ben 85 mila hanno valore di bene culturale. Sterminato numero di opere mobili (quadri, statue, apparati liturgici) di valore storico-artistico: l'ipotesi minimale è di due milioni e mezzo di pezzi. La carenza di sacerdoti e di personale laico (gli antichi sagrestani), l'invecchiamento di quello che resta, i continui furti, il turismo collettivo hanno stravolto abitudini antiche di secoli. E così le «chiese a pagamento» crescono di numero trasformandosi, di fatto, in musei d'arte. E la fede? Il 3 dicembre, proprio a Santa Croce, si terrà un seminario nazionale con le principali cooperative e associazioni non profit in vista di un «congresso» nazionale di gennaio, il terzo in assoluto. Si scambieranno esperienze. Ma soprattutto si affronterà un punto incandescente per i credenti: può la chiesa-museo, che chiede un biglietto dì ingresso, restare anche luogo di culto? A Venezia funziona dal 1999 l'associazione Chorus-Chiese di Venezia che gestisce l'apertura e la custodia di 14 chiese monumentali (più una convenzione con la Basilica dei Frari). Una catena che parte da un bilancio: nel 1815 a Venezia funzionavano 40 chiese parrocchiali per 130 mila abitanti, ora il numero di chiese è rimasto invariato per 76 mila abitanti, il clero è ridottissimo e di età avanzata. Assicura con foga Luca Baldin, direttore di Chorus: «C'è un luogo comune, un palese travisamento della realtà. Cioè che nelle chiese per le quali si richiede un biglietto di ingresso non si possa più pregare. Invece la nostra preoccupazione principale è che la funzione primaria del culto sia anzi garantita e protetta. Prima che fossimo entrati in azione invece era seriamente in pericolo. Noi rendiamo compatibili le esigenze del turismo con quelle dei fedeli, nel rispetto reciproco» A partire dagli orari, dicono alla Chorus: ai turisti viene riservata la fascia oraria 10-17, lasciando ai fedeli le ore delle messe mattutine e vespertine. La domenica si staccano biglietti solo dalle 13 alle 17. Ma non pagano in alcun caso i residenti a Venezia, i religiosi, i bambini, i portatori di handicap. E comunque nelle chiese viene riservata un'area solo per la preghiera davanti al Santissimo. Il risultato: 924.880 euro di incassi nel 2003, seicentomila visitatori previsti alla fine del 2004. Ancora Baldin: «E' un pubblico di nicchia, se teniamo conto dei 14 milioni di visitatori annui di Venezia. Sono soprattutto europei, decisi a restare a Venezia anche tre giorni. Un pubblico molto colto, attento, selettivo». I soldi della Chorus hanno finanziato venti operazioni tecniche o di restauro: solo per fare qualche esempio, il riallestimento della pala di Rubens a Santa Maria del Giglio, il restauro del monumento funebre a Paolo Veronese a San Sebastiano, la collocazione di molti impianti elettrici e di antifurto. Insiste Martina Mian, che cura la comunicazione di Chorus: «Senza il nostro sostegno sarebbe impossibile assicurare contemporaneamente vigilanza e visite guidate alla Madonna dell'Orto, vero scrigno dell'opera del Tintoretto». Proprio la Chorus ha messo a punto una proposta di decalogo «per la gestione "museale" delle chiese» che verrà sottoposto al seminario fiorentini. Ecco qualche passaggio: «La funzione cultuale deve essere sempre garantita e tutelata, la fruizione turistico-culturale non può e non deve mai interferire con le funzioni religiose, deve essere sempre garantito il libero accesso per l'esercizio del culto, andranno identificate apposite aree di rispetto da destinare alla preghiera, la gestione museale va affidata a personale qualificato». Basteranno tante garanzie a rassicurare chi teme che le preziose chiese italiane diventino «solo» musei? I PREZZI A Venezia esiste il Circuito Chorus: con un pass di 8 euro si possono visitare in un anno Santa Maria del Giglio, Santo Stefano, Santa Maria Formosa, Santa Maria dei Miracoli, San Giovanni Elemosinarlo, San Polo, San Giacomo dall'Orto, San Stae, Sant'Alvise, Madonna dell'Orto, San Pietro di Castello, Santissimo Redentore, Santa Maria del Rosario, Basilica dei Frari Il pass ridotto (studenti fino a 29 anni e over 65) costa 5 euro. I biglietti singoli costano 2,5 euro I luoghi di culto fiorentini dove bisogna pagare per entrare: Santa Maria Novella 2,50 euro, ridotto 1,50 San Lorenzo biglietto unico 2,50 euro Santa Croce 4 euro, ridotto 2 euro Il Duomo di Firenze: Cupola del Brunelleschi 6 euro, Cattedrale ingresso libero, Campanile di Giotto 6 euro, Museo dell'Opera 6 euro, Cripta di Santa Reparata 3 euro, Battistero 3 euro Ravenna Fino al 31 dicembre Basilica di San Vitale, chiesa di Sant'Apollinare Nuovo, Battistero Neoniano, mausoleo di Galla Placidia: ingresso 6,50, per i gruppi 5,50 Verona Biglietto cumulativo San Zeno, San Lorenzo, Sant'Anastasia, San Fermo e Duomo: l'ingresso a ogni chiesa costa 2 euro, biglietto cumulativo per tutte 5 euro, ridotto 4 euro Gratis per gli studenti Siena Gratis per gli studenti Chiesa di Sant'Agostino: 2 euro (ridotto 1,50, studenti gratis). Cattedrale di Santa Maria Assunta e Battistero di San Giovanni: 3 euro Pisa Il compleso del Duomo L'ingresso alla Cattedrale costa 2 euro (ridotto 1); 10,5 euro il ciclo di Cattedrale, museo del Duomo, museo delle Sinopie, Camposanto e Battistero Orvieto Cappella Signorelli A Orvieto l'ingresso in Duomo-Cappella Signorelli costa 3 euro. A San Gimignano entrare nella Basilica di Santa Maria Assunta costa 3,50 euro (ridotto 1,50) L'intervista. «Regole per i turisti o scenderà ancora la presenza dei fedeli» Le chiese ricche d'arte sembrano ormai musei. Cosa ne pensa monsignor Mauro Piacenza, presidente della Pontifìcia commissione per i beni culturali della Chiesa? «In certe chiese monumentali si ha la triste impressione di essere piuttosto in un museo che non in un luogo di culto, non solo per le opere d'arte presenti, ma anche per l'atteggiamento dei visitatori, poco compresi dalla sacralità del luogo. Però bisogna pensare che le opere d'arte e le cose belle sono state create per rendere gloria a Dio. E dirò anche che proprio chi non ha fede o è in ricerca ha il diritto di percepire, attraverso il silenzio e l'atteggiamento di riguardo degli altri visitatori, la sacralità del luogo e la fede di cui sono impregnate le opere. Niente male quindi, se oggi, in tempo di turismo di massa, le chiese assolvono a una funzione didattica e culturale. Occorrono però alcune precauzioni. Prima tra tutte quella di riservare un luogo, particolarmente curato, esclusivamente al raccoglimento e alla custodia dell'Eucarestia per coloro che vanno in Chiesa ovviamente per pregare. Deve risultare visivamente inequivocabile che li c'è il "Padrone di casa"». Crescono le chiese che richiedono un ticket d'ingresso. Che ne pensa? «Secondo i dati della Conferenza episcopale, il numero delle Chiese che adottano il sistema dei ticket d'ingresso sono 70-75. Tutto sommato si tratta di un fenomeno contenuto e limitato alle grandi città d'arte. Non intervengo su una questione delicata che la Cei sta affrontando da tempo, coscienziosamente e con grande equilibrio, al suo interno e con le autorità civili; esprimo una riflessione di carattere generale e di ordine pastorale. Il fenomeno non è limitato all'Italia. Questa consuetudine va collocata nel discorso più ampio del rinvenimento delle risorse necessarie per conservare e tutelare i monumenti e retribuire il personale di custodia. E' un problema reale e grave considerata la grande quantità di beni culturali affidati in Italia alla custodia della Chiesa. Per non pochi luoghi abitualmente chiusi è stato l'unico sistema per garantirne l'apertura. E dove è stato introdotto, si è avuto cura di distinguere tra turisti paganti e fedeli, ovviamente ammessi gratuitamente». Ci sono stati problemi? «E' innegabile che l'introduzione di questa prassi abbia portato con sé dei disagi dal punto di vista pastorale, di cui è doveroso tener conto. E' stato osservato che in certe chiese la frequenza dei fedeli, specie alle celebrazioni feriali, è sensibilmente diminuita. Se il problema è finanziario, è forse opportuno affrontarlo sul versante pastorale e pedagogico, cercando di farlo avvertire alla comunità come un suo problema e non solo del clero». In che senso? «La comunità, che è stata committente della chiesa e delle opere d'arte, si potrebbe far carico anche della loro fruizione e conservazione sia assumendosi, almeno parzialmente, l'onere di reperire i fondi necessari sia promuovendo organizzazioni di volontariato per la custodia. Un volontariato che però tragga modo per evangelizzare. Altra strada da battere, oltre naturalmente alle agevolazioni fiscali e le provvidenze pubbliche, potrebbe essere il coinvolgimento come sponsor di enti privati, aziende e cittadini». Come si possono evangelizzare i turisti? «Una soluzione potrebbe essere consegnare ai visitatori strumenti audio che illustrino le opere d'arte con i motivi religiosi ispiratori per fare una sorta di catechesi. Allora si potrebbe pagare questo servizio, facendo nel contempo opera di apostolato. Certamente il pagamento di un biglietto per entrare in una chiesa in sé provoca notevole disagio. La chiesa è per dare culto a Dio, per ascoltare l'annuncio, per fruire dei sacramenti».