CALCI. Per Nicosia, in preda ad un avvilente degrado ormai da troppo tempo, qualcosa si muove sul piano istituzionale. L'antico convento, polo di cristianità ma anche punto di riferimento per i laici, si trascina da oltre quarant'anni in uno stato di abbandono che è sotto gli occhi di tutti. Adesso l'amministrazione comunale di Calci gioca una carta, con l'avallo della Soprintendenza ai monumenti. Un tentativo, che potrebbe costituire un primo passo per uscire dal tunnel e per intravedere la possibilità di usufruire nuovamente di un importante monumento. In pratica, nel quadro del federalismo demaniale, alla luce della recente normativa, Nicosia potrebbe passare dallo Stato all'ente locale. All'agenzia del demanio, che ha sede a Firenze e ha competenza sulle regioni Toscana ed Umbria, verrà formulata la richiesta di trasferimento del complesso monastico carico di storia. In poche parole c'è la volontà di vedersi assegnare questa realtà, che riveste somma importanza anche dal punto di vista culturale. Un primo passo è stato compiuto e riguarda il cimitero che al momento non è comunale e proprio per questo si rende complicato ogni possibile intervento anche di sistemazione. Dopo il cimitero si punta ad acquisire proprio il convento, escluse la chiesa di Sant'Agostino e le sue pertinenze. Ci sono buone speranze. Bisogna comunque operare prima di trovarsi di fronte ad un enorme ammasso di macerie, col rischio di disperdere irrimediabilmente un grande patrimonio. Si rivelò a dir poco infelice l'esperienze, anni fa, da parte del demanio di creare sul posto un grande magazzino destinandovi opere letterarie della Scuola Normale di Pisa. Nei giorni scorsi sono stati effettuati alcuni sopralluoghi e si è potuto toccare con mano il grado di di incuria che investe l'intera struttura. A riguardo più volte l'associazione "Nicosia nostra" ha lanciato l'allarme. Da più di 700 anni il convento domina la vallata. Nel corso della sua lunga esistenza ha vissuto periodi di splendore e potere. I monaci hanno calpestato i suoi pavimenti, le alte e luminose sale hanno risuonato degli echi delle loro preghiere. Gli ultimi frati se ne sono andati nei primi anni Settanta del secolo scorso, lasciando il convento al suo destino. Un destino di rovina e di saccheggi, di rovi e di oblio. Di recente si sono verificati e ripetuto episodi molto tristi con saccheggi, sventramento delle pareti, i pavimenti divelti. Un'inesorabile avanzare della rovina.