Dalla Dolce vita al neorealismo abusivo dei ladri di monetine L'arco di trionfo della plebe post-moderna. Fontana di Trevi è un palcoscenico corroso dal tempo, il reperto di una scenografia felliniana che precipita barocco, classicismo, e quello che una volta era «il mare di Roma» in un suk di ambulanti, gladiatori, turisti e cialtroni metropolitani. Come dentro un film, la fontana delle beffe dopo l'intemerata tardo-futurista di Graziano Cecchini, che nel 2007 colorò di porpora l'acqua del monumento. Il fondale di una coreografia di azioni impunite che hanno portato anche il New York Times ad interessarsi delle gesta di Roberto Cercelletta, in arte D'Artagnan, lo squalo della piazza, quello che, mentre i vigili stanno a guardare, raccoglie monete, ché «sti sordi non so' de nessuno e allora meli pijo io». Una sceneggiatura più vera del vero per una terra di nessuno in cui il Rosso Trevi è il colore che evoca il red carpet liquido di Cecchini e il sangue di D'Artagnan, che rinnova il rito delle incisioni, e mostra al pubblico pagante la pancia ferita e la macchia. Ciak, azione. Dalla provocazione in salsa romanesca del tintore alla tragicommedia con fmale splatter del moschettiere de' noantri, la vecchia fontana non trova pace. Vecchia storia, nella sua costruzione ci hanno messo le mani molti papi e molti artisti. Da Papa Niccolò V a Alessandro VII, da Leon Battista Alberti a Pietro da Cortona. Quando Urbano VIII commissionò i lavori a Bernini, decise di aumentare la tassa sul vino, e fu sferzato dalla voce di Pasquino: «Urban poi che di tasse aggravò il vino ricrea con l'acqua il popolo di Quirino». Sorgente provvidenziale dell'Acqua Vergine che dà ristoro ai soldati romani, fonte di ispirazione di Gioacchino Belli nel sonetto «Er callo e Er Freddo», la fontana venne poi realizzata da Niccolò Salvi, anche se ci sono voluti 13 annidi lavoro per completare il progetto, tra incidenti, ritardi e il barbiere della piazza che non perdeva occasione di rimbrottare l'artista. Spruzzi, scrosci, cascatelle. Tutto è acqua, luce, riflesso, e movimento. Cinema, dunque. Dalla commedia sentimentale «Tre soldi nella fontana» fino all'apologia della sòla in Totò truffa, quando il principe De Curtis e Nino Taranto, provano, addirittura, a venderla ad un turista, la fontana è il grande ventre della Capitale che nell'epopea di un film cattura la mito-biografia di un'epoca: «La dolce vita». Sensualità, desiderio, il bagno di Anita Ekberg è la promessa di non dimenticare e di tornare, un giorno, chissà. Ti giri, dai la tua parola e lanci una moneta. «Ce sta una leggenna romanalegata a sta vecchia fontana per cui se ce butti un sordinocostringi er destino a fatte torna'». Arrivederci Roma di Renato Rascel ne mette in musica la memoria che ha il «brusio continuo» dell'acqua, che disponeva Stendhal, e Pedini, al sogno. Il presidente partigiano anche durante il settennato al Quirinale la sera tornava sempre alla sua mansarda, con affaccio sulla piazza. Ma l'incantesimo è svanito. Quella piazza che parlava di amore a Bon Jovi, che qui girò il video di «Thank you for loving me», spande adesso il rumore di una Roma diversa che nell'architettura superba della fontana, tra statue, figure mitologiche, cavalli scalpitanti, assiste indifferente alle scorrerie di D'Artagnan, il nuovo Oceano, il padre-padrone della vasca. Dalla Dolce Vita al neorealismo abusivo del terzo millennio: ladri di monetine. Il film che scorre sui titoli di coda del «mare di Roma».
Fontana di Trevi, la salvi chi può
La Fontana di Trevi è un monumento storico e culturale di Roma che è stato oggetto di numerose interpretazioni e rappresentazioni artistiche nel corso degli anni. Dalla sua costruzione nel XVII secolo, che fu commissionata da Papa Urbano VIII e realizzata da Bernini, alla sua rappresentazione in film e teatro, la fontana è stata il palcoscenico di numerose storie e personaggi. Il testo descrive la fontana come un luogo di azione e di commedia, dove i personaggi come D'Artagnan e il tintore si scontrano con la realtà e la storia. La fontana è stata anche oggetto di numerose leggende e superstizioni, come quella che se si butta una moneta nella fontana, si cambia il destino.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo