Beni culturali Il soprintendente fuori dal procedimento che giudica Enrico Gugliemo per i lavori a Baia NAPOLI Nove su dodici prosciolti dalle accuse di associazione a delinquere e turbativa d'asta. E' stato lo stesso sostituto titolare dell'indagine, Filippo Beatrice, a chiedere i proscioglimenti, decretati dal Gip Anita Polito: cadute le accuse a Stefano De Caro, già soprintendente archeologo poi direttore regionale e infine direttore generale dei Beni archeologici presso il ministero dei Beni culturali; Costanza Gialanella, attuale responsabile archeologa a Pozzuoli, Emanuele Natangelo, Cosimo Tarì, Raffaele Cutito, dipendenti dei Beni culturali, ai professionisti Antonio Taccogni, Antonio Pompa, Giovanni Falanga, Carolina Gallo. Rinviati a giudizio l'ex soprintendente ai Beni architettonici Enrico Guglielmo, Luigi Lucci, titolare dell'impresa di restauro che esegui i lavori al Museo di Baia (i due furono anche arrestati, rimanendo per alcuni mesi ai domiciliari) e Paola Miniero. L'indagine iniziò sulla base di una serie di lettere anonime pervenute in Procura negli ultimi mesi del 2007, il cui contenuto trovò conferme nelle deposizioni della allora soprintendente archeologa Maria Luisa Nava, interrogata come persona informata sui fatti. Sotto esame finirono alcune gare d'appalto per le quali s'erano verificati ricorsi da parte di una ditta che si riteneva ingiustamente esclusa. Con grande dispiegamento di uomini della Guardia di Finanza furono perquisiti abitazioni e uffici degli indagati alla ricerca di documenti che potessero provare l'esistenza di una banda truffaldina intenta a favorire ditte private. Le accuse suscitarono sorpresa e scalpore nel mondo culturale, essendo rivolte a funzionari dei Beni culturali ben noti da tempo per carriere limpide, valore delle pubblicazioni, attività scientifica, azioni di tutela del patrimonio; un documento di solidarietà fu inviato all'allora ministro Francesco Rutelli, da docenti universitari archeologi e urbanisti. Stefano De Caro peraltro non aveva mai espletato gare di appalto (il Ministero lo chiedeva ai soprintendenti in quegli uffici dove scarseggiava il personale amministrativo, e non era il caso di Napoli); fra le accuse (anonime e non) c'era quella di aver stilato pareri sulle modalità di spostamento di alcune statue del Museo archeologico e sulla valutazione dei requisiti necessari per il trasporto di opere d'arte, nonché per aver segnalato alla soprintendente Nava l'opportunità di chiedere alla Regione fondi per la sistemazione di pitture negli Scavi di Pompei. Per competenza territoriale flegrea (Castello di Baia) coinvolte le funzionarie Gialanella (prosciolta) e Miniero; quest'ultima dichiara la massima fiducia di poter chiarire definitivamente in sede di giudizio la sua totale estraneità. Da Soprintendenze e Università (anche straniere) alla notizia dei proscioglimenti sono partiti innumerevoli messaggi via mail e web: molti colleghi dei funzionari finiti nel calderone di accuse esprimono la speranza che venga presto celebrato il processo in modo che pubblicamente davanti ai giudici possano emergere non solo eventuali responsabilità ma anche elementi suscitatori di altre indagini nella direzione da cui sono pervenute lettere anonime e calunniosi coinvolgimenti.
Baia (Napoli). Appalti archeologici, prosciolto De Caro
Napoli, un gruppo di funzionari dei Beni culturali è stato prosciolto dalle accuse di associazione a delinquere e turbativa d'asta. Il gruppo, composto da 9 persone, era stato indagato per aver favorito ditte private in gare d'appalto. Il sostituto titolare dell'indagine, Filippo Beatrice, ha chiesto i proscioglimenti. Tra le persone coinvolte ci sono stati Stefano De Caro, già soprintendente archeologo, Costanza Gialanella, attuale responsabile archeologa a Pozzuoli, Emanuele Natangelo, Cosimo Tarì, Raffaele Cutito, dipendenti dei Beni culturali, e professionisti Antonio Taccogni, Antonio Pompa, Giovanni Falanga, Carolina Gallo.
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