Nel quale in molti casi larcheologia industriale è stata riusata per trasformare grandi aziende dimesse, in luoghi di aggregazione e di scambi culturali. Teatri, musei, alberghi, arene per migliaia di spettatori e boschi; grandi spazi verdi per centinaia di ettari, sono passati sotto i nostri occhi stupefatti, dellimpegno e la volontà corale di realizzare un ambito dedicato alla cultura, senza altri fini se non quello di offrire un servizio sociale di alta qualità estetica. Sono stato rapito da uno strano sentimento, molto simile alla nostalgia, pensando a unaltra grande occasione perduta per il nostro territorio, solo per un modo errato di valutare luso di possibili occasioni di rilancio economico. Il presupposto su cui si è basata lintera operazione, che ha coinvolto circa cinquanta fra grandi e piccole città, ha ununica filosofia: produrre cultura in un senso a noi ignoto, difficile da interpretare, in quanto non è finalizzato a unofferta didattica, ma intesa come rappresentazione di una necessità interiore collettiva. Per un popolo come il nostro che si vuole identificare con una cultura che non ci appartiene più e della quale abbiamo perduto le radici, è difficile scoprire un sentimento generalizzato che parte dallesigenza di trasformare in "artisticità" il nostro modo di essere. Per dirla tutta, larte per noi che vantiamo il nostro presunto primato storico, è unimmagine esterna, un feticcio; mai un sentimento. Osservando i risultati degli interventi della Ruhr e la loro alta qualità, mi veniva in mente il furore iconoclasta con il quale molti anni fa fu affrontato il problema di Bagnoli e dellex Italsider. Ricordo dei nostri tentativi patetici di salvaguardare quellarea dalla volontà distruttiva di quella che (con disprezzo) veniva definita già "archeologia industriale". Ci volle del bello e del buono per salvare una ciminiera e un edificio sul quale ancora, dopo anni, non si è deciso che fine farne, mentre intorno si sono realizzate opere faraoniche inutilizzate senza che siano inserite in un piano generale che faccia rivivere lintera area, pensando in grande (finalmente) un piano che coinvolga Coroglio, la Mostra e lo stadio, Agnano e Posillipo, trasformandolo in un polo della cultura e della storia millenaria della nostra civiltà. Si obietterà che i fondi per affrontare simili soluzioni, non ci sono, a meno che il ritorno economico non sia rapido e concentrato in interventi parziali. E qui ritornano le modalità con le quali si è intervenuti nella Ruhr. Gli investimenti sono tutti privati, a meno di una quota relativamente modesta elargita dallo Stato. Lorganizzazione dellintera operazione è affidata a un comitato di quattro esperti, nella scelta dei quali lunico elemento che ha contato è stata lassoluta competenza nel loro ambito: architettura, comunicazione, pianificazione, eventi, artisticità, lontani da qualsiasi interferenza politica. Sono cambiati i governi, ma loperazione ha continuato inalterata il suo sviluppo. Sui fallimenti della nostra area industriale, alla luce dei recenti avvenimenti, vale la pena spargere sale come sui campi dopo una battaglia. AllEst, senza un piano generale e senza una finalità morale, si sta profilando una soluzione analoga, nellindifferenza generale. Per il centro storico infine, sento proposte che fanno rabbrividire e dalle quali appare chiara solo una cosa: lodio che la nostra città ha verso se stessa, camuffata da un amore viscerale e struggente. Tutto falso! Di speranza si preferisce non parlare, tanto è stata abbandonata molti anni fa; ci riempiono di simboli senza contenuti, che mantengano al suo posto la nostra coscienza. Tra i programmi dei nostri candidati al governo della Città, mi sarà sfuggito, ma non ho sentito una sola parola sul nostro destino; daltra parte sono talmente miseri i nostri bisogni, da accontentarci di volare bassi. In compenso molti visi, sorridenti e soddisfatti "tre per sei", ma senzanima.
IL PROGETTO DELLA RUHR COSÌ LONTANO DA NOI
Larticolo descrive come larcheologia industriale sia stata utilizzata per trasformare grandi aziende industriali in luoghi di aggregazione e scambi culturali. Lautore ricorda la Ruhr, dove si sono realizzati grandi interventi per trasformare larea in un polo della cultura e della storia. Tuttavia, lautore critica la mancanza di un piano generale e di una finalità morale, che ha portato a soluzioni parziali e private. Lautore si preoccupa per il centro storico della città, dove si proponevano soluzioni che sembravano più simboliche che concrete. Lautore conclude che la città ha un'amore viscerale per se stessa, ma che è falso e che la speranza è stata abbandonata.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo