AIDA, la bacchetta di Mehta, Ozpetek alla regia, loscar Ferretti alla scenografia, un cast di qualità. E la promessa e la grande attesa dellinaugurazione del 74 Maggio fiorentino. Ma al suo arrivo il pubblico trova le porte del teatro chiuse. Bisogna attendere in strada. Le maschere hanno aderito compatte allagitazione Cgil Porte chiuse, vip in strada per unora ILARIA CIUTI Su 36 maschere ce nè una sola. I lavoratori della Cgil scioperano: «Che Radames faccia sentire il suo canto di dolore e ci aiuti a riflettere», auspica il volantino diffuso dai cigiellini che denunciano una frattura sempre più ampia con la direzione del teatro, la mancanza degli stipendi per loro e quelli "eccessivi" dei dirigenti, le incapacità di gestione. Gli altri sindacati, la Fials degli orchestrali, la Cisl e la Uil non scioperano ma consegnano una lettera al ministro Galan, in sala con il capo gabinetto Nastasi, per chiedere fondi alla cultura e al Maggio. «Chiedete e vi sarà dato», dice il ministro. Chissà. In ogni caso, spiega Galan, «a citare i Vangeli non si sbaglia mai e porta bene». Duro il sindaco Renzi in smoking: «Sciopero strano, politico e, guarda caso, tale da fare scattare lo straordinario. Il Maggio ne pagherà un prezzo enorme non solo dimmagine ma anche economico. Lo pagheranno i lavoratori, sarà un autogol». Comunque Aida ci sarà. Non alle 19.30 come previsto dal programma, ma con unora, anzi un po di più, di ritardo. «Vi faremo partecipare alla festa - dice la Cgil - ma vogliamo che sappiate, che riflettiate. Chiediamo anche il vostro aiuto». Dopo un po le porte si aprono. Tutti entrano nel foyer addobbato con composizioni verdi che accennano a piramidi, e con i ritratti delle "madonne fiorentine", ovvero nobildonne vagamente botticelliane, offerti da Marina Rinaldi come la cena di gala del dopo opera, slittata, per lo sciopero, alle ore piccole. Si chiacchiera, si adocchiano gli abiti. Gli ospiti di MaggiodiVino vengono pilotati verso un cocktail. Cè Evelyn Razzanelli in elegante Yves Saint Laurent vintage, un indiano-tedesco convinto che «si può anche aspettare unora per solidarietà alla musica che viene trattata così male»; Paola e Marino Golinelli di Bologna, formidabili con i loro abiti indiani coperti di brillanti e lei con cresta in testa, azzurra come la gonna. Poi il colpo di scena. Un talk show improvvisato dal palcoscenico per intrattenere il pubblico e fargli dimenticare lora di attesa. Cè il sindaco in veste di showman, roba da fare impallidire il lampadato Bruno Vespa in sala. Cè la soprintendente Francesca Colombo in bel nero Ferragamo lungo, ci sono Ozpetek, Ferretti e Mehta. Atmosfera da sagra di paese. «Grazie», dice Colombo a Galan. Dalla platea si alzano anche i buuuh. Riprende lo show. Ascoltano pazienti, il prefetto, i Frescobaldi (Rosaria in nero con le immancabili perle, Cristina elegante, Bona assente perché al royal wedding), i Ferragamo, i Gondi, Cristina Pucci accanto a una giunonica e rosso vestita Nancy Mehta, gli industriali, in testa la presidente di Confindustria toscana Antonella Mansi in Cavalli (che a proposito dello sciopero dice: «Bisogna riallacciare il dialogo») ad Alberto Pecci con la moglie Paola, Vincenzo Manes senza smoking, il presidente Gentile con Nicoletta in rosa, Niccolò Manetti con Olga, Paolo Orlando. Alle 20.30 finalmente Radames appare tra le grandi figure dellantico Egitto e la luce rosa del cielo, e libera tutti. Dopo è solo la musica. Alla fine in più di trecento a cena nel Piccolo, anche quello travestito da Egitto, con le tajine fatte venire da Convivium direttamente dal Nord Africa, il cous cous, il carcadè, le spezie sul buffet, tre tavoli sul palco, uno con Mehta e 25 suoi amici, uno del sindaco, uno di Marina Rinaldi. Per Mehta pasta al pomodoro e dolce di cioccolata, le sue passioni.