Fascicolo del procuratore capo Motta, indagano i carabinieri La decisione dopo lappello degli archeologi. Reperti a rischio, già rovinate le pitture LECCE - È sopravvissuto per oltre seimila anni, nelle grotte dove la leggenda narra che approdò Enea, il più grande "santuario" neolitico dOccidente. Oggi lincuria delluomo lo mette in pericolo e la Procura di Lecce tenta di capire se vi siano responsabilità nello stato di assoluto degrado in cui versa la Grotta dei cervi di Porto Badisco, gioiello abbandonato tra Otranto e Santa Cesarea Terme. Qualche giorno fa il procuratore capo, Cataldo Motta, ha aperto un fascicolo sullo stato del complesso sotterraneo, delegando ai carabinieri lascolto di alcune persone informate sui fatti. I primi ad essere sentiti sono stati Pino Salamina e Gianni Cremonesini, da anni impegnati in una strenua battaglia in difesa del sito archeologico. Entrambi fanno parte del Gruppo speleologico 'Ndronico, (il primo ne è stato direttore scientifico, laltro presidente) e hanno firmato lappello inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e contestualmente alla procura salentina. In quei documenti sono elencate tutte le pecche nella gestione di quello che avrebbe potuto essere un vero tesoro: il mancato esproprio dei terreni sovrastanti a 41 anni dalla scoperta, lallontanamento di reperti dalla grotta e la mancata catalogazione, gli inesistenti studi sugli scheletri. Senza tralasciare le descrizioni tecniche dei cunicoli carsici, "caratterizzati da fenomeni di corrosione, esfoliazione, disgregatura, scagliatura ed effiorescenza", che porteranno al deterioramento delle pitture. Dalle loro sollecitazioni ha preso le mosse lindagine finalizzata a verificare lo stato di degrado denunciato e i motivi per cui, finora, non siano stati effettuati nella grotta interventi conservativi né operazioni finalizzate allapertura al pubblico. Il "santuario", che si snoda tra corridoi, sale, laghetti a 26 metri sotto il livello del mare, è stato scoperto nel 1970 e visitato da appena 500 persone. La chiusura del sito, in cui sono stati trovati anche altri reperti quali utensili, vasellame, armi e ossa umane, è stata disposta poco dopo la scoperta per impedire che lingresso di visitatori danneggiasse le pitture. Le meraviglie dipinte sulle pareti, però, sono state ugualmente compromesse, alcune pare in maniera irreversibile. E solo di recente la Sovrintendenza per i beni archeologici ha affidato al laboratorio di Archeometria dellUniversità del Salento il compito di monitorare i parametri microclimatici nella grotta, umidità, temperatura della roccia, direzione e intensità del vento, per capire come tentare di arrestare il degrado. La campagna di campionamento, tramite cinque centraline, dovrebbe iniziare a maggio e durare per circa un anno. Lindagine, però, è già partita.