Trentadue famiglie dovranno lasciare Palazzo Reale tra pochi giorni Sarà lo Stato a sfrattare quelli che si considerano «gli ultimi italiani di Prè»: un'esagerazione (ma non troppo) in un quartiere che è sempre più multietnico e multireligioso. Le procedure di sfratto per 32 famiglie che vivono nei palazzi che circondano Palazzo Reale, tra via Prè e vico Sant'Antonio (un tempo un unico complesso della nobile famiglia Balbi Durazzo, oggi di proprietà demaniale) sono arrivate alla fine. Molti inquilini potrebbero trovarsi alla porta l'ufficiale giudiziario già lunedì. Le famiglie per le quali le procedure sono ormai alle battute conclusive sono composte in gran parte da italiani della prima immigrazione dal Sud. Ma anche anziani genovesi e stranieri perfettamente integrati. «Qui vive la memoria storica del quartiere - racconta padre Rinaldo Resecco, parroco di San Sisto - la Soprintendenza vuole svuotare tutto per gestire meglio le ristrutturazioni, dicono che quelle case serviranno per creare spazi a servizio di Palazzo Reale o appartamenti Arsui. Ma così si uccide via Prè». Giorgio Rossini, architetto e soprintendente della Liguria, difende l'operazione. «La proprietà del complesso di palazzo Reale è del Demanio che l'ha consegnata in gestione al ministero dei Beni culturali - dice - Noi abbiamo avviato un'operazione di valorizzazione che terrà conto delle situazioni in atto: ci sono persone sole che occupano immobili molto grandi e potrebbero essere ricollocate, altre che invece non possono vantare diritti. E poi ci sono persone che hanno continuato a pagare un canone non adeguato. E altri che non pagano più da anni». L'obiettivo della Soprintendenza è chiaro: allontanare i "non aventi diritto" e rilanciare Palazzo Reale oggi accessibile solo da via Balbi, aprendolo verso il mare su piazza Statuto come era un tempo, quando i nobili percorrevano Ponte reale che non c'è più e raggiungevano la riva. Collegandolo alla realtà del porto antico. Gli appartamenti meno nobili che fanno corona su via Prè e vico Sant'Antonio saranno invece ristrutturati e avranno un'altra destinazione. In parte a servizio del complesso storico, consentendo di aprire al pubblico la parte del piano nobile che oggi è occupata da uffici. «Quelli che non possono vantare alcun diritto, lasceranno gli immobili di via Prè e vico Sant'Antonio - dice Rossini - Per gli altri, pensiamo invece a una ricollocazione negli stessi palazzi». Il primo problema (burocratico) è che il piano non ha adeguati finanziamenti da parte del ministero per i Beni culturali: mancano, a grandi cifre, almeno due milioni e mezzo di curo. Il secondo problema (umano e sociale) è che i cosiddetti "non aventi diritto" sono uomini e donne che vivono lì da una vita, quasi tutti hanno sempre pagato regolarmente. E sono un baluardo di italianità nei vicoli. «Dicono che qualcuno di noi è subentrato ai parenti che abitavano qui senza averne formalmente diritto - raccontano gli sfrattati - magari è vero, ma se per dieci anni lo Stato ha ricevuto e incassato le rate dell'affitto, come può dire che siamo abusivi?». Il viaggio tra i palazzi che potrebbero svuotarsi è un giro d'Italia e un viaggio nella storia. C'è chi parla con accento pugliese, come Angelo Vizza, 69 anni e Vito Virgilio, 79. Oppure calabrese come Maria Campanella nata a Palmi 63 anni fa. O genovese schietto come Carla Firpo, il nome non lascia dubbi. O napoletano. Sono lì da una vita, raccontano la storia di un quartiere dove magari comandavano le famiglie della mala meridionale d'altri tempi, quella che viveva di contrabbando e traffici. «Ma i loro figli andavano a scuola con i nostri figli e la sera si poteva uscire di casa tranquilli. E se un marinaio molestava una ragazza, è capitato che si sia preso una bottigliata in testa da una lucciola». Oggi, gli italiani di Prè, insieme a nuovi italiani perfettamente integrati, chiedono aiuto: la strada simbolo della città vecchia, dicono, deve continuare a vivere. E non diventare un quartiere straniero.
Genova. Gli "ultimi" italiani sfrattati da via Prè
32 famiglie dovranno lasciare Palazzo Reale tra pochi giorni a causa di procedure di sfratto. Le famiglie sono composte in gran parte da italiani della prima immigrazione dal Sud, ma anche anziani genovesi e stranieri perfettamente integrati. La Soprintendenza vuole svuotare i palazzi per gestire megliore le ristrutturazioni e creare spazi a servizio di Palazzo Reale. L'architetto Giorgio Rossini difende l'operazione, affermando che ci sono persone che non hanno diritti di proprietà e che devono essere ricolocate. Tuttavia, gli sfrattati chiedono aiuto, affermando che la strada simbolo della città vecchia deve continuare a vivere e non diventare un quartiere straniero.
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