Corsa contro il tempo, a Pompei, per evitare i cancelli chiusi agli scavi durante la festività del primo maggio. I sindacati non sono riusciti a raggiungere un accordo con la sovrintendente per garantire l'apertura del sito archeologico. Ma la vertenza non è ancora chiusa. È già partita la caccia ai «volontari» che potrebbero assicurare la vigilanza degli scavi e garantire, così, l'apertura. POMPEI. Apertura del primo maggio: salta il tavolo di contrattazione. Per i sindacati il sito archeologico non aprirà. La soprintendente, Teresa Elena Cinquantaquattro, va avanti, non si ferma davanti al no dei sindacati e spera nel «miracolo» dell'ultimo minuto auspicando l'adesione volontaria del personale. Pompei per aprire avrà bisogno di almeno 28 addetti alla sorveglianza e «ad oggi - spiegano i sindacati - ci risulta che nessuno abbia dato la disponibilità». Cisl, Uil, Unsa e Rdb, dopo cinque ore di riunione negli uffici napoletani, non solo non firmano l'accordo per l'apertura del primo maggio, ma abbandonano il tavolo di negoziazione sbattendo la porta. «Dopo cinque ore di chiacchiere inutili in una bailamme di informazioni e di proposte - spiega Antonio Pepe - la Cisl insoddisfatta delle risposte date dalla soprintendente lascia il tavolo di trattativa». Per Napoli e Baia, invece, l'accordo c'è. «Un accordo che si può definire fantasma - rincara la dose Pepe - visto che alla riunione era assente la maggioranza dei delegati della Rsu, pertanto mancava la componente preposta a stabilire la validità di tale accordo». Ritornando al nodo scavi di Pompei, il piano che adotterà la dirigente si basa sulla chiusura del maggior numero di domus pur di garantire l' apertura del sito. «A cosa servirà aprire l'area archeologica se poi i turisti non potranno vivere in pieno la suggestione delle antiche vestigia», evidenziano i sindacati. Ci- sl, Uil, Unsa e Rdb sollevano, anche il fattore rischio: «Con un numero risicato di custodi a fare da padroni saranno vandali e turisti senza scrupoli, che saranno liberi di danneggiare gli scavi e asportare reperti». «Abbiamo evidenziato alla soprintendente - continua ancora Pepe - che il numero di personale di vigilanza proposto dall'amministrazione non assicura l'apertura di tutte le domus agibili, rischiando di ridurre l'offerta. Tra l'altro senza la giusta garanzia di salvaguardia del bene archeologico». La proposta dei sindacati è stata di impiegare cento unità lavorative per fronteggiare i flussi turistici che si riverseranno nella città antica nel giorno della festa dei lavoratori. Proposta bocciata dalla soprintendente. Secondo i dati statistici raccolti negli anni scorsi, le previsioni annunciano l'arrivo a Pompei di venticinque-mila visitatori nella sola giornata del primo maggio. «Riteniamo incauta l'apertura del sito in mancanza di un accordo - denunciano i sindacati - pertanto nel lasciare il tavolo abbiamo declinato ogni responsabilità per eventuali disservizi che potrebbero essere causati da un numero insufficiente di personale addetto alla vigilanza». Se gli scavi archeologici non apriranno il primo maggio, la città nuova sarà invasa da turisti allo sbaraglio e delusi. Il sindaco Claudio D'Alessio ha disposto un piano pei rendere il più accogliente possibile il soggiorno a Pompei a quei visitatori che rimarranno fuori dal sito archeologico. «Auspico per l'economia locale e regionale che si giunga a un accordo per l'apertura straordinaria degli scavi - ha fatto sapere il primo cittadino - nella peggiore delle ipotesi ho già disposto il piano "Pompei accogliente e sicura" che tra shopping e degustazioni dei prodotti locali renderà il soggiorno piacevole».