Il provvedimento include il condono sulle aree protette, oggi il voto a Montecitorio La deregulation ambientale passa solo con la forza. Ancora una volta il governo ha deciso di blindare il Parlamento con la fiducia per garantirsi l'appoggio di una maggioranza larga sulla carta ma traballante appena si concretizzano progetti ad alto impatto ecologico. Il più devastante di questi progetti è la cosiddetta delega ambientale: un provvedimento omnibus che affida a una commissione di 24 saggi di nomina governativa la riscrittura delle principali leggi che regolano la tutela degli ecosistemi italiani: dall'acqua ai rifiuti, dal paesaggio alla difesa del suolo. Il timone passa dalle mani dei deputati e dei senatori a quelle degli esperti scelti dal ministro dell'Ambiente. E' una maxi delega senza precedenti che impoverisce notevolmente il ruolo del Parlamento. Appena è stato programmato per questo pomeriggio il voto di fiducia alla Camera sulla legge delega è scattata la protesta degli ambientalisti e dell'opposizione. «Per la terza volta il governo fa ricorso a quest'arma», hanno commentato i diessini Valerio Calzolaio e Fabrizio Vigni. «Due volte al Senato, ora alla Camera. Stavolta gli emendamenti da votare erano poco più di 40, dunque non ci sono alibi. Berlusconi voleva salvare la sua villa e aveva paura del voto segreto della sua Stessa maggioranza». «Con questa procedura si chiude definitivamente ogni possibilità di dibattito su temi delicati che riguardano la salute dei cittadini, l'ambiente, lo sviluppo sostenibile e si aprono le porte a sanatorie di ogni tipo», ha aggiunto il segretario del Wwf Gaetano Benedetto. Il riferimento è al condono sulle aree difese dal vincolo paesaggistico, un corpo estraneo allo schema originario della delega ambientale inserito nel corso delle complesse manovre mirate ad aumentare le entrate pubbliche per favorire il progetto di riduzione delle imposte. Si tratta di una delle molte aggiunte che si sono andate sovrapponendo nel corso dei tre armi di tormentato iter del provvedimento finendo per produrre una legge piuttosto anomala che tiene assieme la super delega sull'universo ambientale e singoli provvedimenti pronta cassa come la sanatoria paesaggistica. «E' un'idea da rigettare in toto», secondo il presidente della Legambiente Roberto Della Seta. «Un atto arrogante che mira a legittimare gli abusi paesaggistici nelle aree vincolate», secondo Italia Nostra che parla di incitamento a infrangere le norme di tutela. Opposto il parere di Maurizio Lupi, capogruppo di Forza Italia in commissione Ambiente alla Camera: «Se il governo temesse il voto dei propri deputati non porrebbe certo la fiducia sulla delega ambientale. La maggioranza è assolutamente compatta. Il problema semmai è che ancora una volta la sinistra, davanti ad una legge giusta che permetterà finalmente il rilancio di una politica ambientale seria e di una cultura positiva dell'ambiente, preferisce la demagogia». Resta il fatto che il disegno di legge delega, preparato dal ministro dell'Ambiente Altero Matteoli nell'ottobre del 2001, riuscirà presumibilmente a chiudere l'iter parlamentare solo oggi e solo grazie ai tre voti di fiducia che hanno blindato il provvedimento nei due rami del Parlamento. Il governo dunque, se la legge verrà firmata dal presidente della Repubblica, incasserà un dividendo prodotto della linea decisionista, ma aprirà un fronte molto delicato: la deregulation sui rifiuti è stata già bocciata dall'Unione europea e insistere su questa linea rischia di esasperare il contenzioso con Bruxelles.
Delega per le leggi ambientali governo blindato con la fiducia.
Il governo ha deciso di blindare il Parlamento con la fiducia per garantirsi l'appoggio di una maggioranza larga sulla carta. Il provvedimento include il condono sulle aree protette e la delega ambientale, un provvedimento omnibus che affida a una commissione di 24 saggi di nomina governativa la riscrittura delle principali leggi che regolano la tutela degli ecosistemi italiani. La legge delega è stata programmata per il voto di fiducia alla Camera e ha scattata la protesta degli ambientalisti e dell'opposizione. Il governo ha fatto ricorso a questa procedura per la terza volta, con gli emendamenti da votare erano poco più di 40.
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