1910-2011 Appassionato classicista, studiò Guercino, Guido Reni, Caravaggio e Poussin. Fu mecenate della Pinacoteca felsinea Sir Denis Mahon, critico e collezionista d'arte britannico, grande studioso del Seicento bolognese e del Guercino, è morto nella sua casa di Londra. Aveva cento anni. L'ultima volta che vidi Denis Mahon (Sir Denis) fu a Londra in un luogo squisitamente inglese, una fondazione umanitaria che aveva avuto tra i fondatori William Hogarth. E infatti due suoi dipinti si affacciavano su di noi dalle fiorite cornici dorate. L'occasione era una grande festa per Sir Denis, che aveva donato all'istituto il restauro d'una pala italiana secentesca dalla aggrovigliata storia. Di italiani non c'eravamo che Eugenio Riccomini e io. Eugenio non rappresentava soltanto l'Italia, ma Bologna, la città di cui Mahon era appassionatamente innamorato e di cui era diventato cittadino. Era, se non sbaglio, la primavera del 2007. Mahon, che era nato il 7 novembre del 1910, era ormai vicino a quello che sarebbe stato il suo traguardo dei cento anni, ma se non fosse stato perché si muoveva per le sale su di una seggiola a rotelle, era impossibile riconoscere nei suoi modi gentili e affabili i segni di qualche decadenza. La sua mente era libera e tutto in lui esprimeva la gioia salvifica di chi ha fatto realizzare un restauro e il suo grande piacere di girare di sala in sala rivedendo e ritrovando i suoi autori preferiti. Mahon non fu soltanto un cittadino onorario di Bologna, insignito di una laurea ad honorem dall'«Alma Mater». Di fatto fu il grande animatore della riscoperta del Seicento bolognese, tema della sua vita sin da quando, nel 1934, si era innamorato a Cento del Guercino, di cui sarebbe stato acuto interprete. Certamente Mahon non era stato solo nell'impresa e, oltre a ricordare per i loro notevoli meriti gli amici italiani, come Francesco Arcangeli, Cesare Gnudi, Andrea Emiliani, aveva un solido sostegno di storici che avevano seguito lo stesso suo percorso, specialmente il geniale amico Otto Kurz. Con loro Mahon si addentrò con gli strumenti dello straordinario conoscitore, tanto da lasciare ora al National Art Collections Fund una collezione di 75 dipinti tutti da lui riconosciuti ed acquistati, oltre ad altri già donati alla Pinacoteca di Bologna e altri otto che andranno alle National Galleries di Londra e Dublino. Ma tanto lui che Kurz, oltre a esplorare disegni e dipinti, attuarono una strategia che anche in linea teorica doveva realizzare una revisione di quanto aveva ostacolato sino allora l'apprezzamento della pittura del Seicento, beninteso al di fuori degli entusiasmi per Caravaggio. Barocco, storia d'una parola fu una delle uscite di Kurz (che intanto classificava i disegni bolognesi di Windsor), preceduto, nel 1947, dal libro fondamentale di Mahon dedicato alle teorie artistiche del Seicento. L'etichetta dell'eclettismo, affibbiata ai Carracci, era definitivamente strappata da Mahon e si apriva così un orizzonte assai ampio, quello della ritrovata classicità, preludio a Nicolas Poussin e, per Mahon, scoperta d'una esperienza profonda vissuta dal Guercino con una metamorfosi che soltanto ora la nuova critica comprendeva in tutta la sua portata Con Mahon se ne è andato non solo un grande ed esperto conoscitore che ai riconoscimenti che gli furono tributati in vita aggiunge ora la gratitudine di tutti per le opere che ha lasciato alle collezioni pubbliche britanniche e irlandesi, ma anche colui che ha partecipato a una vera rivoluzione del gusto, un navigatore che ci ha fatto conoscere un nuovo continente.