Quando erano a Venezia, per celebrarne l'inossidabilità, li chiamavano con un solo nome: Gaiacco. Una creatura mitologica, metà Galan (Giancarlo), metà Miracco (Franco), per un decennio portavoce e uomo ombra, ora pienamente emerso alla luce del sole come consigliere dei ministro. A settant'anni torna al primo amore, la Cultura. E promette sfracelli. Non è intatti l'irruento Galan il solo caterpillar di via del Collegio Romano. E' il felpato Miracco, nato a Cervarese Santa Croce nel padovano, pendolare per una vita tra il Veneto e Roma, di raffinate radici culturali: animatore in gioventù del Teatro giacobino veneziano che si meritò alla vigilia del '68 un'entuasiastica recensione di Sandro De Feo sull'"Espresso" ("Questi giovani non sono disposti a compromettere nulla"), assistente universitario di Storia dell'arte con Giulio Carlo Argan. Un intellettuale, insomma, per di più comunista: non di provincia e non pentito come Sandro Bondi. Amante del potere e della manovra politica. Da ragazzo incrocia Mario Alicata, il temuto direttore delle sezione centrale del Pd (."arlava con mio padre davanti a Montecitorio, aveva le dita sporche dell'inchiostro del giornali"), negli anni Settanta Giorgio Napolitano e Aldo Tortorella gli affidano una missione delicata: "A Botteghe Oscure mi incaricarono di tornare a Venezia, per la Biennale. Nel '75 il presidente era Carlo Ripa di Manna, la mostra era dedicata alla Spagna, i comunisti spagnoli non si fidavano di lui perché socialista, io dovevo garantire la correttezza politica dell'evento". Funziona, a Miracco toccano i rapporti culturali con la Ddr e con i sovietici: "Mi avevano promesso di portare la Giuditta del Giorgione dall'Hermitage, all'ultimo momento l'addetto culturale dell'ambasciata Urss mi comunica che no, non ce la danno. Mi levai un mocassino e glielo tirai in faccia". A Venezia il suo punto di riferimento è Gianni Pellicani, migliorista. Torna a Roma nel primi ami Ottanta, richiamato dal sindaco Luigi Petroselli, in tandem con Renato Nicolini. Coltiva i beni culturali, con il progetto incompiuto dl un parco archeologico ai Fori Imperiali. 0ggi ricorda: 'Era un Pd pericolosamente e intelligentemente attento alle novità, alle figure autonome". Negli anni Ottanta quel Pci non c'è più e comincia il girovagare: con Luigi Zanda al Consorzio Venezia Nuova, cura la pubblicazione di "Fondamenta degli incurabili" del Nobel Josif Brodskij, litigio furioso con Paolo Savona e l'incontro con Galan, nel 2001. Miracco accumula poltrone (portavoce in Veneto e nel cda Biennale) e nemici. Perché quando c'è da muovere l'attacco diventa implacabile. Ne sanno qualcosa Luca Zaia e Walter Veltroni ("La sua Festa del Cinema è roba da bujaccari", tuona Galan, ammettendo poi che l'espressione romanesca gli era stata suggerita dall'alter ego). Per questo, ora, al Collegio romano in tanti tremano.