Una mostra celebra il Palazzo di Giustizia Una mostra celebra la storia dell'imponente monumento inaugurato l'11 gennaio 1911 Uno dei luoghi simbolo di Roma viene "raccontato" attraverso una mostra che ne ripercorre la nascita e il ruolo che negli anni ha assunto nel tessuto urbano cittadino. "1911-2011. Il Palazzo di Giustizia. Un'architettura simbolica per Roma Capitale" è il nome dell'esposizione allestita nel monumentale corridoio davanti all'Aula Magna che, dal 28 aprile al 3 luglio (ingresso gratuito dalle 10 alle 20), offrirà al pubblico l'occasione di scoprire un monumento, oggi sede della Corte suprema di Cassazione, solitamente precluso, attraverso un repertorio di un centinaio di pezzi. "Palazzaccio" - come è conosciuto dai romani - veniva inaugurato tra il lungotevere e piazza Cavour cento anni fa, nato da un progetto architettonico fortemente voluto dall'allora Ministro di Grazia e Giustizia Giuseppe Zanardelli, definito da subito «imponente» dallo stesso architetto-ingegnere e direttore dei lavori Guglielmo Calderini, perugino, che si aggiudicò la gara pubblica nel 1887. Dai quadri ad olio con i bozzetti originali preparatori degli affreschi dell'Aula Magna realizzati da Cesare Maccari, a documenti inediti, disegni e progetti, fotografie d'epoca che offrono un reportage dal cantiere, fino a statue, mobili originali di arredo e divise storiche: questo e molto altro offre l'inedita mostra organizzata da Alessandro Nicosia, presidente di Comunicare Organizzando. «La vicenda del Palazzo di Giustizia è raccontata da un repertorio di documenti messi per la prima volta a sistema, recuperandoli dagli archivi, afferma Nicosia. Alla presentazione di mercoledì scorso sono intervenuti Giuliano Amato, presidente del comitato dei garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità, Ernesto Lupo, presidente della Corte di Cassazione e il procuratore generale Vitaliano Esposito, oltre al sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro e all'assessore alla Cultura di Roma Capitale Dino Gasperini. Il percorso dell'esposizione, curato da Emanuele Martinez, rimane neutrale su alcuni fatti che hanno riguardato la storia, problematica, del cantiere. Primo fra tutti il sospetto suicidio di Calderini, che morì nel 1916 a 79 anni (cinque anni dopo l'inaugurazione del Palazzo, i cui lavori erano iniziati nel il 14 marzo del 1888), scelta estrema che potrebbe essere legata alle critiche piovute sul Palazzaccio. La natura alluvionale del terreno creò da subito problemi di stabilità, e i tempi dilatati nella costruzione, che fecero lievitare i costi e aumentare i sospetti di corruzione, portarono ad un'inchiesta parlamentare nel a 1912. A tutto questo s'aggiunsero i sospetti di raccomandazione da parte del bresciano Zanardelli verso le ditte bresciane per la lavorazione del marmo estratto dalla cava di Botticino. «Palazzaccio, come viene chiamato, fa pensare a qualcosa di brutto, ma è un termine dovuto in origine ad un'idea di giustizia punitiva», commenta Lupo, «ora questa mostra offre la possibilità di vedere direttamente il Palazzo, di scoprirne le qualità e superare questa definizione. E esserne orgogliosi». «Il Palazzo di Giustizia nasceva per essere luogo che simboleggiasse la giustizia e per questo doveva essere maestoso e grandioso, e ogni dettaglio decorativo doveva essere ricollegato al diritto romano», conclude Lupo. Del resto lo stesso Zanardelli all'epoca dichiarò nella Relazione sull'approvazione del progetto: «È necessario consigliare il carattere, direi quasi monumentale, del Palazzo, un aspetto grandioso e severo, come si conviene al tempio della giustizia». Oggi i romani hanno la possibilità di ammirarne non solo il magnificente prospetto architettonico, ma anche l'affascinante storia
Roma. "Palazzaccio" compie 100 anni
Una mostra celebra il Palazzo di Giustizia, inaugurato il 11 gennaio 1911, attraverso un repertorio di 100 pezzi. La mostra, dal 28 aprile al 3 luglio, offre al pubblico l'opportunità di scoprire il monumento, solitamente precluso, attraverso documenti, disegni e progetti. La vicenda del Palazzo di Giustizia è raccontata da un repertorio di documenti messi per la prima volta a sistema, recuperandoli dagli archivi. La mostra rimane neutrale su alcuni fatti problematici, come il sospetto suicidio dell'architetto Guglielmo Calderini e l'inchiesta parlamentare del 1912.
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