Miracco, consigliere di Galan: poco tempo per un altro curatore. «Toscani? La cultura dell'insulto» VENEZIA - La verità su Vittorio Sgarbi la sapremo con certezza solo il 5 maggio prossimo quando verrà ufficialmente presentato il Padiglione Italia a Roma. Per ora l'unica cosa certa, al ministero, è che i tempi tecnici per trovare un nuovo curatore per il padiglione non ci sono più. «Se Sgarbi dovesse dare effettivamente le dimissioni - dice Franco Miracco, consigliere del ministro per i Beni Culturali Giancarlo Galan - allora dovremmo appendere fuori un cartello tipo: "chiuso per vuoto" o "chiuso perché non c'è"». Un'ipotesi dadaista che non farebbe piacere a nessuno perché l'assonanza con «chiuso per vergogna» sarebbe troppo forte. «Poi sarebbe una provocazione già fatta nel Sessantotto con la Biennale di Pasolini e Pontecorvo», continua Miracco. Che cosa? «Padiglione Italia chiuso contro i padroni...».. Il ministero dunque non contempla l'ipotesi che Sgarbi voglia andare veramente fino in fondo con la sua protesta per la mancata nomina al vertice della sovrintendenza veneziana. A sentire Miracco il binomio sgarbiano «sovrintendente-curatore oppure niente» non ha basi concrete perché l'incarico di sovrintendente al polo museale di Venezia, il ruolo di curatore del padiglione Italia e le operazioni fatte al di fuori del logo della Biennale come la galleria fotografica sul paesaggio italiano di Forte Marghera non sono collegate tra loro. «Sgarbi fa una natura morta stravagante mettendo insieme i due ruoli e le altre idee: i cavoli e le rose sono cose diverse». Per la sovrintendenza non si poteva fare diversamente: Galan si è attenuto alle regole, esattamente come quando era ministro dell'Agricoltura. Ne è sicuro Miracco. Ed è sicuro che le affermazioni del fotografo Oliviero Toscani che ha scagionato il critico ferrarese per i ritardi dando la colpa al «mediocre Galan» siano fuori luogo. «Toscani è un grande fotografo, ma l'emergere trionfante della cultura dell'insulto fa sì che alla fine resti solo l'offesa e venga dimenticata la sostanza delle cose». Per il consigliere di Galan infatti gli attacchi di Sgarbi e Toscani colpiscono, più che il suo ministro, i sovrintendenti che «sono persone qualificate e preparate che con pochi, pochissimi mezzi tutelano il nostro patrimonio». Non è un caso infatti se la mostra fotografica di Toscani, quella a Forte Marghera, doveva essere curata anche da Salvatore Settis che è sì entrato in polemica con il ministro, ma si è guardato bene da insultare sovrintendenti e funzionari, quelli che, secondo il fotografo, «sono pagati per tirare il freno a mano». Per Miracco la lista è lunghissima e Nepi Sciré, Francesco Valcanover, Mario Piana, Annalisa Bristot e Renata Codello sono solo alcuni nomi. «Sono i nomi di chi ha permesso di restaurare veramente palazzo Grimani che non è stato aperto dalle belle mostre di Sgarbi, ma da chi era al ministero prima di lui, gente che ha lavorato con pazienza e fondi ridotti a disposizione».