Vittorio Sgarbi non mola la presa su Venezia. Nonostante la nomina di Giovanna Damiani a soprintendente lagunare, l'ex sottosegretario ai beni culturali, che è stato bocciato dal neo ministro di via del Collegio Romano, Giancarlo Galan, ora ha trovato un nuovo alleato nella sua battaglia per conquistare la carica: la Lega di Umberto Bossi. Che adesso potrebbe scegliere proprio Vittorio come sottosegretario leghista, in un rimpasto di governo. Più che una scelta a favore di Sgarbi, quella dei leghisti, scritta nero su bianco sul quotidiano La Padania, appare come l'ennesima dichiarazione di guerra contro l'ex governatore della regione Veneto, uno degli uomini più avversati dagli esponenti del ' Carroccio. Lidiosincrasia di Galan nei confronti di Sgarbi è antica: da ministro per le politiche agricole, in accordo con l'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciaci e l'attuale primo cittadino Giorgio Orsoni (questi ultimi due, appartenenti alla sinistra), definì «alquanto singolare l'ipotesi di proporre Vittorio Sgarbi alla fondamentale responsabilità di soprintendente al Polo museale di Venezia». Questo perché il critico d'arte, secondo Galan, "negli ultimi venti anni di tutto si è occupato tranne che di un umile e fattivo lavoro nella pubblica amministrazione di beni culturali». Dichiarazioni che riportavano fedelmente la linea dell'uomo ombra di Galan, Franco Miracco, che nonostante l'adesione al movimento "Verso Nord" (creato insieme a Cacciari) non ha mai abbandonato Giancarlo, nemmeno adesso: è stato infatti nominato consigliere del ministro, incarico che dà diritto a una stanza al dicastero. La Lega da tempo scalpita per ottenere un posto da sottosegretario ai beni culturali, per ottenere l'agognata delega al paesaggio (che tanto serve ai governatori leghisti del Veneto e del Piemonte, ovvero Luca Zaia e Roberto Cota): più che la soprintendenza, ora al Carroccio Sgarbi serve per contrastare Galan proprio all'interno del "suo" ministero.. Anche per questo Galan, temendo l'arrivo di un rappresentante della Lega, ha già voluto rassicurare personalmente Francesco Maria Giro, attualmente unico sottosegretario, dicendogli che il suo posto è blindato: anche perché l'esponente romano del Pdl ha dimostrato, nei fatti, di saper gestire al meglio la macchina ministeriale, specie durante l'ultima stagione al dicastero di Sandro Bondi. Senza Giro, Galan si ritroverebbe con il fiato della Lega sul collo: senza dimenticare che il neo ministro viene a Roma solamente due giorni alla settimana, mercoledì e giovedì. E se Umberto Bossi scegliesse proprio Sgarbi come suo delegato alle politiche culturali, per Galan sarebbe una Caporetto. Con un critico d'arte iperattivo come lui, capace di far lavorare i collaboratori anche di notte, diventerebbe il vero ministro: e Vittorio, come racconta chi lo conosce bene, per questo incarico sarebbe pure disposto a fare a meno del programma televisivo che sta elaborando con Bibi Ballandi. Dopotutto, lo stesso Sgarbi, nel suo ultimo libro, ha scritto: «Quando accettai molti anni fa la candidatura nelle elezioni amministrative di San Severino, pensai che fosse possibile trasmettere insieme alla politica anche valori culturali, così come nel passato fecero Giovanni Gentile e Benedetto Croce. Poi si è purtroppo creato una sorta di dissociazione, per cui il potere si è allontanato dalla cultura». Ora per lui sembra arrivato il momento di tornare ad avvicinarsi al potere, grazie alla Lega.