Lassociazione partigiani con una lettera contesta la decisione di bloccare la destinazione prescelta in via Duomo La sede individuata dal Comune è la chiesa di San Severo al Pendino ma i Beni architettonici si sono opposti «Al complesso monumentale di San Severo al Pendino non può essere data destinazione più nobile che quella di un museo della Resistenza». Ci ripensi, dunque, il soprintendente ai Beni architettonici Stefano Gizzi. Ci ripensi a quel «no» scagliato contro la decisione della giunta Iervolino di istituire lì, nella chiesa di via Duomo di proprietà del Comune, il museo della Resistenza. Glielo chiede lAnpi, lassociazione nazionale partigiani dItalia (che dovrebbe gestire il museo), con una lettera firmata dal presidente del comitato provinciale di Napoli, il partigiano delle Quattro Giornate Antonio Amoretti. Che a qualche giorno dal battibecco tra il sindaco Iervolino, che vuole il museo a San Severo al Pendino, ed il soprintendente Stefano Gizzi, che non condivide la scelta, ha preso carta e penna. «Ritengo che la sua posizione - ha scritto Amoretti a Gizzi - sia frutto della mancata conoscenza di che cosa sia e che cosa si proponga lAnpi». E via con la storia dellassociazione e con le credenziali che ne fanno un organismo di spessore culturale, sociale e morale. «In un Paese come il nostro, attraversato da tangentopoli, affittopoli, vallettopoli, escortopoli, e chi più ne ha più ne metta, lAnpi mai è stata neppure sfiorata lontanamente da uno scandalo». «NellAnpi di Napoli - continua - militano donne e uomini di ogni idea politica; non subisce alcuna influenza dai partiti politici; lunica politica esercitata è lantifascismo. LAnpi è la casa di tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della democrazia, della libertà e della pace e che intendono essere baluardo e presidio della nostra Costituzione, da più parti oggi revisionisticamente attaccata». Il tentativo dellAnpi è ammorbidire la posizione di Gizzi, che in una nota alla Iervolino sè mostrato piccato e "politicamente preoccupato": «Si apprende con vivo stupore della decisione unilaterale e non concordata, da parte della sua giunta, di destinare il complesso monumentale ecclesiastico di San Severo al Pendino a un museo con ovvie implicazioni politiche. Pertanto, la scelta di cambio di destinazione duso delledificio, che deve essere sottoposta a questa Soprintendenza, non appare condivisibile». Di qui la precisazione di Amoretti: «LAnpi non è un partito, non dipende da alcun partito, non subisce linfluenza di alcun partito». Il suo impegno per la realizzazione del museo potrebbe anzi costituire un «ulteriore arricchimento culturale della nostra città, che vedrà incrementare i flussi turistici, anche grazie ai rapporti che lAnpi di Napoli intrattiene con le consorelle diffuse su tutto il territorio nazionale e allestero».