Restaurare un immobile e abbandonarlo a se stesso è un dispendio di soldi e tempo. È il caso dell'ex convento di Sant'Agostino, di proprietà regionale, la cui storia della rinascita risale al 1995 quando il Comune inserì nel programma Urban il progetto per il trasferimento del «museo del Papiro» nei suoi locali, così come indicato anche nel Piano particolareggiato. Cinque miliardi di lire la somma stanziata dalla Regione, co-finanziata dall'Unione europea. Un progetto conclusosi nel 2007 e nel quale venne coinvolta la Soprintendenza che, nel 2008, ottenne l'assegnazione di parte dell'edificio di via Nizza per trasferirvi la sua sezione Paesaggistica. Tra rimpalli e ritardi vari, il risultato è che il museo non può trasferirsi visto lo stato precario in cui si trova ora l'immobile. E pure la Soprintendenza attende ancora di cambiare casa. Per il «restauro del restauro» occorrono adesso almeno 400 mila euro, secondo l'ultima stima della Regione. «Lasciare che questi contenitori pubblici siano dimenticati - afferma Franco Formica, ingegnere e consigliere comunale del Pd - vuol dire un ingente spreco di risorse e tempo. Certamente, aprire ai consiglieri della commissione Urbanistica le porte di immobili in oblio come il convento di via Nizza o, mercoledì scorso, la caserma Caldieri rappresenta un fatto positivo per il quale va il merito all'assessore Messina e al presidente Sorbello di aver riacceso i riflettori su un argomento di rilievo qual è quello dei tesori abbandonati in Ortigia». Argomento che si collega a un altro tema attuale: il Piano particolareggiato di Ortigia e l'utilizzo di questi edifici di proprietà pubblica. «Si potrebbe ipotizzare di destinare questi immobili - prosegue il vicepresidente del Consiglio comunale - a sede di uffici pubblici, siano essi comunali, provinciali o regionali. E ciò permetterebbe anche di risparmiare cifre considerevoli per le locazioni. Basti pensare alle somme spese dal Comune per l'affitto di uffici del genio civile, dell'Urbanistica o degli uffici tecnici della Provincia, solo per citarne alcuni». 28042011