Unopzione con tanti benefici, ma da valutare con attenzione Lorto e il verde produttivo stanno riconquistando spazi rispetto al verde ornamentale Forse il nostro Dna contadino non ne vuole sapere di essere cancellato, ma resta innegabile che stia crescendo una voglia di ritorno alla terra che prende le forme più varie. Non è uno scherzo e nemmeno utopistico sostenere che in qualche modo dovremmo tornare ad essere tutti contadini. È unopzione di grande civiltà, neanche tanto difficile da mettere in pratica. Perché si può partire da una semplice scelta alimentare non dimentichiamoci che «mangiare è un atto agricolo» - passando per il cimento dellorto, fino a veri e propri investimenti economici. Come gli interessanti "Gat", che acquistano quote di terreni e li affidano a giovani contadini, o le varie declinazioni di ciò che negli Usa si chiama Community Supported Agriculture, un modo per finanziare le aziende agricole in cambio di prodotti. Sono tutti modi creativi e innovativi di sostenere lagricoltura pulita e multifunzionale, oltre a migliorare la propria dieta in maniera conveniente per le tasche. Così si ricostruisce un rapporto e unempatia con il mondo rurale che non è balzano immaginare possa poi sfociare in cambiamenti di vita. Lopzione di un ritorno concreto alla campagna, a sporcarsi la mani, è certo quella più impegnativa, ma come tutte le cose più difficili è in grado di regalare grandi soddisfazioni, prospettive di vita appaganti e anche sane, perché quello del contadino, se fatto bene, è un lavoro che nobilita per davvero. È normale che in una società che si è dimenticata dellagricoltura, in cui la popolazione attiva impegnata in questo settore ha raggiunto percentuali irrisorie, prima o poi qualcuno decidesse di dire basta e di rioccupare gli spazi lasciati vuoti. Qualcosa riemerge sotto nuove forme e salva piccole porzioni di terra dalla cementificazione o dallabbandono, conserva il paesaggio e produce in maniera attenta allambiente e alle esigenze umane. Resta linterrogativo se questa però sia vera ruralità, cioè se tutto ciò sia in grado di ricostruire realmente un nuovo tessuto tra il territorio e chi lo abita, consentendo alle campagne di tornare ad essere motrici di cultura e reale benessere. La tentazione di importare modelli e stili di vita urbani può essere deleteria: capita che gli agriturismi siano una scusa per ristrutturare la casa di campagna e assecondare non precisate voglie di sentimenti bucolici, che tante villette trasformino le aree rurali in dormitori soltanto un po meno tristi di molte periferie urbane. Tanti volenterosi ritorni alla terra, poi, rischiano di essere piccole oasi in un deserto umano e culturale. Perché per tornare alla terra non è sufficiente volerlo con ogni migliore intenzione: bisogna essere preparati, si dovrebbe essere aiutati da incentivi e agevolazioni che non ci sono, gratificazioni che non arrivano mai. La burocrazia quasi sempre mette i bastoni tra le ruote e non è giusto che un giovane si debba per forza isolare dal mondo se sceglie di tornare in campagna: senza banda larga, senza servizi e senza scuole. Ogni forma di riavvicinamento alla terra è benvenuta e, anzi, rinnovo il mio invito a diventare tutti contadini in qualche modo ma, come dice Ermanno Olmi, prima di tutto dovremmo tornare ad essere «ortolani di civiltà», anche se viviamo in centro a Milano. www.slowfood.it
Ecco perché dobbiamo tornare tutti contadini
La società sta riconquistando spazi rispetto al verde ornamentale e ciò sta portando a un ritorno alla terra. Un'opzione con molti benefici, ma da valutare con attenzione. Il ritorno alla terra può essere fatto in diversi modi, come ad esempio attraverso la scelta alimentare, l'acquisto di quote di terreni e la partecipazione a progetti di agricoltura sostenibile. Questo può portare a un rapporto più stretto con il mondo rurale e a cambiamenti di vita. Tuttavia, il ritorno alla terra non è facile e richiede incentivi e agevolazioni. La burocrazia può essere un ostacolo e non è giusto isolare i giovani dalla società se sceglie di tornare in campagna.
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