I FORTI di Genova? Sono dello Stato e quanto deciso dal Governo nel 2000 (ministeri dell'Economia e peri Beni culturali) a proposito della loro alienazione è corretto. Per cui il Comune non può accampare diritti sostanziali su quelle strutture. La decisione, undici anni dopo l'avvio della causa e un iter complesso, arriva dalla Tar della Liguria che ha rigettato il ricorso della civica amministrazione contro la possibilità di vendita delle fortificazioni da parte dello Stato "per fare cassa" di una serie di strutture demaniali come i forti di Genova, l'ex deposito Sali e alla casa già Bonino-Ratto. Il Comune si era ritenuto leso dal decreto del 2000 citando una serie di contestazioni sul merito e sul metodo oltre alla «violazione del principio di buona amministrazione e di collaborazione tra enti pubblici». Nel luglio del 2000 il Tar aveva accolto la sospensiva chiesta dal Comune, ma nel merito ha concluso dando torto a Tursi che aveva evidenziato oltre all'uso delle strutture da parte del Comune, come gli stessi fossero «funzionali a dei progetti di utilizzo nell'ambito della pianificazione locale, e hanno un valore storico o paesistico». Il Tar ha stabilito che le concessioni date dallo Stato al comune per i beni oggetto della contesa erano «sempre stati di breve durata, e quindi da non poter ingenerare l'affidamento». Con la sola eccezione del forte di Begato concesso per due anni. Mentre è stata ritenuta non valutabile («prematura») la tesi della valenza storico-paesistica. Che succederà ora? «La sentenza è su un vecchio contenzioso, dobbiamo valutare in sede legale il da farsi - ha commentato l'assessore Pinuccia Montanari - Abbiamo però in corso da tempo il confronto col Demanio per definire un utilizzo razionale delle strutture».