Un nuovo gigante mondiale secondo soltanto al Louvre I cinesi mirano a conquistare nuovi primati anche in campo museale. Tanto che sono riusciti a trasformare nel nuovo gigante espositivo mondiale il loro Museo nazionale della Cina (Mnc), costruito nel 1959 in piazza Tienanmen, a Pechino, a un passo dall'ingresso alla città proibita e al mausoleo di Mao. Ci sono voluti lavori durati tre anni, e un investimento di 250 milioni di euro, per dare alla Cina un museo degno della sua nuova potenza economica mondiale e che racconta la sua storia patriottica, con molte lacune sulla repressione. È il risultato della fusione del museo della Storia della Cina e di quello della Rivoluzione, entrambi prevalentemente politici e di scarso richiamo espositivo. Ma ora, tutto cambiato e rinnovato, inaugurato un paio di settimane fa, dopo i lavori di amplia-mento, il prestigioso museo nazionale della Cina per la metà è una scatola vuota perché non ci sono sufficienti opere d'arte per allestire le sale. La scarsità di quadri e sculture del nuovo museo fa da contraltare alla sovrabbondanza di opere d'arte dei musei europei, tedeschi, inglesi, e italiani. Tanto da aver convinto le autorità culturali cinesi a esplorare forme di cooperazione con i grandi musei esteri per organizzare esposizioni temporanee, ma a lunga durata. E se si pensa che la nuova istituzione museale di Pechino, nel nuovo formato maxi, attende, secondo le previsioni, da 8 a 10 milioni di visitatori l'anno, si capisce l'interesse che può suscitare l'iniziativa di Pechino. L'Italia hanno proposto una mostra sulla caduta del Rinascimento, e anche il British Museum si è dichiarato interessato a collaborare come pure Victoria Albert museum. Ma le linee editoriali del museo non sono limpide. La Francia ha un accordo di cooperazione con la Città proibita e continua su questa strada, anche se, secondo un passa parola che arriva da Shanghai, il museo dovrebbe ospitare a fine maggio, per due o tre mesi, una esposizione del gruppo Lvmh: quattro sale dedicate a Louis Vuitton e il viaggio. E, nel momento della rivalità tra i maggiori musei del mondo quello di Pechino ha rivelato subito un paradosso invitando come prima esposizione straniera «L'art des Lumières», grazie a un colpo da maestro della diplomazia tedesca, con il supporto di Bmw, che in Cina vuole meglio penetrare. L'esposizione permetterà per un anno di presentare al pubblico cinese 600 capolavori del XVIII secolo, tra i quali il busto di Kant, il ritratto di Voltaire, provenienti dai musei di Berlino, Monaco e Dresda. In una vetrina si potrà ammirare «L'Enciclopedia» di Diderot, che all'epoca conobbe un'opposizione paragonabile a quella di Google attualmente in Cina. La rassegna mostra opere che hanno una eco singolare sul giro di vite repressivo di queste ultime settimane in Cina, che ha registrato anche l'arresto del padre dell'avanguardia artistica cinese, l'artista Ai Weiwei il 3 aprile. E, al tempo, non hanno trovato spazio sulla stampa cinese le parole del ministro tedesco degli affari esteri, Guido Westerwelle, pronunciate in occasione dell'inaugurazione, sugli ideali del secolo dei Lumi, il rispetto per la dignità, lo stato di diritto e la libertà individuale e le idee che hanno portato, come un filo diretto secoli dopo, alla caduta del muro di Berlino. L'imponente edificio colonnato pre-esistente, d'architettura conforme alla dottrina del realismo socialista è stato ampliato tanto da aggiudicarsi alla fine dei lavori, misure alla mano, con i suoi 192 mila mq, il secondo posto nella classifica mondiale dei musei. Secondo soltanto al Louvre di Parigi (210 mila metri quadrati). Più del Met (Metropolitan museum) di New York, doppiato per un soffio (180 mila mq), e più del russo Ermitage di San Pietroburgo che al confronto risulta essere esteso poco meno della metà (108 mila metri quadrati). L'aumento esponenziale di taglia del museo di Pechino è firmato dallo studio tedesco Gerkan, Mark Partners, progettisti di Amburgo, specializzati nella costruzione di aeroporti, stadi e stazioni ferroviarie. A loro si deve l'ampliamento del museo sulla piazza simbolo di Pechino grazie ad una immensa piastra di nuova costruzione che è stata edificata dietro le facciate del vecchio museo. Un lavoro che ha trasformato il gigantesco edificio in stile staliniano, a ferro di cavallo, inserendo all'interno una nuova costruzione, più grande del museo pre-esistente ed ad essa collegata a formare un nuovo tutt'uno. Completamente cambiato l'ingresso, gigantesco, e le sale per le esposizioni. Un museo grandioso, in stile con la potenza che la Cina vuole mostrare al mondo così come ha fatto con il suo faraonico padiglione a forma di piramide rovesciata edificato in occasione dell'Expo di Shanghai appena archiviata. Da quando è stato inaugurato, il 27 marzo, 8 mila visitatori al giorno possono visitare le sale con allestimenti permanenti, come quelle dedicate alla «Via della rinascita», che partono dal periodo delle umiliazioni subite dalla Cina durante il periodo colonialista dei paesi occidentali, e raccontano le tappe del risveglio nazionalista e il periodo della modernizzazione con l'avvento della prima repubblica. Soffermandosi soltanto sui grandi successi economici degli ultimi anni, la conquista dello spazio fino alle Olimpiadi del 2008. Due sole fotografie ricordano la rivoluzione culturale ma senza fare allusioni alle sue atrocità, come anche nei rapporti con il Tibet. Nella altre sale delle esposizioni permanenti trovano spazio le collezioni di bronzi antichi, le porcellane cinesi e le statue di Buddha e le sale dedicate alla pittura del periodo Mao o neo Mao. Su eventuali nuove acquisizioni e mostre le decisioni sono rinviare a luglio. Il polo espositivo rinnovato grazie a interventi durati tre anni. Attende 8 milioni di visitatori l'anno, ma oggi molte delle enormi sale sono vuote perché le opere non sono sufficienti. E pensa a possibilità di cooperazione con istituzioni culturali europee.