Una situazione ingarbugliata. Sabato sera, dalle 19 alle 24, la Galleria degli Uffizi rimarrà aperta in occasione della Notte bianca voluta dal sindaco Renzi. L'ingresso sarà libero (le biglietterie neanche apriranno) e per l'amministrazione dello Stato sarà a costo zero, poiché i circa 8mila euro necessari per pagare i 52 custodi e un funzionario, ce li metterà il Comune. Questa decisione ha minato anche la sola speranza di tenere aperti gli Uffizi, perché trovare 104 custodi (52 per il 30 sera e altrettanti, volontari, per il 1 maggio) è pressoché impossibile. E come se non bastasse il Mibac e le organizzazioni sindacali hanno siglato un accordo che prevede, tra l'altro, che chi ha avrà lavorato i130 sera non potrà «rimontare» il 1 maggio (una «regola» fiorentina in un accordo nazionale.., davvero strano). E così l'apertura al solo prezzo simbolico di un euro del primo museo d'Italia (come in passato), in uno dei giorni di maggior affluenza turistica a Firenze, sarà diventata fantascienza. Questi i fatti. Ma c'è un risvolto riguardante i rapporti tra Stato e Comune - in materia di beni culturali - diventati più stretti dopo l'accordo tra l'ex-ministro Bondi e Renzi del 13 gennaio 2011. Se la priorità fosse stata accontentare quanti più turisti possibile, non ci sarebbero stati dubbi: gli Uffizi dovevano rimanere aperti il 1 maggio (giornata piena, ovvero 56mila ingressi) e non i130 aprile sera (quando, se va bene, entreranno 3mila3500 visitatori). Invece la priorità è un'altra ed è legata alla volontà tutta renziana di dare un'immagine diversa della città, ma completamente dipendente da lui. Insomma il sindaco che «piega» alle sue volontà anche il primo museo d'Italia, statale. Allora in tanti guardano alla soprintendente Cristina Acidini, che del Polo Museale fiorentino (di cui gli Uffizi fanno parte) è la guida carismatica oltre che fisica. Perché, pur potendolo fare, non si è opposta alla volontà di Renzi, contribuendo invece all'accrescimento del suo potere d'immagine? Infatti se l'Acidini avesse deciso di non aprire gli Uffizi il 30 sera bensì il 1 maggio, non avrebbe speso un euro perché avrebbe pagato il Mibac. Invece la decisione della straordinaria apertura di alcuni musei (Uffizi, Accademia, Palatina e Galleria arte Moderna) il 2 maggio, comporterà una spesa di 28.490 euro, a carico della stessa Soprintendenza. Una scelta poco comprensibile ma evidentemente ben ponderata: ai custodi è stata infatti prospettata la possibilità di lavorare il 30 sera e poi, nell'accordo del 21 aprile siglato tra Mibac e sindacati, gli stessi lavoratori hanno scoperto che, se impegnati per la Notte bianca, non avrebbero potuto lavorare il 1 maggio. Insomma un altro piacere a Renzi, che ha da rammaricarsi solo di non poter tenere aperti i musei civici per fare en plein. I perché di tutti questi problemi vanno cercati nei tanti rapporti e interconnessioni che legano i vari centri di potere in questa città, soprattutto in materia di beni culturali, che rappresentano una miniera da cui trarre vantaggi. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la soprintendente Acidini fa parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Palazzo Strozzi in rappresentanza proprio di quel Comune di Firenze che è uno dei 3 fondatori istituzionali. E si badi bene che - diversamente dalla Fondazione Maggio Musicale fiorentino, dove Renzi è presidente e lo Stato è un socio fondatore - nella fondazione presieduta da Lorenzo Bini Smaghi lo Stato invece è assente. E allora, che ci fa la soprintendente Acidini? E evidente che la sua presenza in quel board contribuisce a «frenare» qualsiasi tipo di critica a Renzi e alla sua azione che dalla scorsa estate, dal lancio della bagarre sul David, è tesa ad alleggerire il peso dello Stato-Golia sul territorio fiorentino. E tutto ciò nonostante l'articolo 9 della Costituzione...