Bisogna resistere agli amministratori che non vigilano, a chi fa leggi sbagliate Palazzo Teti Maffuccini cade a pezzi, la tenuta di Cavour a Leri sta crollando Beni culturali in agonia Incontro con Stella a Bolzano «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»: parole impresse nell'articolo 9 della Costituzione italiana, e parole che introducono il terzo giorno, dedicato alla «resistenza allo spreco», del Festival delle Resistenze contemporanee di Bolzano, organizzato dal dipartimento cultura italiana della Provincia e volto a indagare attraverso sette giornate tematiche, ognuna delle quali ispirata a un articolo della Costituzione, le nuove forme di resistenza nella contemporaneità. La giornata di oggi inizierà alle 10.30, quando in piazza Matteotti il meteorologo Luca Mercalli spiegherà ai ragazzi delle scuole medie i cambiamenti climatici, mentre a Bressanone alla stessa ora andrà in scena lo spettacolo per le scuole di Antonio Viganò. Impronte dell'anima, sullo sterminio di trecentomila persone durante il nazismo perché non conformi ai parametri di una razza sana e forte. Il pomeriggio invece sarà animato alle 15 dalla maratona ecologica, alle 17 da un workshop ecologico rivolto ai ragazzi dei centri giovani, mentre alle 18.30 il fondatore di Last minute market Andrea Segrè parlerà di spreco alimentare. Alle 20.30 giungerà infine l'atteso momento dell'intervento del giornalista del Corriere della sera Gian Antonio Stella il quale presenterà, sempre in piazza Matteotti, il suo ultimo libro scritto a quattro mani con Sergio Rizzo Vandali. L'assalto alle bellezze d'Italia (Rizzoli, 2011), sullo spreco e sull'abbandono del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese. All'incontro, dal titolo Bellezze d'Italia, parteciperanno anche l'assessore alla cultura italiana e vicepresidente della Provincia di Bolzano Christian Tommasini e il dirigente della ripartizione beni culturali della Provincia Leo Andergassen. Gian Antonio Stella, che realtà emerge dalla vostra ultima ricerca sullo stato di salute della cultura e dei beni culturali in Italia? «Lo stato di salute della cultura è pessimo e questo fa sì che parallelamente sia pessimo anche lo stato di salute di altri settori, come il turismo, strettamente legato alla cultura in Italia Per il nostro Paese la cultura è determinante: non si tratta soltanto di un danno al patrimonio, ma alle tasche dei cittadini. Quello che io e Sergio Rizzo stiamo cercando di spiegare, alle persone che non sono affatto interessate alle questioni culturali, è che si tratta anche di un enorme problema di soldi. Non è accettabile che un Paese come il nostro si posizioni sotto la media europea per quanto riguarda il turismo culturale e il turismo in genere. Il turismo, guardando alla media europea, copre 14 per cento del Pil noi siamo al 13 per cento. Questo significa che stiamo usando malissimo il nostro patrimonio». Ci può fare degli esempi lampanti di questa situazione? «Un esempio che colpisce molto è quello di palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere, che fu la sede in cui fisicamente nacque l'Italia, perché lì venne firmata la resa del Regno delle Due Sicilie. Bene, palazzo Teti Maffuccini è stato circondato negli anni Sessanta e Settanta da enormi e orribili condomini, e oggi è affogato in questo orrore edilizio. Abbandonato, il palazzo cade a pezzi: in un Paese normale un palazzo di questo valore sarebbe venerato. Altro esempio clamoroso è quello della tenuta di Cavour a Leri in provincia di Vercelli. Tale tenuta, elegantissima, con preziosi affreschi e stucchi, oggi sta crollando. La statua di Cavour è stata inoltre decapitata e ne è stata sottratta la testa. In Veneto invece dice tutto un dato: i 444 Comuni della pianura veneta possiedono da quattro a cinque aree industriali ciascuno. Questo ha portato alla devastazione della campagna. Il poeta Andrea Zanzotto dice che "una volta c'erano i campi di sterminio, oggi c'è lo sterminio dei campi"». Di chi sono le responsabilità di tale scempio? «Le responsabilità non sono solo di questo governo, basti pensare che dal governo Amato del 1992-1993 fino al secondo governo Prodi del 2006 non è esistito un ministero del Turismo. Detto questo, alcune responsabilità sono proprie del governo Berlusconi, colpevole ad esempio della ristrutturazione edilizia, e non certo di un adeguato restauro, del teatro romano di Pompei una cosa infame che poteva essere realizzata da qualunque geometra o dell'abolizione della facoltà di arrestare i tombaroli». Il festival «Resistenze contemporanee» di Bolzano si chiede in queste giornate a cosa valga la pena resistere oggi. Secondo lei a cosa non si deve rinunciare a resistere? «Bisogna resistere ai vandali, che non sono solo gli abusivi, ma gli amministratori che non vigilano, che non sanzionano, che non mandano le ruspe ad abbattere le baracche, gli edifici e i capannoni abusivi. Sono i governanti che fanno leggi sbagliate, permissive, che procedono per condoni i quali permettono di non far fronte agli abusivismi. Ci sono dei vandali che stanno al governo e che operano delle scelte tragiche da questo punto di vista. Occorre resistere a queste cose».