Si sbriciola un palazzo del '700 La Regione vara un fondo e polemizza con il Comune "Chissu è marcio dentro» dichiarava nell'ottobre del 2009 un abitante del centro storico di Agrigento ad Avvenire. Il centro storico del capoluogo siciliano è talmente "marcio" che il settecentesco palazzo Lo Iacono è venuto giù, nella notte di martedì. Alcune famiglie sono state evacuate e la procura ha sequestrato l'area. Risulta così confermata, drammaticamente, la concretezza degli allarmi che l'arcivescovo agrigentino, monsignor Francesco Montenegro ha lanciato in questi anni -1'ultima volta, al termine della processione del venerdì santo sulla pericolosità delle frane che minano il sottosuolo del centro medievale, cui Avvenire ha dedicato il reportage del 20 ottobre 2009. Prima di questo crollo, un'ordinanza ha chiuso al pubblico una navata della cattedrale. Una precauzione del sindaco, Marco Zambuto, duramente contestato dopo il crollo di martedì. Ieri il governatore siciliano Raffaele Lombardo ha varato un fondo speciale di un milione di euro per mettere in sicurezza il centro, ma ha precisato che dovrà essere approvato dall'Assemblea regionale (che sta esaminando la finanziaria) e ha accusato il Comune di non aver presentato «alcun progetto» per risolvere il problema. «Con questo intervento - spiega il presidente della Regione - si dovranno eliminare i pericoli di crolli del centro storico di Agrigento, per poi immaginare un percorso di riqualificazione. È giunto il momento che le amministrazioni del territorio affrontino con rapidità ed efficienza il rischio connesso al dissesto urbanistico e servono progetti concreti e cantierabili». La Regione ha spiegato che fin dal 1976 venne istituito un fondo speciale dedicato ad Agrigento, con una dotazione finanziaria di quasi 40 miliardi di lire, somme che non vennero mai utilizzate e che, tra il 2004 e i12005, furono soppresse «senza che venissero risolti i problemi del centro storico». Nell'aprile de12008, fu convocata la Conferenza dei servizi «e si affrontò anche la situazione relativa a Palazzo Lo Jacono, l'immobile crollato. Dai verbali emerse una decisione comune: la necessità della realizzazione di opere provvisionali di messa in sicurezza, nella salvaguardia degli elementi architettonici pericolanti». Da quel momento in poi iniziò il rimpallo delle responsabilità tra Comune e Sovrintendenza, documentato da Avvenire e ricostruito così dalla Regione: «dopo la Soprintendenza chiese la redazione di un progetto da sottoporre ad approvazione. Quando il Comune comunicò l'avvio dei lavori per l'eliminazione del pericolo di crolli per Palazzo Lo Jacono, ad agosto dello stesso anno, la Soprintendenza ribadì la richiesta di un progetto. Si è arrivati così a febbraio dell'anno scorso, quando la Soprintendenza ha scritto nuovamente al Comune di Agrigento, chiedendo di essere messa a conoscenza degli interventi effettuati e ricordando che nessun progetto era stato presentato». L'area dell'immobile crollato - messo in sicurezza l'anno scorso - era accessibile ai pedoni; la stessa processione della via crucis è passata poco distante e il crollo non ha fatto vittime solo perchè è avvenuto all'alba.
Inutili le denunce. Ora il centro di Agrigento inizia a crollare il caso
Il palazzo Lo Iacono di Agrigento si è crollato nella notte di martedì. La Regione siciliana ha varato un fondo speciale di un milione di euro per mettere in sicurezza il centro storico del capoluogo. Il Comune di Agrigento è stato criticato per non aver presentato alcun progetto per risolvere il problema. La Regione ha spiegato che fin dal 1976 venne istituito un fondo speciale dedicato ad Agrigento, ma le somme non vennero mai utilizzate. Nel 2008, fu convocata la Conferenza dei servizi e si affrontò anche la situazione relativa a Palazzo Lo Iacono.
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