L'allarme di Gizzi, 2 milioni dal Comune e i proprietari rimborseranno i lavori Cento palazzi a rischio crollo nel centro storico: dopo l'allarme-choc del soprintendente Gizzi scende in campo il Comune con due delibere. La prima individua una lista di edifici, più ampia dei cento palazzi, di proprietà pubblica da mettere in sicurezza, attraverso un fondo stanziato di due milioni di euro. L'altra riguarda i lavori in danno: il Comune anticiperà i soldi per la manutenzione di edifici privati, che presentano rischi immediati per l'incolumità dei cittadini, per poi presentare il conto ai proprietari, in alcuni casi condòmini. L'assessore al patrimonio e sicurezza abitativa, Marcello D'Aponte, è intervenuto sulla questione: «Il Comune è già intervenuto su alcuni edifici a rischio e lo continuerà a fare. Abbiamo stanziato due milioni di euro per intervenire, sia sui ruderi abbandonati, sia su edifici che presentano scorie di mca (amianto)». Per quanto riguarda invece l'edilizia monumentale c'è una stratificazione di norme. Alcune chiese di proprietà del Comune sono gestite dal patrimonio, altre invece dall'edilizia monumentale, altre ancora direttamente dalla Curia. Insomma, anche in questo caso viene fuori la solita problematica delle competenze. Intanto però il rischio crolli permane e la pura dei cittadini pure. Un primo milione e mezzo sarà stanziato per la messa in sicurezza dei ruderi post-terremoto dell'80: «Un vero e proprio spartiacque per molti edifici, che soffrono ancorala condizione di inagibilità da anni», afferma D'Aponte. Questi edifici non verranno abbattuti «perché costerebbe troppi soldi» e per questo si è deciso di intervenire con puntelli e impalcature. L'altro mezzo milione di euro verrà invece utilizzato per mettere a norma gli edifici, nella maggior parte dei casi ex scuole, che presentano al proprio interno scorie e resti di amianto. Per quanto riguarda la seconda delibera invece, sono previsti interventi su edifici privati. «E i lavori in danno, in alcuni casi, sono già partiti» fanno sapere da Palazzo San Giacomo. «Abbiamo inviato ai proprietari numerose diffide, invitandoli a intervenire in maniera celere, e in molti casi, vista la mancata risposta, siamo intervenuti noi per evitare pericoli ai cittadini» assicura l'assessore al patrimonio, che porta l'esempio di Sant'Agostino alla Zecca, a Forcella: «In quel caso c'è stato un abuso edilizio da parte di un privato, che ha portato ad una situazione di pericolo imminente. Siamo così intervenuti per evitare il crollo». Sui lavori in danno poi si è pronunciato anche l'assessore all'edilizia Pasquale Belfiore: «Questi investimenti nella maggior parte dei casi diventano a fondo perduto e i soldi anticipati non rientrano quasi mai nella casse comunali. Molti proprietari, soprattutto se si tratta di condomini non restituiscono mai le cifre anticipate, e il Comune così ci perde solo soldi». «Cause lunghe e difficili da vincere» fa sapere Belfiore, che poi prosegue: «Noi interveniamo in casi estremi e dove c'è un pericolo per l'incolumità dei cittadini si può anche provvedere con lo sgombero coatto, ma questo avviene raramente. Il problema reale è che non ci sono soldi pubblici - tuona l'assessore Belfiore - e per questo gli interventi devono essere mirati, non si può certo, con i pochi fondi a disposizione, fare controlli a tappeto». La questione dunque non è semplice, perché se i rischi ci sono, i fondi a disposizione no. Adesso non resta che fare la conta dei palazzi che cadono a pezzi, di quelli che potrebbero cadere e su come intervenire. E intanto Napoli continua a barcollare. La scheda I numeri 700 palazzi storici inclusi nel patrimonio da tutelare in condizioni accettabili 40 a rischio (distaccamento di intonaci e crolli) 10 servono interventi di restauro ripristino urgenti 50 Palazzi Scorziata, San Felice alla Sanità, Spinelli ai Tribunali, Firrao a piazza Bellini, Donn'Anna anche palazzo Serra di Cassano Le chiese Santa Maria della Colonna Santa Maria a Vertecoeli, SantAgostino alla Zecca Il monitoraggio della Soprintendenza riguarderà i palazzi e le chiese da tutelare che saranno tutti schedati e fotografati per aggiornare il grado di pericolosità delle strutture e la modalità degli interventi da adottare Punto critico degli interventi. La Soprintendenza non dispone dei fondi necessari per intervenire. Impossibile anche procedere con lavori in danno dei proprietari privati degli stabili