POZZUOLI. Non è il primo né - dispiace dirlo - sarà l'ultimo, l'episodio di incuria assoluta, di vero e proprio scippo alla storia, che ha portato qualche giorno fa gli uomini della Guardia di Finanza alla "scoperta", sotto una discarica ad Arco Felice Vecchio, di un mausoleo di epoca romana, con resti perché già razziati di decorazioni e stucchi. È da anni infatti che il singolare patrimonio artistico - monumentale dei Campi Flegrei, compreso quello "sommerso" nel mare tra Lucrino e Baia, è soggetto purtroppo a continui saccheggi da parte di tombaroli, pseudoantiquari e pescatori abusivi, col "vizietto" appunto di trafficare in reperti archeologici. Materiale questo che, si sa, finisce irreversibilmente nelle mani di persone senza scrupoli, come quelle: ben 24, finite nei guai con la giustizia, perché pescate dai carabinieri del Reparto tutela patrimonio culturale di Napoli, con le classiche mani nel... sacco di preziose testimonianze storiche. Per tutti, in questa operazione denominata "Antica Cales", l'accusa è stata di "associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di reperti archeologici, e di ricettazione", nell'ambito secondo gli inquirenti di un giro internazionale che, dalla Campania, operava in collegamento con mercanti in Svizzera, Germania, Giappone, Stati Uniti ed Australia. Cosa dire poi di un'altra "banda", sgominata sempre di recente dagli stessi carabinieri, avendo fatto sparire 22 interessanti reperti del I e II secolo d.C., in terracotta e marmo, commissionati è stato rilevato ad officine dell'antica Puteoli, dalla famiglia imperiale per ornare il lussuoso "palazzo dei Cesari", nella vicina Baia. Alcune di queste artistiche figure sono state trovate in un'abitazione di Bacoli, mentre un capitello, uno dei pezzi più pregiati della "collezione" trafugata, veniva rinvenuto in casa di professionisti a Pozzuoli, usato come tavolino. Va però sottolineata l'altra faccia della medaglia, quella cioè della scarsa o in molti casi nulla attenzione istituzionale, alla dovuta salvaguardia di tale e tanto patrimonio storico - archeologico. Ed eccone gli effetti: la mummificata, degradata "necropoli romana" di via Celle e dintorni; i mausolei e la "Fascina" di Quarto, adibiti sino a poco tempo fa dai contadini del posto, a freschi cenai e a depositi per attrezzi agricoli; la totale "scomparsa" sotto erbacce e rifiuti delle "Tabernae" di via Luciano e così via. Provocatoria ma lapidaria, la riflessione di un ex ispettore onorario della Soprintendenza, che a proposito del mausoleo romano di Arco Felice Vecchio, dice testualmente: «Meglio occultato dai rifiuti e quindi ancora integro, piuttosto che avviato allo sfascio strutturale per l'incuria di chi di dovere». Riemerge dunque in tutta la sua grave criticità, il problema della mancata tutela di queste peculiari aree archeologiche, con le Soprintendenze che lamentano l'indisponibilità di fondi necessari a campagne non frammentarie, di scavi, alla riqualificazione - valorizzazione dei "tesori" museali, alla maggiore e più incisiva salvaguardia di un patrimonio storico praticamente incommensurabile. Siamo insomma al classico giro vizioso su responsabilità dovute che, a dirla con Pirandello, sono di... uno, nessuno e centomila.