«Sono vittima dei burocrati, Galan è ministro grazie a me» Spara ad alzo zero sulla «congiura» degli uomini del ministero, che gli ha impedito di assumere l'incarico di sovrintendente a Venezia. «I titoli ce li ho, l'avrò vinta». «Siamo arrivati a questo punto sulla base di una complessa macchina di circonvenzione di ministro». Vittorio Sgarbi punta l' indice contro il titolare del ministero dei Beni culturali, Galan che non l'ha nominato al vertice del Polo museale di Venezia, dopo che la Corte dei conti aveva bocciato la procedura di nomina del critico d'arte. «Il ministro, nel timore che la Corte annulli non fa quello che vuole, ma ciò che presume la Corte voglia, anche se la Corte non è un suggeritore, e non può dare la linea politica. È come se mettessimo l'ultimo vagone del treno al posto della locomotiva. È una cosa senza precedenti». E allora perché Galan non l'ha nominata? «Il ministro non è stato di parola. Appena nominato, mi ha chiamato, abbiamo fatto un lungo discorso, molto cordiale. Lo stesso giorno lui ha confermato Carandini, e a me ha spiegato che c'era il problema della Corte dei conti». Prosegue Sgarbi: «Io ho eccepito che la Corte dei conti è un tribunale di legittimità, che non può determinare l'indirizzo politico. Il ministro, allora, mi dà rassicurazioni anche perché gli dico che la Corte dei conti si limita a dire solo che la procedura è sbagliata ma non ha niente contro la nomina di Sgarbi. Poi Galan ha cambiato idea e melo ha comunicato, tramite una lettera che, però, mi è arrivata oggi». Perché ha cambiato idea? «C'era la possibilità di avvalersi del comma 6 del regolamento, e ricorrere a un esterno di fiducia, ma poi si scopre che il direttore generale Antonia Recchia, malfida dirigente, gli dice di non applicarlo perché questo avrebbe innescato una serie di ricorsi da parte degli interni. Senza considerare che in passato al Mibac altri funzionari, come Mario Resca e Rossella Vodret, sono stati nominati per chiara fama grazie al comma 6. Galan non lo sapeva ma avrebbe potuto fare lo stesso con me che invece sono dirigente dell'amministrazione siciliana, ma gliel'hanno impedito. È stato tradito dai suoi funzionari. Dunque, lei dice che aveva i titoli ma che è stato fatto fuori da una congiura di burocrati? Mi hanno escluso dalla graduatoria, hanno voluto negare l'evidenza. È sbagliato quello che Galan dice, ho un titolo amministrativo valido, il contratto con la regione siciliana come alto commissario con qualifica di direttore generale da 6 anni dà diritto al lavoratore a una assunzione definitiva nel ruolo. Ho più titoli di tutti, quindi: scientifici e amministrativi. Farò ricorso, certo. Non ce l'ho con il nuovo soprintendente del polo museale veneziano Damiani, ma con l'eccesso di fedeltà alle regole, con il burocratismo alla Cerasoli, della Uil Beni culturali, che, di fatto, comanda il ministero con il suo regolismo. Vogliono la sfida sulle regole? E su questo noi li fregheremo. Si rivolgerà anche alla Cgil? Certo, voglio capire perché la Cgil e la Cisl non prendono posizione, e vedere se la Uil è l'unica voce in capitolo oppure esiste un sindacato che difende i miei diritti. Sarò anche Sgarbi, il prepotente, ma voglio tutelare i miei diritti, oltre all'evidenza dei miei titoli. E pensare che Galan è finito al ministero dei Beni culturali, per merito mio, che sono intervenuto per spingere Saverio Romano all'Agricoltura spianando così la strada a Galan verso il Mibac. Ma se Bondi non lo potevo attaccare perché era al centro di questioni di cui non era responsabile, Galan avrà quello che si merita. Non sono disponibile ad accettare una cosa sommamente ingiusta. Intanto si è dimesso dalla Biennale? Ho sospeso le dimissioni, in attesa di avere dal ministro rassicurazioni sugli spazi. Nel Padiglione c'è posto per 170 artisti, il mio progetto ne prevede 700. Mi stanno prendendo in giro? Appena sono partito, il sistema burocratico e la logica da casalinghe della casta interna del ministero ha bloccato tutto. Ma non ce l'hanno con Sgarbi, lo fanno con tutti. Un altro, al mio posto, avrebbe già mollato. lo, invece, no. Incontri notturni, sopralluoghi, senza avere soldi, né ufficio. Non faccio la vittima. Sono l'opposto di Biagi e Santoro, cerco di risolvere problemi, come faceva Bertolaso, un altro che hanno fatto fuori. Ma io resto avventuroso, ottimista. E rischio. Per risolvere la situazione interverrà Berlusconi? È molto probabile che una soluzione possa venire dal Consiglio dei ministri perché il Padiglione Italia della Biennale rientra nei programmi dei festeggiamenti del centocinquantesimo, il problema è dello Stato, non del ministro del Mibac, che ha tradito un mandato. Se Bondi fosse stato al suo posto sarei stato nominato, mentre Galan è entrato nell'idea del "regolismo" idiota. E quindi? Siamo all'inizio della partita, è ovvio che mi aspetti almeno una telefonata da parte del ministro per darmi delle garanzie spero non tra 10 giorni - ma se io fossi scontento delle soluzioni proposte, potrei anche pensare alle dimissioni. Il mio lavoro non lo potrebbero recuperare, e in quel caso cosa fanno al Padiglione Italia, mettono pane e salame? La verità è che occorre dare alle persone riconoscimento delle loro capacità.