Intervista a Astrid D'Eredità Capintesta. Finalmente a casa si sono spiegati il carattere di Astrid, un suo antenato sbarcò con Garibaldi a Marsala. Lei si è messa a fare la pasionaria delle archeologhe Melina ha 104 anni e improvvisamente si è ricordata di quel bis-bis nonno di Astrid che sbarcò a Marsala con gli altri 1162. Si chiamava Francesco La Nave e dagli archivi di famiglia è spuntata una fotografia fatta quando il garibaldino Francesco era già anziano, però la foggia era quella lì, i capelli lunghi come l'eroe dei due Mondi. Ora i parenti prendono in giro Astrid D'Eredità, da Taranto, 31 anni, archeologa, specializzata in museologia, catalogazione, magazzino e gestione dei reperti: «Adesso sappiamo a chi assomigli - dicono - sei una capintesta». La fama di capintesta, di pasionaria, si è rafforzata nello scorso 8 marzo, quando è salita sul palco di piazza Vittorio a Roma, rivendicando «il diritto di esistere», come archeologa. Per quell'intervento, come esponente dell'Associazione nazionale archeologi, ci è stata segnalata dai lettori, «ma io non sono una Marianna, le cose che ho detto le avrebbe dette chiunque di noi». Strana rivendicazione, quella di esistere? «Noi non esistiamo da nessun punto di vista, nel codice dei Beni culturali non ci siamo, nelle gare d'appalto dei comuni, al punto dello scavo, si parla di "società archeologiche volontarie", con buona pace di laurea, dottorato e specializzazione. Naturalmente nel volontariato ci sono anche persone bravissimo, ma tutto è affidato ai rapporti personali con gli ispettori dei beni culturali». Le conseguenze pratiche di questa "non esistenza"? «Non c'è nessuna tutela. Non ci sono onorari, si lavora senza contratto. Il meccanismo delle gare al massimo ribasso fa sì che grandi società edilizie per la costruzione di metropolitane o di sottoservizi, quando si arriva all'archeologo pagano 40 euro al giorno, anche se magari la ditta ne riceve 250. Ci sono le eccezioni, in Sardegna, per esempio, sono correttissimi e pagano onorari da professionisti. Ma l'abitudine a non essere pagati è così radicata che, quando noi abbiamo provato a fissare l'onorario di riferimento a 120 euro, i giovani archeologi sono trasecolati, gli sembrava troppo. Se piove e il cantiere si ferma l'operaio ha la Cig oraria, noi siamo affidati al buon cuore dell'impresa, se ci facciamo male non c'è copertura. Riesci a immaginare un architetto che non viene pagato perché piove? Per noi è la normalità». L'8 marzo hai sottolineato che il 70 per cento degli archeologi è donna «La mia età è quella in cui si lascia questo lavoro per fare la mamma. Non ci è riconosciuta la maternità, non ci sono permessi per l'allattamento, non c'è congedo parentale. Ho due amici archeolgi entrambi che hanno avuto un bambino e non sanno dove sbattere la testa. Mi ha fatto molto piacere, dopo piazza Vittorio, ricevere tanti messaggi su Facebook, si vede che è arrivato il momento di sollevare la testa, di farsi sentire». In che rapporto siete con il Ministero dei beni culturali? «Siamo collaboratori esterni. Ci fu mi concorso una trentina di anni fa, quando io non ero nemmeno nata, entrarono in tanti, senza specializzazione. C'è chi ha fatto carriera - anche meritatamente - partendo come custode. Nel 2008 c'è stato un altro concorso con criteri assurdi, nel test d'ingresso una domanda era sul piatto tipico del Suriname, ha prodotto liste d'idoneità ma le assunzioni sono bloccate, con il paradosso di tanti siti in abbandono. La soprintendenza di Roma ha bandito un concorso, già rinviato due volte. Anche l gli studi, la specializzazione, l'esperienza, non valgono. Basta il diploma di laurea triennale». Come funziona negli alti paesi? «In Francia si è assunti per legge ai fini della tutela e della archeologia preventiva. I profili culturali richiesti sono centinaia, ci sono le sostituzioni per maternità. Ho lavorato in Grecia, lì ci sono dirigenti di 35 anni, un collega italiano della stessa età che ad Atene - dove hanno creato una sistemazione museale della metropolitana strepitosa - lavorava alla pari con loro, in Italia non sa cosa fare, mancano le opportunità». Vuoi stilare una lista di obiettivi? «La flessibilità non è una malattia da combattere però ci vogliono condizioni di tutela più marcate e applicazione delle leggi. Noi lavoriamo con la partita Iva, emettiamo dalle 2 alle 4 fatture in un anno e possiamo scaricare al massimo, se ce la passano, la crema solare. Ora c'è una legge sulla archeologia preventiva, noi avremmo voluto delle liste di persone abilitate, invece, si sono fatte liste con valore solo consultivo. Si è persa un'occasione per fare chiarezza». Ma cosa è l'archeologia preventiva? «Eh sì, l'archeologia è vissuta come un rischio, "rischio archeologico", non come un'opportunità. Comunque, se c'è da costruire un impianto fotovoltaico o un centro commerciale, si fa una ricognizione archeologica per individuare gli elementi antropici poi ci sono gli eventuali scavi mirati, le prospezioni magnetiche». Paradossale nel paese del mondo con più antichità?? «Noi non ci fasciamo la testa prima che sia rotta, non avranno il nostro scalpo. Guardiamo con curiosità agli annunci su nuovi concorsi per Pompei». Il Belpaese 3000 sono i laureati in materie archeologiche ogni anno. 5551 sono le domande al concorso per 30 posti da archeologo. 159.439 sono state le domande di partecipazione complessive per 500 posti, in massima parte per posti di custode o sorvegliante. 350 sono gli archeologi strutturati nel ministero. 150 sono gli archeologi che lavorano nelle università. 100 lavorano presso pochi e virtuosi Enti locali. 72 archeologi su 100 sono donne. 51 per cento degli archeologi è un lavoratore occasionale o cococo. 14,84 per cento gli archeologi libero-professionisti (partita Iva)
Un mestiere senza tutele, il dilemma è: fare la mamma o l'archeologa?
Astrid D'Eredità Capintesta, un'archeologa di 31 anni da Taranto, ha parlato di come la sua famiglia sia stata coinvolta nella storia di Garibaldi e come lei stessa sia stata coinvolta nella lotta per i diritti degli archeologi. Ha sottolineato che gli archeologi non sono riconosciuti come professionisti e che non hanno diritto a un contratto di lavoro stabile. Ha anche parlato della mancanza di tutela per gli scavi archeologici e della necessità di una maggiore flessibilità e condizioni di tutela per gli archeologi.
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