Il critico oggi deposita il ricorso urgente e chiede un milione di euro Intervistato su Rai 3 attacca il ministro: non ha idee VENEZIA La Santa Pasqua non gli ha portato la conciliazione. Anzi. Vittorio Sgarbi, stroncato la settimana scorsa dal ministro Giancarlo Galan nella corsa alla Soprintendenza del polo museale veneziano, come aveva annunciato ieri ha confermato il ricorso in tribunale per chiedere la sospensione delle procedure di nomina di Giovanna Damiani. Lo hanno fatto per lui gli avvocati Giampaolo Cicconi ed Enrico Fioretti spiegando che oggi depositeranno al Tribunale del lavoro di Roma «un ricorso d'urgenza». Nel ricorso hanno spiegato gli avvocati si sostiene anche che «Sgarbi stesso è l'esclusivo vincitore della selezione» e c'è la riserva «di richiedere nel successivo giudizio di merito il risarcimento dei danni pari ad un milione di euro». Una somma considerevole che, come chiedono i legali, secondo le indicazioni di Sgarbi dovrebbe essere devoluta dal ministero «in gran parte per ovviare agli scempi commessi sull'Ara Pacis; per migliorare la pavimentazione di Piazza Santa Maria Novella di Firenze, con sostituzione delle panchine che violentano la piazza stessa; per la ricostruzione della Antica Osteria del Pino e di Villa Bianchi di Morazzone; per rendere più decente la Piazza di Catanzaro; per migliorare i restauri del Museo della Reggia di Milano e altro». Ma il giorno di Pasqua è stata per Sgarbi anche l'occasione per rovesciare su Galan tutto il suo livore derivato dalla bocciatura. Intervistato su Rai 3 da Lucia Annunziata durante il programma "In 12 ora", il critico d'arte non ne ha risparmiata una all'ex governatore: «Su Tremonti ha sbagliato. Non conosco una sola idea di Galan perché non ho mai sentito un suo pensiero se non privo di fondamento. Nel caso mio c'è anche una mancanza di parola. Lui ha contraddetto Bondi, ha contraddetto Baratta, ha fatto delle cose molto gravi e nei confronti di Tremonti ha preso una posizione di partito nei confronti di un uomo di governo». Da così a peggio quando Sgarbi, stimolato dall'Annunziata, approfondisce il suo dissenso: «Siccome non è possibile mandarlo via appena nominato insiste il critico vuol dire che è stato sbagliato nominarlo. Il problema è questo: non bisognava nominarlo alla Cultura, ma lasciarlo all'Agricoltura. A Venezia si diceva "banal grande", credo che non si possa discutere troppo su una persona che fa solo errori e manca di parola. Basta vederlo, d'altra parte. Come mai mi ha chiamato da lui nel suo ufficio, gli ho dato dei consigli su cose che non sapeva, mi ha detto "ti nominerò, non foss'altro che per la Biennale": uno o ha una parola o ha una faccia. E la faccia che ha Galan basta vederla».