Pochi sono i dati documentali che ci possono far comprendere l'importanza del fenomeno estrattivo nei territori iblei. Non vi è ancora una mappa completa delle cave di estrazione ma, da una attenta lettura del territorio si riescono ad individuare diverse tipologie di cave abbandonate, anche perché poche sono effettivamente quelle bonificate. Le analisi svolte dagli studiosi in provincia di Ragusa, le ricerche condotte sul territorio (in parte dirottate dal contesto su aspetti che in precedenza non erano stati presi in considerazione), hanno spinto gli stessi a formulare delle soluzioni che, partendo dalla volontà di riqualificare ambiti naturali - altrimenti luoghi corrotti dal violento segno dell'uomo- all'interno di un più complesso processo di management territoriale, determini un intervento dove sistemi ad alta naturalità, città e reti di trasporto possano diventare ossatura di un sistema diffuso dall'identità altrimenti non definita. La proposta di un "itinerario delle Cave" all'interno del distretto culturale Sud.Est - Val di Noto muove in questa direzione; mira, appunto, a formulare un sistema di collegamenti fra più centri utilizzando percorsi e sistemi di comunicazione dimessi o sotto utilizzati, che possano collegare "orizzontalmente" i sistemi di cave presenti in questo contesto: Cave a pozzo, cave frontali, latomie, Miniere, disseminate nel territorio, diventerebbero poli di un ambito naturalistico, potenziali "acceleratori territoriali" legati al paesaggio per relazione di scala di intervento , legati alla città per stretta correlazione funzionale, legati alla attività dell'uomo (per concatenazione) ai saperi di una tradizione. Un parco territoriale certo non racchiuso all'interno di un ambito strettamente provinciale ma che, in via potenziale, investa il distretto Sud Est, e venga ampliato a tutti i centri esclusi dalla WHL solo per motivi di opportunità, favorendone in tal modo un recupero ed un inserimento all'interno del Piano di Gestione Unesco. Questo sistema orizzontale -che prevede il reimpiego delle reti di comunicazione sottoutilizzate (portualità marittima, linea ferrata, trasporto su gomma) -, potrebbe essere spunto di un processo di coordinamento fra i vari centri del Val di Noto, sfruttando tematiche comuni, non escludendo però, ad una scala locale, la possibilità di poter declinare in maniera autonoma e con processi decisionali definiti dalla stessa comunità, interventi legati al rapporto città - territorio, innescando (in fase di regime ordinario) potenziali meccanismi di competizione fra centri, vero processo autonomo di gestione e sviluppo del territorio. Nel territorio di Scicli la presenza di queste cave è evidente: la loro relazione con il contesto urbano (ormai di fatto inserito all'interno di antichi luoghi di estrazione) le fa diventare parte integrante del paesaggio: le Cave estrattive di Santa Maria la Nova, inserite nella omonima cava naturale, sono facilmente visibili dalla città di Scicli e da esse facilmente raggiungibili: grandi unghie solcate sulle pareti delle valli e le latomie in esse presenti, erano utilizzate per rifornire i cantieri tardo barocchi di una pietra da taglio fortemente cementata (il "forte"); i piazzali antistanti le cave, così come i sentieri che ad esse conducono, sono collegamenti reali fra la città ed il simmetrico paesaggio estrattivo. La Cava della Croce, posta sull'omonima collina, e un intervento di cavatura di età moderna dalla violenza impressionante: la sua struttura a cavea rettangolare ed il suo affacciarsi sulla parte a valle della città la rendono un segno forte, chiaramente deturpante; già indicata dal Prg quale sede per un "contenitore culturale" la cava della croce è sicuramente il luogo che, oltre ad una chiara organizzazione dei percorsi che si sviluppano all'interno del quartiere cinquecentesco di San Giuseppe necessita di un intervento architettonico più corposo e significativo. Le cave di Castelluccio e Streppenosa, al contrario, sono praticamente invisibili dalla città: inserite nella valle dell'Irminio (riserva naturale), in un contesto naturalistico di straordinaria bellezza, sono potenziale luogo per l'inserimento di funzioni e servizi di un possibile parco fluviale, in stretto collegamento con la città. La loro relativa distanza potrebbe essere motivo per la realizzazione di un percorso ciclabile (a dire il vero impegnativo) per inserire di fatto questo piccolo paradiso naturale all'interno dei processi di riassetto urbano, fornendo così un valore aggiunto per il miglioramento della qualità della vita e per la promozione dell'offerta turistica. La miniera della Streppenosa, ricadente in buona parte nel territorio di Ragusa nella contrada omonima, venne gestita per un periodo assai limitato dalla società inglese Val de Travers che aveva altresì in concessione la Miniera di Tabuna-Cortolillo, entrambe coltivate in sotterraneo. Lo sviluppo complessivo delle gallerie è di circa 1600 m con ampiezze che vanno da pochi metri a 5-7 m ed altezze fino a una decina di metri. La miniera presenta una estensione maggiore verso nordest-sudovest con andamento alquanto irregolare, mentre nel suo settore sud-occidentale un ampio lago è presente, nella parte più depressa della miniera, formatosi per l'infiltrazione delle acque meteoriche nel substrato fratturato. L'ingresso originario era dato da una discenderia azionata da una caldaia carbone, ancora visibile all'interno di un'adiacente costruzione, mentre l'aerazione delle gallerie era garantita da un secondo pozzo posto più a sud. Il materiale estratto veniva invece portato all'esterno tramite vagoncini attraverso una galleria orizzontale il cui ingresso si apre sulla vallata dell'Irminio e che costituisce oggi l'unica entrata agevole alla miniera. Percorrendo la galleria di ingresso si notano da subito le nere pareti di calcare impregnato di bitume con colate di pece solidificata, in alcune parti, risalite dalle profondità del giacimento originario attraverso le fratture della roccia. Tale visione che si ripete più o meno in tutte le gallerie si arricchisce in alcuni settori con la presenza di depositi di calcite, di vari colori, originatasi dalla precipitazione del carbonato di calcio sulle pareti. I colori vanno dal bianco, della calcite pura, al giallo e fino al rosso per la presenza di ferro ossidato. Ulteriori morfologie che richiamano, più che un ambiente sotterraneo scavato artificialmente, una cavità naturale carsica, sono date dalla presenza di stalattiti sul soffitto e stalagmiti sul pavimento per la deposizione di carbonato ancora presente nelle acque di percolazione. Ma percorrendo altri settori le sorprese non finiscono e grande attenzione deve adoperarsi da parte del visitatore per evitare di calpestare sul pavimento una serie di vaschette concrezionate alimentate da acqua di stillicidio che si susseguono con lieve pendenza le une dalle altre. Osservando le pareti si nota sulle stesse un fitto ricamo di microcristalli di calcite, mentre il fondo appare ricoperto da piccoli noduli di forma pseudosferica. Sono le pisoliti, note anche come "perle di grotta", originatesi per avvolgimento successivo di microveli di calcite, su un nucleo detritico, ad opera delle acque di stillicidio. Ed ancora: piccole stalattiti eccentriche di bitume pendenti dalle pareti, una piccola conca naturale da cui si diparte con una serie di piccole cascate un ruscello contornato da depositi calcitici, vele e cortine calcitiche dentellate e tante altre suggestive morfologie. Questa fusione fra le regolari e fredde geometrie della miniera, derivate dal duro lavoro del minatore, con le morfologie naturali originatesi dai processi carsici attivati dalle acque di infiltrazione, hanno reso le miniere di Streppenosa un ambiente originale e di forte suggestione che andrebbe quanto prima valorizzato e tutelato. E' auspicabile che l'istituzione del Museo Regionale Naturale delle Miniere d'Asfalto di Castelluccio e della Tabuna, avvenuta con legge regionale 2591, dia finalmente avvio ad un progetto di recupero, salvaguardia e fruizione di queste strutture minerarie prima che l'ombra del tempo ne cancelli, assieme all'incuria dell'uomo, definitivamente la memoria. Dopo un lungo iter tecnico-amministrativo, nel 2004 le aree e i vecchi fabbricati minerari sono stati finalmente trasferiti dal Demanio Regionale alla Sovrintendenza di Ragusa. La Soprintendenza di Ragusa aveva richiesto l'inserimento nella programmazione del Q.C.S. (il Quadro Comunitario di Sostegno) Sicilia 20002006 di un progetto per la realizzazione del Museo Naturale delle Miniere d'Asfalto di Tabuna e Castelluccio per la sistemazione e il recupero degli immobili. Successivamente, con un decreto assessoriale, il numero 67262001, l'intervento era stato inserito nel programma relativo al Circuito Museale, Azione A - Interventi a titolarità regionale, per un importo di un milione 549 mila euro. Purtroppo però la priorità assegnata era pari a due: ciò non ha consentito di accedere a una graduatoria privilegiata, come sarebbe accaduto nel caso di priorità uno, per cui non è stato possibile un accesso al sostegno finanziario pure auspicato. Il completamento della progettazione, quella esecutiva, consentirà di avere più probabilità di ricevere i finanziamenti europei necessari al recupero funzionale dei fabbricati e anche dei terreni su cui tali immobili insistono. Le ipotesi fin qui condotte, spingono inevitabilmente a formulare soluzioni strategiche per la tutela (attiva) del patrimonio ed uno sviluppo del territorio sostenibile: per ciò che concerne ogni intervento progettuale, soprattutto nell'ambito dei Beni culturali, è opportuno che venga ad essere valore aggiunto per la comunità ed occasione per lo sviluppo di attività e servizi ad esso collegati: in tale ottica, l'intervento sul territorio deve innescare processi ed attività dirette o indotte capaci di "contaminare" il territorio ed innescare nel breve periodo processi di valorizzazione dal basso. Così l'ipotesi di riqualificazione delle cave di estrazione spinge a suggerire processi altri che possano - in via progettuale-integrare e tenere in vita gli interventi: un feedback, paradigma della sostenibilità. 26042011
La Sicilia
26 Aprile 2011
SICILIA - l'importanza del fenomeno estrattivo nei territori iblei
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