È stato firmato ieri l'accordo programmatico tra Regione Lombar dia e Triennale per la costituzione del Museo del Design. La nuova struttura sarà realizzata al primo piano sull'ala curva del Palazzo dell'Arte di Muzio su una superficie di duemila metri quadrati. Il concept espositivo del museo sarà di Michele De Lucchi, ma verrà effettuato un concorso per l'allestimento. I lavori partiranno alla fine di aprile e dureranno un anno: il museo sarà inaugurato per il Salone del Mobile del 2006. Gli oggetti dell'ampia collezione della Triennale saranno esposti a rotazione. La Regione ha destinato 522.000 euro per la realizzazione del Museo, il ministero interviene con 3,5 milioni di euro per il Museo e 657.000 euro per l'allestimento del centro di documentazione, ricavati con i fondi del Lotto. La Fondazione La Triennale stanzierà un milione e 200 mila euro, il Comune ha contribuito al restauro dell'edificio. Queste istituzioni entreranno a far parte del Consiglio d'amministrazione della Fondazione che gestirà il museo, anche attraverso un comitato scientifico. «Milano e la Lombardia sono la capitale mondiale del design - ha detto il presidente Roberto Formigoni - e questo museo va a collocarsi come pietra preziosa dentro la rete dei musei lombardi e costituirà un ulteriore motivo di attrattiva per i visitatori di tutto il mondo amanti del bello applicato all'industria». «Questi fondi - ha spiegato il presidente della Triennale, Davide Rampello - serviranno per l'allestimento, ma per il mantenimento sono necessari altri fondi; per questo abbiamo pensato alla creazione di una Fondazione in cui interverranno altri attori», come la Fiera di Milano, istituti bancari e imprese private del mondo della produzione di oggetti e della comunicazione. I grandi designer italiani, quasi tutti milanesi, plaudono alla soluzione del pluridecennale problema, ma già si interrogano sui passi successivi: che ruolo avranno i privati? Chi sceglierà gli oggetti? «Evviva, non mi ricordo quanti anni fa ero nel comitato della Triennale e avevo proposto di fare un museo a rotazione! È passato un quarto di secolo», afferma contenta e ironica Gae Aulenti. Ci crede anche Alessandro Mendini, che entra nel merito del concept: «Duemila metri non sono molti, ma sono sufficienti perché si può creare una rete virtuale con gli altri musei. L'idea esporre oggetti a rotazione è giustissima: un museo deve sempre cambiare immagine. De Lucchi ha già operato bene in Triennale. Quanto ai privati ben vengano se la Triennale è in grado di garantire una forte autonomia culturale». E questo è il punto, secondo Ettore Sottsass: «Bisogna lasciar fuori gli interessi industriali e, inoltre, bisogna riuscire a far vivere gli oggetti esposti, non fare un allestimento come al Moma che sembra un negozio di gadget». «Il problema non sono i metri espositivi, ma l'autorevolezza che si riuscirà a creare intorno a questo museo», afferma Mario Bellini. «Il Moma aveva poco spazio, ma grande autorevolezza. Milano ha fatto bene a dotarsi di uno spazio che la adegua a Londra, Monaco e New York già dotati di simili musei». Un'indicazione di metodo viene da uno dei padri del design, Vico Magistretti: «A Genova sto costruendo con Renzo Piano e in accordo con Pierluigi Spadolini, i Magazzini del design sul porto. E' una sorta di museo del design dove esporremo oggetti di attualità, sarà un punto espositivo ma anche commerciale. Penso che anche a Milano vada fatto un museo vivo e che, come quello di Genova, faccia accordi con il Vitra di Basilea o altri grandi musei». Chiude l'ex assessore e critico Philippe Daverio: «La gente lo andrà a vedere se sarà allegro. Dovrà essere interattivo, dotato di un magazzino con molti oggetti e accompagnato da molteplici attività che lo rinnovino. Non funzionano più i musei solo con oggetti esposti. Più che un museo dovrà essere una sede di continue mostre di oggetti».