Nel 2003-2005 budget per 111 milioni, contro i 74 del triennio precedente. Così il campione del Premio Impresa e Cultura Maria Comotti Da "appendice" snob a risorsa strategica e leva competitiva su cui costruire lo sviluppo della propria immagine. Questa sembra essere diventata oggi l'arte nell'approccio delle aziende. Meglio, del campione "illuminato" rappresentato dai candidati al Premio Impresa e Cultura, passato ogni anno ai "raggi x" dagli organizzatori per individuare tendenze e dati salienti nell'incrocio tra l'intangibile mondo della cultura e il pragmatico universo dell'industria. Buone notizie, sia dai consuntivi che dalle stime relative al futuro. Parlando infatti di investimenti, le 130 aziende iscritte all'ottava edizione dell'iniziativa nata nel 1997 da un'idea di Bondardo Comunicazione fanno sapere di aver speso nel 2003 in progetti culturali 35 milioni di euro, ovvero quasi il 9 in più rispetto a quanto dichiarato dai 135 candidati del 2002, che avevano messo a bilancio 32 milioni di euro. Ancora più "in grande" la visione prossima ventura: facendo riferimento ai progetti presentati nel triennio successivo alla candidatura, le imprese prevedono di investire nel periodo 2003-2005 una cifra di 111 milioni di euro (per il 2002-2004 le stime erano a quota 74 milioni). Gli entusiasmi si smorzano però se si guarda il recente passato e se si dimensionano i budget rispetto ai fatturati complessivi. Primo punto: per il triennio 2002-2004 i desiderata erano di spendere oltre 132 milioni di euro (solo 9 in verità, contro le 16 di questa edizione, le aziende del campione che non avevano fornito cifre). Punto secondo: il totale degli investimenti culturali realizzati dalle oltre 250 imprese candidate nell'ultimo biennio rappresenta solo l'1 rispetto alla somma dei fatturati. Segno che molto ancora c'è da fare per illuminare della giusta luce l'investimento in cultura che «per essere davvero efficace - ha commentato Michela Bondardo, ideatrice e vicepresidente del Sistema Impresa e Cultura - non deve più essere il fiore all'occhiello di un imprenditore appassionato, ma la risposta consapevole a consumatori sempre più attenti ed evoluti. Per ottenere questo risultato occorre metodo e una competenza specifica». Ma cosa scelgono le imprese? Il podio se lo guadagnano le arti visive e le mostre che tradizionalmente assorbono oltre il 30 degli investimenti in cultura (tramite la formula ancora più gettonata, ovvero la sponsorizzazione), hi ascesa due settori sempre più sotto i riflettori di media e opinione pubblica: i progetti a valenza sociale e le iniziative di promozione territoriale (scelti in questa edizione rispettivamente da 10 e dal 15 circa del campione), ma anche le attività in cui l'azienda è ideatore e motore (come ad esempio musei e archivi d'impresa). Andando invece sul versante geografico, si evidenzia il primato del Nord Italia (81 i candidati, il 62 del campione, contro il 26 del Centro e il 12 del Sud), con in testa la Lombardia (37 le candidature), seguita da Lazio (13), Veneto ed Emilia Romagna (11). Per quanto concerne infine le dimensioni aziendali, quest'anno la parte del leone l'hanno fatta le grandi imprese (49 candidati), tallonate dalle piccole (32), medie (25) e piccolissime (24).