Silvana Grasso: progetto inidoneo, fu bocciato Il caso del progetto da sei mln per il castello Ursino, rimasto nel cassetto dell'assessorato e denunciato dall'assessore alla Cultura, Marella Ferrera, rischia di sollevare un vespaio di polemiche. Dopo le parole di conferma dell'ex assessore alla Cultura, Giuseppe Maimone sulla paternità del progetto che nel 2007 venne redatto su suo input, interviene anche un altro ex assessore alla Cultura, Silvana Grasso che nel 2007, subito dopo la stesura del piano di restyling subentrò al posto di Maimone al termine del rimpasto di Giunta. Perché, quindi, il progetto non fu portato avanti? «Quel progetto - spiega oggi Silvana Grasso - del cui "fumus malus" immediatamente mi resi conto e che con insistenza ci fu riproposto ad agosto di quell'anno, fece la fine che meriterebbe chi si presentasse agli esami di guida senza riconoscere il segnale di divieto d'accesso: fu bocciato! Del progetto, unica cosa davvero notevole era il compenso richiesto dai suoi redattori. Il piano - continua la Grasso - non contemplava affatto, nella sua stesura definitiva, la scala antincendio. Ricordo ancora lo sbalordimento con cui ci guardammo il direttore Gaetano Saetta ed io! Solo un'estrema ignoranza di arte archeologia, tecniche museali e sistemi di sicurezza può condurre all'approvazione di un simile progetto che, comunque, superato lo sbarramento politico non avrebbe sviluppo». L'assessore Marella Ferrera ha dichiarato di aver ritrovato per caso il progetto nel Peg e ha deciso di presentarlo per richiedere i fondi alla Ue. «La signora Ferrera sciolga il caso-Ferrera: i suoi sono giudizi da assessore, da ex assessore o da esperta stilista? In tutte e tre le ipotesi è evidente che non ha titolo culturale-tecnico e specifico in materia per pronunciarsi...bastasse la passione!». L'inchiesta sui tesori scomparsi, scaturita da una denuncia da lei presentata nel 2007 è a una fase di svolta.. Che ne pensa? Si parla di nove quadri e di un centinaio di reperti scomparsi. «I miei "conticini" forfettari all'epoca davano numeri assai diversi, purtroppo. Quanto emergerà dal censimento di reperti archeologici e quadreria, disposto dalla Procura della Repubblica, resterà pur sempre, nonostante le buone intenzioni, dato assai parziale, perché i dati di riferimento sono soltanto il censimento del 1994 (comune, quadreria) e il censimento del 1987 (soprintendenza, tutto). Dati relativi ad appena un ventennio! E il "sacco" di prima, denunciato su cartaceo al suo sindaco il 22-luglio-1972, dall'allora direttore del Museo Castello Ursino, prof. Santi Agnello, Ordinario di Archeologia Cristiana all'Università, indimenticabile esperto e gran galantuomo, non certo faccendiere o avventuriero? E la sua disperazione nell'inutile tentativo "di porre fine all'esodo indiscriminato" (sua citazione testuale), legittimata da richiesta irrefrenabile di politici ed enti istituzionali? Il documento del prof Agnello ,cui accenniamo, si trova presso la direzione assessorato BB CC e speriamo che la Procura ne abbia avuto contezza. La nostra - conclude la Grasso - fu crociata di Cultura e di Legalità, fu denuncia civica, prima che giudiziaria, alla ricerca non d'un malfattore, anzi di tanti, ma alla ricerca di quella Morale, di cui l'arte è espressione purissima». Sul nuovo caso al castello Ursino è intervenuto anche il segretario cittadino del Pd, Saro Condorelli: «Comprendiamo lo stupore dell'assessore, ma ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che anche sul Castello si continua a navigare a vista. E purtroppo questa volta non serve più la scusa della mancanza di risorse, visto che anche l'opportunità di accedere a finanziamenti dell'Ue rischia di andare in fumo. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che dieci anni di amministrazione di centrodestra a Catania non solo hanno reso la città più povera di risorse, di idee, ma hanno anche certificato la incapacità di tutelare il nostro patrimonio culturale. Mi permetto - prosegue Condorelli - di criticare le affermazioni dell'assessore Ferrera, perché si sappia che solo la lungimiranza e la tenacia del prof. Giarrizzo nel suo duplice ruolo di preside di Lettere e di amministratore comunale hanno consentito negli Anni '80 di riportare agli antichi splendori il complesso monumentale dei Benedettini e di trasmettere alle generazioni future un contenitore culturale vivo e aperto alla città. Visto come vanno le cose al Castello Ursino, dove pare che manchino opere d'arte non solo censite dal Libertini ma contenute nelle guide Touring degli Anni '50, se non si fosse conclusa positivamente la cessione all'Università, oggi saremmo impegnati a bonificare l'area da cani randagi e officine meccaniche. Altro che Louvre!». G. Bon. 23042011
SICILIA - Castello Ursino: polemiche sul piano rimasto fermo cinque anni
L'assessore alla Cultura Marella Ferrera ha denunciato un progetto per il restauro del Castello Ursino, che fu bocciato nel 2007. Il progetto, che richiedeva 6 milioni di euro, non contemplava la scala antincendio. L'assessore ha presentato il progetto per richiedere fondi all'Unione Europea. L'ex assessore alla Cultura Silvana Grasso afferma di aver denunciato il progetto per la sua inidoneità e per la mancanza di risorse. L'inchiesta sui tesori scomparsi dal Castello Ursino è in corso. L'ex assessore Grasso afferma di aver denunciato la mancanza di risorse e la mancanza di titolo culturale-tecnico dell'assessore Ferrera.
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