La seconda tappa del riallestimento alla Galleria darte moderna di Torino Eccher: "Abbiamo 45mila opere, a rotazione possiamo mostrare quelle nascoste" È un modo per far vivere il museo, mostrandone ogni volta una faccia inedita. E un modo per mostrare, a rotazione, tutti i lavori che giacciono nei depositi. Ma è soprattutto unavventura della intelligenza: quella di sistemare, con metodi, criteri, occhi diversi ad ogni tappa, il patrimonio artistico dall800 ad oggi. In modo da creare accostamenti profondi e sorprendenti tra le opere. Il riallestimento, della Gam, la Galleria darte moderna di Torino, voluto dal suo direttore, Danilo Eccher è giunto al suo secondo atto. "Una simile iniziativa è possibile soltanto in un museo del genere ricco di ben 45.000 lavori, molti dei quali non sono mai stati mostrati in pubblico. Suddividerli per temi è un modo per valorizzarli tutti in nuovo contesto, ma anche per mostrarne alcuni di grande interesse rimasti da sempre nei magazzini". Il pericolo di questa, indubbiamente suggestiva operazione è quello di ricacciare la pittura e la scultura dentro i 'generi del passato (paesaggio, natura morta, nudo ecc.), come se si ritornasse a modalità da Salon. Ma questo non succede. La novità delle puntate torinesi è di aver voluto coinvolgere figure estranee alla storia dellarte per indicare i soggetti da mettere in scena. Dopo Genere, Veduta, Infanzia e Specularità (le sezioni del precedente allestimento, riunite in un voluminoso catalogo Allemandi), le griglie in cui muoversi questa volta sono: Anima, scelta da Vito Mancuso che insegna Teologia moderna e contemporanea; Informazione, indicata da Mario Rasetti, docente di Fisica teorica; Malinconia, voluta da uno psichiatra come Eugenio Borgna; Linguaggio, selezionato da Sebastiano Maffettone, professore di Filosofia Politica. Ed è affascinante vedere come soggetti non propriamente storico-artistici, vengano letti, in modo mai didascalico, nellallestimento che vede lOttocento, il Novecento e le opere contemporanee specchiarsi tra loro. NellAnima, per esempio, la croce dipinta da un ottocentista come Ludovico Raymond dialoga con le combustioni di Nunzio, dove il legno viene trattato con il fuoco come in un antico rito di purificazione. Oppure la contemplazione è declinata, in senso contemporaneo, secondo la materia di Marco Gastini e con il simbolismo misterioso che trasforma le figure in rocce di Gino De Dominicis, e in termini classici, nelle grandi vedute campestri di Antonio Fontanesi. Anima è pure linfinito di terra di Anselm Kiefer e di luce di Yves Klein. LInformazione è quella che avviene tra le molecole: la interpretano bene i segni svolazzanti di Carla Accardi e quelli vibranti di Dadamaino, così come lenergia di Anselmo, Merz, Zorio e Penone. Questultimo è anche lautore della grande scultura che accoglie il visitatore allingresso, allestita in maniera permanente, grazie alla Fondazione De Fornaris, per lUnità dItalia. Grandi maestri di Malinconia sono Felice Casorati, Francesca Woodman e, in maniera più sottile, Giulio Paolini e Fausto Melotti: uno interpreta un Requiem che è unattesa, laltro La ballata di un cervo in uno dei suoi incantevoli teatrini. Per lOttocento risponde allappello Angelo Morbelli, e visto che siamo in ambito psichiatrico, ecco un altro torinese, Giacomo Grosso, con la sua Cella delle pazze. Infine il Linguaggio: cè quello propriamente visivo che teorizza lavanguardia, da Balla a Fontana; il pop di Andy Warhol, Mario Schifano, Giosetta Fioroni; il linguaggio letterario di Canova, Massimo DAzeglio, Carlo Arienti. E anche il politico. Qui cè il realismo impegnato di Renato Guttuso, la parola ribelle di Nanni Balestrini e la pittura bituminosa, che non vuole sedurre né compiacere, di Mario Sironi. Ma questultimo, "vissuto, morto pazzo di verità", secondo le parole di Guido Ceronetti, più che a rappresentare la lingua di un fascismo che, nonostante tutto, lo ha sempre guardato con sospetto, sarebbe stato più a suo agio tra le file dei malinconici. Un percorso così delineato chiama il visitatore a una partecipazione attiva. E a ridistribuire i tasselli.