Lo stop di Gizzi: "Dovete chiedere a noi". La replica della Iervolino: "Andiamo avanti" Il museo della Resistenza? Non sha da fare. Il soprintendente Stefano Gizzi contro il sindaco Rosa Russo Iervolino, allindomani della delibera di giunta che annuncia la destinazione della chiesa di San Severo al Pendino, in via Duomo, a sede del Museo della Resistenza. Con affidamento della gestione allAnpi. Ma Gizzi non ci sta. E scrive alla Iervolino: «Si apprende con vivo stupore della decisione unilaterale e non concordata, da parte della sua giunta, di destinare il complesso monumentale ecclesiastico di San Severo al Pendino a un museo con ovvie implicazioni politiche. Si ricorda - sottolinea il soprintendente - che non esistono chiese sconsacrate, ma edifici sacri ove non si celebra messa, che continuano a rivestire carattere religioso. Pertanto, la scelta di cambio di destinazione duso delledificio, che deve essere sottoposta a questa Soprintendenza, non appare condivisibile». Ma la Iervolino è irremovibile. «Come tutti possono testimoniare, da più di dieci anni quella chiesa, che è di proprietà comunale, è adibita a spazio espositivo. Non cè dunque - fa notare il sindaco - alcun cambio di destinazione duso. La questione sarà sottoposta agli organi competenti, ma il Comune è fermissimo nella sua volontà di destinare quella sede a quella precisa destinazione». Si va dunque avanti: il museo si farà, insiste la Iervolino. E si farà in quella chiesa. Ma a colpire sindaco e assessori sembra soprattutto quel passaggio della lettera di Gizzi che fa riferimento alle «ovvie implicazioni politiche» delliniziativa. «Resto interdetto davanti a queste parole - afferma lassessore al Patrimonio, Marcello DAponte - LAnpi, che gestirà il museo, è lassociazione dei partigiani italiani. Non ha alcun carattere politico, ma una ben più alta valenza costituzionale, essendo la nostra Costituzione nata proprio dalla Resistenza e dalla vittoria sul nazifascismo. Quelledificio è di proprietà comunale. E, ospitando un museo, continuerebbe a esercitare la sua consolidata funzione di spazio espositivo. Va detto anzi che il Comune ha aderito con grande ritardo alle richieste di chi chiedeva di onorare la storia di una città medaglia doro per la Resistenza». Sulla stessa linea lassessore alla Cultura Nicola Oddati, destinatario della lettera insieme al sindaco, alla Curia, al delegato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici dellArchidiocesi di Napoli e alla Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici per la Campania. «Quella di Gizzi è una lettera ridicola - chiosa Oddati - Sembra che lui sia lunico in Italia a non essersi accorto che la nostra città ha scritto, con le Quattro Giornate, una pagina gloriosa nella storia della Resistenza. E lunico a non sapere che lAnpi non è un partito, ma unassociazione di rilievo costituzionale in cui sono presenti tutte le tendenze politiche. Quel complesso monumentale è del Comune, non dovevamo chiedere il permesso a nessuno. A Berlino esiste da anni un Museo dellOlocausto, è annesso a un luogo di culto ebraico e sono sicuro che per istituirlo non è stato chiesto alcun permesso né cè stata alcuna polemica. La chiesa di San Severo al Pendino ha ospitato negli anni decine di iniziative a carattere espositivo e nessun soprintendente ha mai avuto nulla da eccepire».